alba a pierino

alba a pierino

lunedì 29 febbraio 2016

nuvole da viaggiarci sopra


Giorno particolare oggi, ultimo giorno di febbraio di un anno bisestile.
La filastrocca per memorizzare la durata in giorni dei vari mesi dell'anno recita:
30 giorni ha novembre, con april, giugno e settembre. Di 28 ce n'è uno, 
tutti gli altri ne han 31.
Il mese con 28 giorni sarebbe febbraio, ma oggi ne abbiamo 29, come succede ogni quattro anni.
Io, nel 1989 mi immaginai che, almeno una volta nella vita, febbraio potesse avere anche 30 giorni.

In quell'anno, a Firenze fu indetto un concorso a cui potevano partecipare solo gli studenti universitari, dal titolo "Destinazione Altrove". Il tema era il viaggio immaginato, ed il racconto doveva essere molto breve.

Io non vinsi, ma il mio racconto su pubblicato in un volumetto dalla copertina rosa che raccolse i migliori 20 degli oltre 2.000 che parteciparono.


Guardando le nuvole bianche che nel primo pomeriggio si andavano raccogliendo attorno alla sommità della collina che avevo di fianco alla strada, ho ripensato a quel racconto, che ho pubblicato qui sul blog, il 29 febbraio di quattro anni fa.

Questo era l'incipit:

Figurati, sono anni che sto aspettando questo giorno, ed adesso che è giunto non riesco a capacitarmene—.
Così sfogava le sue apprensioni e i suoi dubbi il mio amico, mentre con passo spedito e nervoso salivamo sulla sommità del Monte Alto.
Ormai ci siamo. Domani, tra poche ore, ci siamo. Ma ti rendi conto quanto siamo fortunati: il 30 febbraio viene una sola volta nella vita, e molti sono coloro che non vivono abbastanza da poterlo ricordare.—, continuava il mio amico.

Il resto del racconto, dal titolo "30 febbraio", che narra di un immaginario viaggio sulle nuvole, vi invito a leggerlo qui....

domenica 28 febbraio 2016

al mattino




Qui, 
certe mattine 
si ha l'impressione 
che la terra respiri, 
e che l'aria fredda 
dell'inverno 
ne condensi l'alito.

giovedì 25 febbraio 2016

un cielo che si prepara a piovere



Guardavo davanti a me, 
e capivo che sarebbe stata 
una serata di nuvole e pioggia, 
nonostante un'aria 
più autunnale che invernale.

domenica 21 febbraio 2016

un cappello di paglia di Firenze



Un cappello di paