alba a pierino

alba a pierino

giovedì 31 dicembre 2009

finisce l'anno anche a Pierino


Oggi finisce l'anno anche a Pierino, e se traccio una linea quel'è il risultato?
Iniziando proprio da oggi:
Stamani ho caricato il rimorchio del mio trattorino, che ho fatto da me qualche anno fa, con della ghiaia, e sono andato a coprire un po' di buche nei primi cento metri della strada che porta su a Pierino.
Cosa c'è di particolare?
Di particolare c'è che lo scorso inverno era di fatto l'unico pezzo di strada dignitoso, da lì in poi la strada era come nella foto. Quest'inverno, avendo sistemato tutto il resto della strada, quello è adesso il tratto peggiore.
Quindi questo risultato è senz'altro positivo. E chiudere un anno con una gratifica di questo tipo, mi rende molto soddisfatto.

mercoledì 30 dicembre 2009

oggi riso

Dopo la sperimentazione di ieri, oggi sono passato già a regime. La bistecchiera funziona benissimo. Tempo di riscaldamento, cioè per portarla alla temperatura con la quale, appena si posa una fetta di melanzana, questa subito sfrigola, 2' 40".
Oggi riso. Ho messo il pentolino sul piano, 1 litro d'acqua per 180 gr. di riso Carnaroli Coop. Ho messo l'ebollizione rapida, poi ho preso dal frigorifero una mezza busta di panna da cucina ed una sottiletta, e l'ho messe in un pentolino a sciogliere insieme. Quindi ho messo il sale nell'acqua del riso che stava iniziando a bollire, ed ho versato il riso, ho abbassato la bollitura a livello 6 ed ho messo il timer sui 15 minuti. In una padella ho messo 30 gr. di macinato di bovino insaporito con un preparato per arrosti, ho fatto una prima cottura, quindi ho aggiunto alcuni pomodorini, di quelli in scatola. Ho girato il riso, spento il formaggio fuso e il sugo. Ho messo la bistecchiera sulla piastra grande, a livello 7, ho preso una melanzana e ho fatto 9 fette. Ho atteso un minuto e l'ho messe sulla bistecchiera, un minuto per lato e le ho tolte, ed ho spento la piastra.
Ho scolato il riso, l'ho condito con il formaggio per la bimba, e con il sugo per me.
Mentre finivamo il riso, ho acceso di nuovo la piastra della bistecchiera, ed vi ho messo sopra le 4 fettine di bovino che avevo tagliato assieme alla melanzana. Prima di togliere i piatti del riso ho girato la carne. Ho messo a tavola le melanzane grigliate, l'olio, il sale ed il pepe. Quindi ho spento la piastra e tolto la carne dalla bistecchiera, mettendola in un piatto, olio e sale e l'ho messa a tavola.

Sono due giorni che ho pronte le tavole per montare la capannina, ma non ho ancora potuto iniziare. Ho bisogno di almeno un giorno intero senza pioggia, così da avere il tempo di montare anche il tetto.
Sono due giorni che mette pioggia, ma di fatto sono due giorni con tanta umidità ma solo qualche goccia di pioggia di primo mattino. Domani le previsioni mettono di nuovo acqua tutto il giorno...

In un diario si può scrivere di tutto, da com'è il tempo a come sta il cuore. Intanto si aspetta che smetta di piovere...

martedì 29 dicembre 2009

la scuola di Agnese


E' vero, potrebbe essere una notizia vecchia, ma l'avevo taciuta perché forse la dovevo ancora metabolizzare. Stasera ho aperto il mio blog con l'intenzione di parlare di cucina, ma avendo al tempo stesso controllato anche la posta, ed avendo ricevuto, in commento/risposta dei miei auguri, una domanda che è più o meno questa: "Ma la bimba in foto è tua figlia?", la metabolizzazione si è definitivamente compiuta.


Mercoledì scorso, il 22 dicembre, sono andato allo spettacolino di fine anno che hanno fatto alla scuola di Agnese.
Quest'anno hanno cantato alcune canzoni di natale. Molto carino, ben preparato, con i bimbi tutti bravi, ed intonati.
Agnese è al quinto anno, e può sembrare banale, ma mercoledì ad un certo punto ho pensato:
"Mi sembra ieri che se si seduta per la prima volta nel suo banchino in quella che è stata la classe dove io stesso ho fatto le mie elementari, ed invece sono qui a vedere la sua ultima festa di natale in questa scuola...".

lunedì 28 dicembre 2009

una bistecchiera per il mio piano cottura


Da un po' di tempo sto pensando ad una raccolta di ricette, che abbia come titolo/obiettivo "un pranzo in 15 minuti".
I 15 minuti sono il tempo di cottura del riso, o di una pasta artigianale.
Prima mi divertivo preparando antipasto, primo e secondo nel tempo che c'è dal momento di mettere l'acqua per la pasta sui fornelli, fino al momento di scolare la pasta stessa. Con la cucina di Pierino, o meglio, con il suo piano cottura ad induzione le cose sono cambiate.
Prima mettevo l'acqua per la pasta e poi iniziavo a fare il sugo, ne avevo il tempo. Adesso, visto che l'acqua va in ebollizione in meno di 2 minuti, il sugo lo devo iniziare a preparare prima, oppure devo cuocere un riso o una pasta che abbia una cottura di almeno 15 minuti.
Ma prima di iniziare con le ricette, mi soffermo a scrivere due parole sul piano ad induzione. Non so se tutti lo conoscono, non va confuso con il piano cottura elettrico, in quel caso sotto al piano di vetro ceramica ci sono delle resistenza elettriche che diventano incandescenti quando si accendono. Nel caso del piano ad induzione non vi è una sorgente di calore che riscalda al pentola, la pentola si autoriscalda per per effetto di un campo magnetico che si genera tra il piano ed il contatto con la pentola stessa

La tecnologia è l'applicazione domestica dei forni ad induzione.
Il forno a induzione è un apparecchiatura utilizzata in ambito industriale per la fusione dei metalli. Basa il proprio funzionamento sull'effetto Joule, cioè quel fenomeno per cui un conduttore attraversato da una corrente elettrica dissipa energia sotto forma di calore in quantità proporzionale all'intensità della corrente elettrica che lo attraversa.

Con il piano cottura a induzione i consumi energetici sono circa metà rispetto ad un tradizionale piano a gas metano, le emissioni atmosferiche dirette sono nulle. Consente sempre la cottura con coperchio grazie a 10 livelli di regolazione a temperatura costante termostatata. I due livelli più alti generano un calore molto più intenso di un normale fornello a gas, per cui si riducono notevolmente i tempi di riscaldamento delle vivande. Poi ha anche qualità non energetiche come il calore che viene perfettamente distribuito nel fondo delle pentole, la sicurezza blocco bambini, se la pentola non è presente o messa male non si accende, togliendo la pentola si spegne da solo, ha un timer che spegne automaticamente un fornello dimenticato acceso, il vetroceramica si scalda solo per il calore ceduto dalla pentola, il campo magnetico si esaurisce nel fondo della pentola, è una superficie perfettamente piana facile da pulire e non si incrosta in quanto non riscaldata direttamente. Concludendo si risparmia, non si inquina, è più comodo e più sicuro. Controindicazioni? Eccole: costa di più, occorrono pentole ferromagnetiche, ma ormai le batterie in vendita sono quasi tutte universali. Le pentole di rame o inaderenti non si scaldano, tuttavia queste ultime non servono più, il calore è ben regolato e distribuito.
E da oggi ho anche la bistecchiera.

domenica 27 dicembre 2009

sfollati a Pierino


Ogni tanto a Pierino incontro una signora che è nata e cresciuta nella casa del vicino. Vi ha abitato fino agli anni '60. Adesso abita a Santa Croce sull'Arno, ed ogni tanto, in compagnia dei suoi cani, ne ha tre, viene quassù a Pierino a cercare funghi o tartufi.
Una delle ultime volte che è venuta, mi ha raccontato che dove adesso sto costruendo la capannina di legno, allora c'era una capanna dove rimettevano degli attrezzi. Erano quattro pali con un tetto di tavole e tegole. Nell'estate del '44, quella capanna fu usata come ricovero da una famiglia di sfollati che venivano da Empoli. Un'altra famiglia si era sistemata in un riparo che avevano costruito con delle travi appoggiate al ciglione, vicino alla mia attuale casa, proprio sotto al ciliegio.
Queste famiglie sono arrivate lungo tutto il mese di giugno, e se ne sono andate all'inizio dell'autunno. Ce n'erano molti di sfollati sulle colline circostanti. Ospitate dai coloni, o nascoste nei boschi, dove ancora oggi si possono trovare le grotte che furono scavate come ricovero e rifugio.
Sul colle di Bucciano, a poche centinai di metri in linea d'aria da Pierino, nel luglio del 1944, l'artiglieria Alleata aveva sistemato alcuni cannoni, con i quali colpirono San Miniato e la pianura dell'Arno per diversi giorni. Di fatto gli sfollati sentivano, e vedevano, i colpi di cannone passare sopra le loro teste.

sabato 26 dicembre 2009

un vecchio biglietto d'auguri


Il giorno della vigilia sono rientrato a casa mia, a San Miniato Basso. Non lo facevo da diverso tempo. La prima sensazione è stato il freddo, prima ancora del vuoto, che forse si accrescevano a vicenda. Il silenzio, i vetri appannati...
Sono salito al mio studio, ho trovato, perché lo cercavo, e sapevo dov'era, un cd su cui avevo fatto l'ultimo back-up del mio vecchio computer.
Stasera, sfogliando i file, ho trovato anche alcuni dei miei vecchi biglietti d'auguri.
Ne ho scelto uno, il ventunesimo, dell'aprile 2000.
Il biglietto era un foglio di carta colorata, che piegavo in quattro, lasciando foto e titolo in copertina.
Ad un lato c'era una breve nota di presentazione del biglietto stesso, sull'altro le informazioni sul contenuto, la foto e lo scopo del biglietto. Sotto, su metà pagina, un racconto scritto di volta in volta, per l'occasione o raccolto da una delle mie pubblicazioni passate.
La nota introduttiva
"La presenza della piccola Agnese nella mia vita, mi sta portando ad una continua rivisitazione, quasi con lo scopo di trarne degli spunti pedagogici, di quei quaderni di pensieri memorie ed impressioni che erano le mie prime pubblicazioni.
In esse la riproduzione fotografica delle collezioni doveva passare attraverso la mediazione delle economiche tecniche di stampa che mi trovavo a dover utilizzare, e ciò dava modo e spazio alla raccolta delle parole che corredavano la pubblicazione di acquistare una forma sinceramente più interessante degli attuali diari che accompagnano le mie ultime collezioni fotografiche."

Il racconto
Conobbi Vincenzo, che allora si presentava alto e magro, ad una festa. Una di quelle feste che si facevano sulle colline a fine primavera. Si facevano chilometri, alla domenica mattina. Di buon ora mi incamminavo da solo, e strada facendo incontravo amici e conoscenti, e ci si aggruppava.
Si facevano strade che si sapevano battute da chi si conosceva, o da chi si voleva conoscere, di buon ora in quelle lunghe giornate di sole pieno, calda presenza nell’immobilità di quelle colline, si arrivava alle feste a grossi gruppi. Le musiche delle chitarre e delle fisarmoniche ci erano di guida. Lontane melodie che sembravano venire incontro ai nostri passi.
I musici e i cantori di stornelli stavano, in quel giorno di inizio giugno, seduti lungo la viottola a gradoni di terra e pietre che saliva alla chiesa. Il prete stava in piedi sull’esiguo gradino, piccolo sagrato di quella minuscola chiesa. Egli sorrideva ai vari festanti che man mano giungevano e si allargavano sullo stretto spiazzo circolare che si apriva davanti alla chiesetta e che era delimitato, al limite con lo scosceso, da una fitta fila di cipressi.
Quando poi si fece l’ora della funzione, al suono della piccola campana, alcune decine di fedeli, in gran parte donne, di strinsero dentro alla chiesa. Gli altri, tutti uomini, si misero in sommessa conversazione ad aspettare la fine della messa. Si parlava del campo, dei raccolti e della stalla. Così venivan fuori anche le idee degli uomini.
Un gruppetto, quello che si era sistemato all’estremità del prato, opposto alla chiesa, sembrava molto preso in una accaldata discussione. Al centro del gruppetto, che dava le spalle a tutti quanti per gettare lo sguardo verso le sagome delle case e detti di Castelnuovo, si muoveva con gesti colmi e misurati un uomo con una giacca chiara. Era lui il moderatore. L’osservai a lungo. Era capace di orchestrare i suoi compagni.
Con una domanda ne scaldava uno, mentre con una risposta ne calmava un’altro. Ed allo stesso tempo era capace di far ridere tutti quanti con un semplice gesto della mano. Mi avvicinai per ascoltarli, e poi, rispondendo ad una sua domanda cercai di entrare, partecipando un po’ ai loro argomenti. Ma poco dopo, con un semplice gesto, quell’uomo con la giacca chiara si congedò e si allontanò, in direzione della chiesa.
Mi voltai per guardare dove stava andando. Si fermò ad un angolo della chiesa ed appoggiò le sue mani sui mattoni del muro, e le muoveva a cercare quando le parti in ombra quando quelle al sole. Mi allontanai anch’io dal gruppo e avvicinai quell’uomo. —Fra poche settimane questi mattoni avranno tutti la stessa rovente temperatura della piena estate.—, gli volli far notare. —Già, ma adesso, su questo primo sole, hanno ciascuno una loro opinione. —, mi disse. — Sì, per colpa delle ombre che sono ancora lunghe.—, gli risposi.
Le mie parole lo colpirono, la faccia gli si illuminò ed aprì le braccia nella mia direzione dicendo: —Ecco finalmente uno che non ha bisogno di spiegazioni - e posando le sue braccia tese sulle mie spalle proseguì - di ombre sulla coscienza di questi uomini qua - mi disse indicandomi con un cenno del capo le persone che affollavano quel prato - sono ancora molte e lunghe. Ma tra di esse si stà facendo posto la luce delle idee nuove.—.
Sì, fu proprio quel giorno che conobbi quell’uomo, e con lui avrei diviso gran parte di quella che oggi rivedo come la migliore stagione di questa mia vita in cenere.
Le informazioni
Pubblicazione, contenente un brano di un racconto autografo pubblicato in “CENERE, quanto resta di una vita” dal titolo di come conobbi Vincenzo, ed una fotografia inedita che ritrae la mia piccola Agnese al risveglio (12III00), ideata e realizzata in proprio su carta copytinta fantasy banana delle Cartiere Miliani Fabriano in ottanta copie numerate e firmate, per gli amici dell’Autore quale biglietto d’auguri per la Pasqua del 2000.

giovedì 24 dicembre 2009

a Pierino è passato Babbo Natale

A Pierino è passato Babbo Natale, e ha lasciato, oltre hai doni, un ricordino.
Stasera abbiamo fatto vigilia fuori, e siamo rientrati a Pierino molto tardi.
Scrosci di pioggia, si sono alternati ad una uggiosa pioviggine per tutto il giorno.

Il piazzalino davanti a casa, illuminato dalla luce della capannina, era lucido di pioggia.
E sulle mattonelle lucide abbiamo subito notato un piccolo cumulo e due strusciate parallele di fango. Il cumulo erano escrementi, sicuramente della renna di Babbo Natale, mentre le strusciate non potevano che essere della sua slitta, che prima di venire a Pierino si erano fermati chissà dove...

mercoledì 23 dicembre 2009

il presepe

Anti vigilia di Natale, la seconda da quando vivo qui a Pierino. Siamo finalmente riusciti a fare il presepe.
Da settimane ne parlavamo, da settimane facevamo programmi. Presepe e albero, o albero o presepe? E i gatti? Alla fine ci siamo decisi, si fa il presepe.
Ma quando il progetto era stato scelto ed autorizzato, al momento di aprire il cantiere, è arrivata la neve, e la fornitura della "borraccina" non era più assicurata. Per fortuna, la neve è stata bella, ma se ne è andata via anche presto, lasciandosi dietro una stagione calda e languida, come in tardo autunno, di scirocco e piogge sottili.
Siamo usciti, e lungo la strada che porta al bosco, abbiamo raccolto una cassetta di "borraccina". La bimba ha tirato fuori la scatola con i personaggi, ed io ho sagomato una tavola di compensato per allargare il davanzale interno di una delle finestre del soggiorno. Io ho fissato la tavola, e lei ha realizzato, tutta da sola, il presepe. Il suo secondo presepe...

Lo scorso anno, già a Natale, a Pierino, per il fango e i lavori incompiuti,
si saliva solo con la Panda con le gomme da neve.






Mentre quest'anno, nonostante la neve, le cose vanno decisamente meglio...

martedì 22 dicembre 2009

una notte per arrivare, una notte per andare

Si era fatta vedere di pomeriggio, come fosse un annuncio.
Come scese la notte, silenziosa, quasi di nascosto, cominciò a coprire ogni cosa.
Le prime luci dell'alba seguente, quella di sabato scorso, svelarono la sorpresa.
Il gelo di domenica, l'ha trattenuta, ma la pioggia iniziata a cadere nella notte di lunedì, qui a Pierino, se l'è portata via tutta.

lunedì 21 dicembre 2009

se il ciliegio mette il cappello...

Quando abitavo a San Miniato Basso, per capire che tempo avrebbe fatto di lì a poco, guardavo in direzione sud-ovest, verso Cigoli.
C'è un detto che recita così: "Se Cigoli mette il cappello, Catenesi aprite l'ombrello".
Qui a Pierino ho imparato che devo guardare sopra al ciliegio che ho davanti casa, in direzione sud-est.

Il cielo può essere di qualsiasi colore, ma il tempo a Pierino lo fa il cielo che si vede dalla porta di casa, guardando il ciliegio.
Stamani, di prima mattina, mentre a San Miniato cadeva ancora la neve, sopra al ciliegio si aperto il cielo per far passare la luce del sole.

Il cielo può essere sereno quanto si vuole, ma se sopra il ciliegio appare una nuvola, tempo pochi minuti, e si mette a piovere. Lo stesso al contrario, il cielo può essere nero quanto si vuole, ma se sopra al ciliegio si vede l'azzurro, a Pierino non piove.

Fu così anche il giorno della comunione di Agnese. Aveva piovuto il sabato, aveva piovuto la mattina, ma ormai avevamo deciso di fare la festa in giardino, con un catering di simpaticissime donne. L'invito era per le 6 del pomeriggio. Alle 4 e mezzo, con i tavoli ormai tutti sistemati, abbiamo cominciato a sentire tuonare, verso il mare, un fronte scuro avanzava. Il temporale si faceva sempre più vicino, si sentì arrivare l'aria umida, lo si vide entrare nella valle. Le nuvole erano basse e scure, il rumore della pioggia avanzò dal fondo della valle. Noi stavamo sul fianco della casa, vedemmo un muro d'acqua salire la strada, e invece di svoltare verso casa, andò dritto, superò gli alberi e ridiscese in Valdegola. Sui nostri tavoli arrivò qualche goccia, come schizzi di una coda. Giù in paese correva l'acqua per le strade, mentre a Pierino la pioggia aveva tolto la polvere...
"Solo se il ciliegio mette il cappello, a Pierino apriamo l'ombrello".

Stasera sta piovendo, e la pioggia si sta portando via la neve, velocemente.

domenica 20 dicembre 2009

il gioco è bello quando dura poco


Come tutti i giochi, anche la neve ha il rovescio della medaglia. La neve è molto bella, ma nevica quando fa freddo, e stavolta di freddo ne è venuto tanto. E così mi trovo ad aggiornare il bollettino di ieri.
Stamani non c'era acqua.
Lo scorso inverno, con -7, era ghiacciato il tubo dell'acqua, dalle cisterne a casa, era scoperto. Ma quest'anno il tubo è tutto interrato, e poi sotto la neve, la terra non gela. E difatti non era gelata. Rispetto al gennaio di quest'anno le temperature sono più o meno le stesse (stanotte -6), ma l'autoclave è molto più riparato. Prima lo copriva una tavola, adesso ha un tetto com sopra 15 cm di terra, e c'è una porta. Ma stamani dentro la pompa si era formato del ghiaccio.

Ho fatto il tentativo dell'elettricista, che sono andato a prendere a casa, visto che il ghiaccio gli impediva di scendere da casa sua con il furgone. Alla fine sono andato da OBI ed ho comprato un nuovo autoclave, ed in 20 minuti l'ho sostituito.



A Pierino si sale a mala pena con la Panda con le gomme con i tasselli, con le altre auto si arriva 100 metri da casa, all'inizio della salita che porta a casa.

sabato 19 dicembre 2009

tanta neve così non me l'aspettavo

Ieri sera ero andato a letto chiedendomi: E domattina?
Ecco la risposta...

Oggi è stata una giornata lunghissima. Più che un diario di bordo, stasera mi viene da scrivere un bollettino.
Alle 7,00, con la neve che cadeva copiosa, mi hanno chiamato, un albero era caduto sulla strada che sale a Pierino, così sono sceso con la motosega. Tornato su a Pierino: ho aggiunto dei puntelli al tetto della serra; ho pulito le parabole che, ricoperte, non ricevevano più; ho fatto un giro per vedere com'era la situazione, ed ho misurato l'altezza della neve, 16 cm.

Durante questo giro ho sentito cadere almeno due alberi, ed appena rientrato in casa, è andata via la luce. Ho pensato che era caduto un altro albero, e che questa volta aveva strappato i fili della luce, come il marzo di quest'anno.
Sono uscito, e sono salito a vedere la linea che mi viene a casa. Sono entrato nel bosco,
ed ho raggiunto Buecchio, lì, quando sono arrivato la luce c'era. Quindi ho proseguito un po' verso Balconevisi, e poi sono salito sulla collina, seguendo la linea elettrica, e poi sono entrato di nuovo nel bosco. C'era tantissima neve, ma il cavo era integro. Tornato a casa, la luce c'era di nuovo.
Quando ho svegliato la bimba erano già le 10,00. Abbiamo costruito uno slittino di legno, ma la neve era troppo soffice e non si riusciva a scivolare.

Il pomeriggio sono uscito ad alleggerire un po' il tetto della serra, e la bimba si è messa a scivolare con i bambini del vicino.
A buio ho anche messo in moto il trattore per trainare su una delle nostre macchine, per consentire al vicino di andare via.
Adesso vado a letto con un ginocchio che mi fa un male tremendo, infastidito dallo slittino...

venerdì 18 dicembre 2009

e alla fine la neve è arrivata


Questo pomeriggio, mentre stavo tagliando le tavole per fare la struttura della capannina che sto costruendo, hanno iniziato a cadere dal cielo, dei piccoli cristalli di ghiaccio, come minuscoli chicchi di grandine. Che presto sono diventati dei fiocchi sempre più grandi.
Dopo il tramonto sono sceso in paese, è già quando ero in fondo alla valle, i fiocchi erano diventati gocce di pioggia.
Sono rientrato che erano quali le sette, giù pioveva ancora. Come pioveva lungo tutta la stradina di fondo valle. Arrivato davanti casa, le gocce erano di nuovo fiocchi di neve.
Adesso, dopo un'ora, un sottile manto bianco ha coperto tutto attorno.
Chissà domani mattina...

giovedì 17 dicembre 2009

fiocchi di neve

Ieri sera a Pierino si è vista la neve. Prima, piccoli granelli di ghiaccio hanno iniziato a posarsi sulla mia auto, rilucendo al chiarore della lampada che illuminava il piazzalino.
Poi, osservando la lampada stessa, ho visto iniziare a cadere dei fiocchi, man mano più grandi, e man mano più copiosi.
Di lì a poco, ai fiocchi si sono mischiate delle gocce d'acqua, sottili, leggere come i fiocchi di neve. Pochi minuti ancora e di fiocchi di neve non ne cadevano più, restava una sottile pioggierella, con qualche, rado, finissimo, cristallo di ghiaccio.
Questa mattina, una spessa coltre di nebbia, chiudeva l'orizzonte appena oltre le chiome degli alberi più vicini.

mercoledì 16 dicembre 2009

di quando ho scoperto Pierino


Qualche anno fa' pensai che era giunto il momento di cambiare vita, di farmi una casa tutta mia. Ormai, sia la mia situazione familiare di allora, che le nuove possibilità economiche, mi mettevano nelle condizioni di fare qualcosa di nuovo. Di cambiare.
Mi misi in cerca di un posto dove realizzare questo progetto. Nel frattempo, vedendo luoghi e gente, anche per il mio lavoro, avevo scoperto la bioedilizia. Un pomeriggio del marzo del 2007, Marco, un amico mediatore immobiliare, aveva in bacheca la foto di un rudere, gli chiesi di farmelo vedere.
Mi fece salire sul suo fuoristrada e mi portò a Buecchio, un minuscolo borghetto di vecchie case diroccate, o in corso di recupero, sulle colline della Valdegola, dove si arriva per una stretta, tortuosa ed inerpicata stradina asfaltata.
Marco mi indicò una viottola che partiva dal ciglio della strada ed entrava nel bosco. Mi disse: -Guarda, lì c'è una stradina da risistemare, che porta alla casa che vuoi vedere. Ora però non ci si può passare, c'è troppo fango anche per andarci a piedi.-.
Svoltò, ridiscese da Buecchio e girò verso La Serra. Giuntivi, svoltò per Palaia, ed all'altezza con il bivio per Bucciano prese una stradina sterrata, con ciglio d'erba in mezzo. Stava facendo buio, ed aveva iniziato a piovigginare. Ci infilammo in una valle che si faceva sempre più stretta.
Dopo un bel po' di strada, almeno 1 km, ci fermammo davanti ad una catena. Marco fece per scendere per aprire il lucchetto, che io lo fermai: -Lascia stare... Sta anche piovendo...-. -Ma no, ormai ci siamo, te lo voglio far vedere.-.
Andammo avanti, la valle era sempre più stretta, e si continuava ad far strada. Poi si iniziò a salire, e si arrivò ad un rudere quasi completamente demolito. Il posto però, anche con la pioviggine, e le ombre della sera, mi parve subito magnifico.
Il giorno dopo sono tornato per fare la foto che vedete.

martedì 15 dicembre 2009

terzo giorno di tramontana


Oggi è il terzo giorno di tramontana a Pierino, quindi se ci sarà un altro giorno di vento, sarà così per tutta la settimana.
Le previsioni di domenica davano possibile nevischio per la notte tra la domenica ed il lunedì. Invece in tarda serata è cessata la pioggierella di domenica, e si è levato il vento.
Al mattino il marciapiede era asciutto, ma dalla finestra si vedeva la cima del Monte Serra leggermente imbiancata. Il vento che già ieri si era fatto sentire, oggi ha soffiato forte e gelido.
Il cielo limpido ed il vento forte hanno aiutato le poiane nella loro caccia. Il vento ha tenuto bassi gli storni, sopra le chiome degli alberi, sopra alle quali hanno volteggiato per tutto il giorno i rapaci.

Il vento gelido ha anche fatto aumentare i miei consumi di pellet per il riscaldamento, tra ieri ed oggi ho consumato un sacchetto intero! (per mantenere la temperatura interna sopra ai 23°)

lunedì 14 dicembre 2009

gli olivi di pierino


Oggi Michele ha iniziato la potatura degli olivi di Pierino.
Michele è una vecchia conoscenza di quando stavo a San Miniato Basso. Anche allora, quando facevo l'agricoltore, a necessità, veniva, da buon pensionato, a darmi una mano nel lavoro dei campi.
Lo scorso anno, alle olive ci aveva pensato un altro amico di famiglia, Guido. Lui aveva potato gli 80 olivi di Pierino, ed io ho pensato a portar via i rami. Sempre io avevo fatto la ramatura, ai primi di settembre, mentre lui a raccolto i circa 750 kg di olive. Io pensai al frantoio, e degli 80 kg d'olio abbiamo fatto più o meno a metà.
Quest'anno Guido non è stato bene, così gli olivi non sono stati potati, la stagione mi ha consentito di non ramare, e la raccolta l'ho fatta con aiutanti occasionali. Dall'amico Isaia che è venuto un paio di pomeriggi, da Michele che è venuto un paio di giorni, e da Mauro che è venuto un po' di più.
Ho raccolto circa 460 kg di olive, con le quale ho fatto ben 82 kg d'olio!. Quasi il 18% medio, un'enormità.
La prima frangitura, con 330 kg di olive son venuti fuori 62 kg di olio. Avevo solo un contenitore da 30 kg, e due da 5 litri, così Mauro, che era venuto ad aiutarmi in frantoio, mentre l'olio usciva faceva la spola col magazzino del frantoio a prendere stagne, una dietro l'altra.

Alla fine di tutto ad Isaia sono andati 6,5 kg, a Mauro ne sono andati 18, mentre a Michele 10. Tutto il resto dell'olio è rimasto a me. Ne ho regalato un po' alla mia sorella e a qualche amico.
Una rete per raccogliere le olive, 50€. Una scala per raccogliere le olive, 50€. Comprare l'olio al supermercato 7 €/kg. Fare il 18% con le proprie olive, e raccontarselo fra amici non ha prezzo.

domenica 13 dicembre 2009

la casa ad emissioni zero


Su Il Tirreno di oggi hanno pubblicato un articolo sulla mia casa. Oggi Il Tirreno ha dedicato il giornale ai temi della conferenza sui cambiamenti climatici in corso di svolgimento a Copenaghen. Titolo principale sulla prima pagina, e poi la seconda e la terza pagina, interamente dedicate a "storie di ordinaria ecologia" toscane. C'è "l'impianto", il dissociatore molecolare (inceneritore di rifiuti) in corso di sperimentazione alla discarica di Peccioli. C'è "il comune" di San Romano in Garfagnana che ha fatto il suo piccolo piano energetico con idroelettrico, biomasse e cogenerazione. C'è "l'azienda", con i micro impianti eolici ad asse verticale della Pramac. C'è "l'intervista" al porf. Paolo Dario, docente di bioingegneria alla Scuola Sant'Anna di Pisa. E c'è "la casa" fatta senza mattoni e senza cemento, cento metri quadri ad emissioni zero, di Aurelio Cupelli.
L'articolo è molto veritiero, cioè riporta il vero, anche se il giornalista ha fatto un po' di confusione sul tema del fotovoltaico. Non è vero che avrei dovuto rinunciare agli elettrodomestici, per il problema della corrente continua degli accumulatori (si può sempre installare un inverter, ed il problema è risolto). Essere autonomi con l'energia elettrica è una cosa più complicata di quanto si creda. C'è soprattutto il problema dei consumi concentrati, ed altre cose ancora. Senza dimenticare che per produrre i circa 2.500 kWh annui che consumo ci vogliono circa 20 mq di pannelli solari.
Il tetto della mia casa ha un'esposizione poco corretta, tanto che i pannelli solari termici che ho installato, funzionano meno di 800 ore l'anno. Da aprile ad ottobre mi danno acqua calda a sufficienza, ma d'inverno il loro contributo è davvero modesto.
Presto vi racconterò la storia di questa casa..

sabato 12 dicembre 2009

lavorare con il legno, la mia grande passione


A Pierino avevo una baracca di lamiera, di quelle da cantiere edile (in foto). Ce l'aveva lasciata il vecchio proprietario. Ho deciso di toglierla, era brutta ed utilizzabile solo come magazzino perché col pavimento in terra e senza finestre. La baracca di lamiera l'ho barattata con una trivella a motore, con Davide, il proprietario del maneggio dove va Agnese.
La voglio rifare di legno, ed utilizzarla come ricovero attrezzi ed officina/falegnameria.
L'obiettivo è di farla tutta di materiale di recupero, ma per il tetto sarà dura...
Dal Bertini ho preso, con l'aiuto di Giovannino per il trasporto, dei pannelli 80x80 di truciolare e di faesite. Ci farò le pareti, utilizzando un po' delle tavole avanzate dal cantiere della mia casa.
Questi pannelli però hanno un problema (!?). Hanno un buco nel mezzo. Così ho comperato un banco sega, da OBI. Utilizzando un buono sconto l'ho pagata 75 €, però il piano di lavoro è molto piccolo. Ho provato a sentire un fabbro per allargare il piano, ma mi veniva a costare quasi quanto la sega, così ho deciso di farmelo da solo, in legno naturalmente. Ho impiegato quasi tutto il sabato (questo), ma l'ho fatto magnifico ed enorme.
Oggi ho pensato molto al mio babbo, me l'ha messa lui questa passione. Sarebbe stato contento della sega (quante ce ne siamo inventate per tagliare il legno), ed anche del banco. Dico, e mi dico, sempre, che da grande mi piacerebbe fare il falegname.

Per finire il banco, ho messo la luce dentro alla serra. E dopo averla accesa ho pensato: l'inverno passato non si poteva uscire di casa per il fango, e quest'anno ho anche la luce nella serra(!); ed ho sorriso.
Poi mi sono messo a tagliare i pannelli per togliere il buco. Ne faccio dei pannelli più piccoli, 80x31.

Due fine settimana fa', ho gettato il basamento su cui appoggiare la nuova baracca (dove era l'altra). Spero che questo post non lo legga qualche vigile urbano, credo di stare per commettere un abuso edilizio.


Questo è il progetto:

Oggi sono venticinque anni che la mia mamma non c'è più. Mi piace cominciare qualcosa quando sono triste...

venerdì 11 dicembre 2009

la comunione di Agnese


La comunione di Agnese è stata la prima festa fatta a Pierino. La prima occasione per invitare amici e parenti a visitare la mia nuova casa. Era il 10 di giugno di quest'anno. Alla fine di marzo avevo sistemato marciapiede e piazzalino davanti a casa. A metà di maggio, finite finalmente le piogge di quest'anno da diluvio, ho sistemato la strada, con 28 camion di ghiaia.
La comunione è stata anche l'occasione per fare qualcosa, con foto e pensieri.
La prima cosa da realizzare era l'invito:


Il Testo sull'invito è una "Lettera alla mia bimba", scritta il 26 aprile 2009
Partenza notturna.
Sopra a Pierino un cielo blu cobalto disseminato di migliaia di stelle. Uno scivolo infangato mi ha sceso dentro una nebbia
gelida. Quando ne sono uscito le stelle erano svanite, vinte dalle luci dei paesi.
Ha piovuto anche questa notte, e l’acqua ha rovesciato la terra, scavato la strada.
Dicono che non c’è mai stato un’inverno così, che sia colpa del clima impazzito, e visto che piove ancora, mi chiedo dove sta la fine.
L’acqua fa tanto rumore, sbatte sui tetti, scroscia sugli alberi,
scorre in mille rivoli e ruscelli. Prima del silenzio che ne segue. Prima del vento che trascina via le nuvole.
Adesso l’inverno se n’é andato, ma allora come spieghi quello
che senti. Come ti spieghi la paura del vento che vedi far tremare le nuove foglie e poi… E ogni nuova paura?
Forse perché il vento è così forte da chiamarti lacrime agli occhi, ma poi ti rendi conto che è il tempo che passa, le stagioni
che mutano.
Sei cresciuta dei tuoi sensi, hai visto, ascoltato, parlato, gustato,
odorato. Adesso, conosciuti gli elementi, segui il sesto senso che è cresciuto dentro di te, senti la pioggia, e il vento, senti che ti porta dritta, dritta altrove.
Che freddo sentirai, e che caldo sentirai, il piacere sentirai, ed il dolore sentirai.
Per te sta arrivando il tempo, che sarà tutta vita, di un giorno
dopo l’altro, quando sembra che tutto scorra e che la luce di questi giorni di fine aprile illumini tutto e riscaldi tutto...
A volte però il freddo arriva ad ondate... folate di un vento che sembra sorprenderti ma che, in fondo, conosci bene...
Manca il respiro... strano eh?
Con tutta quell’aria... è proprio strano.
Intanto la mia strada buca la montagna e il mondo diventa piccolo, confinato da una nebbia densa.
Aurelio, pensieri alla mia bimba. 26 aprile 2009



Dopo l'invito, con tanto di cartina, c'era da fare la bomboniera. Ho pensato ad una scatolina che contenesse foto e pensieri (al solito), ed ho coinvolto Agnese.

Lei ha pensato ad illustrare la scatolina con un suo disegno, e con l'aiuto del suo maestro di pittura, l'amico Lorenzo Terreni, ne è venuto un piccolo capolavoro. Cristina ha rifinito il tutto con confetti, fiori e fiocchi.


Per le foto ho pensato a quelle che avevo realizzato ai primi maggio, durante un viaggio di lavoro che avevo fatto in Sicilia, a Marsala. Avevo l'aereo dopo cena, e ne approfittai per fare una visita allo stagnone di Marsala. Il sole stava tramontando sulle saline, e l'atmosfera era surreale, con mare piatto, il vento teso e tutto che stava acquistando lo stesso colore, quello del sole che si immergeva nel mare.
Ho fatto un portfolio di sette stampe fotografiche 58x150 (mm), dal titolo "4 elementi", e le ho montate su cartoncini 90x180 (mm). Ne ho fatte 70 copie, per 70 bomboniere.


Pensieri sui 4 elementi.
Gli amici, il lettore, si chiederanno qual’è il nesso tra il contenuto di questo cofanetto e la festa per la Prima Comunione della piccola Agnese.
Per la festa del suo Battesimo, chi era presente, chi lo ricorda, realizzai una piccola scatolina dentro alla quale raccolsi i cinque sensi che giudano l’uomo nella sua vita. Che sono gli strumenti di vita quotidiana: la vista, il gusto, l’olfatto, il tatto, l’udito.
A pochi giorni dalla sua nascita, era l’idea che potesse essere al più presto padrona dei suoi sensi, e che potesse, altrettanto presto, essere capace di sviluppare un sesto senso tutto suo.
E presto è arrivata la Prima Comunione. La bimba, guidata dai sui sensi, è cresciuta, velocemente, e oggi la società in cui vive, le riconosce una maturità fisica da ritenerla pronta a ricevere un grande dono, la possibilità di ricevere “la grazia del Signore”.
Il prossimo anno terminerà la sua prima fase di studi, la scuola elementare, sarà anche quello un ulteriore, importante, passo. Sta acquisendo, man mano, la consapevolezza che il mondo ha un significato materiale. Che le cose sono fatte di qualcosa, non è che ci sono e basta.
Fin dall’antichità, fin dall’affermarsi del pensiero ellenistico, l’uomo ha indagato la composizione delle cose. Ritenendo che gli oggetti non erano solo delle sostanze che li componevano, ma che erano il risultato della fusione di quattro elementi primari che racchiudevano in se i principi originari e i motivi dell’oggetto generato stesso.
Marsala è la punta del cuneo, l’estremo occidente dell’isola siciliana. Un braccio di terra che si allunga nel mare, dove il vento è sempre padrone della scena, e il sole si fa implacabile già a primavera.
E’ la punta di una lancia, l’aculeo su cui si concentrano le forze, come fosse la metafora ideale dove i quattro elementi che costituiscono il mondo si incontrano e si manifestano.
In questo luogo eletto, i Fenici, prima civiltà di uomini viaggiatori, fondarono nel 397 a. C. una loro colonia, Lilybeo, la “città che guarda la Libya”.
Lilybeo fu attaccata durante la prima guerra punica, nel 250 a.C., resistette per undici anni all’assedio dei Romani, per capitolare solo alla fine della guerra.
Grazie all’acqua, il mare che gli stava di spalle, il fuoco, con il quale incendiavano le macchine da assedio, ed il vento, l’aria, che alimentava le fiamme, gli abitanti di Lilybeo riuscirono a difendere a lungo quel loro piccolo cuneo di terra.

Marsala e le saline
La città adesso è là, una brocca d’anime rovesciata su quel cuneo di terra che si allunga nel mare. Un mare che si fa specchio immobile, fatto di scacchi di un mosaico dei colori del cielo.

acqua e sale
Muretti di pietre squadrate, appoggiate sul fondale basso e levigato. Rettangoli d’acqua immobile, che si fanno specchio della luce dorata che cade da un sole che va confondendosi con l’orizzonte velato.

terra e acqua
Due braccia di terra, con le mani ricurve, accolgono l’acqua del mare. La chiamano a se, lentamente la fanno scorrere. La portano dentro, la catturano, come chiamandola, desiderandola.

mulini a vento all’orizzonte
Il cielo, il velo di nubi, la luce del sole da esse celato, tutto si fonde. Come pensieri che si fondono con il silenzio, e le emozioni, qui, sulla linea di questo orizzonte, sembrano fondersi i quattro elementi.

sale e mulino a vento
Con i piedi su questa punta d’isola, di terra che scivola nel mare, vedo il manifestarsi perpetuo di una natura immutabile. E’ un ciclo perenne, rigenerato dal sole, mosso dal vento. E’ l’uomo che passa, rigenerato dal tempo, mosso dalla vita.

sale e sole
Il sole è un occhio nel cielo, sversa luce, calore ed emozioni. Due giovani, in abiti nuziali, fondono le loro emozioni, e le fissano in immagini, in questo luogo eletto. Dove altre due braccia adesso rendono al mare, l’acqua che avevano catturato.

barche sullo stagnone
Sono qui, camminando, in cerca di pensieri. Trattengo la lingua, e solo il vento parla. Arriva dall’orizzonte aperto del mare, di sagome d’isole lontane, di barche ormeggiate in attesa di partire. Arriva e mi parla di te, piccola. Ti penso felice, che cresci sicura…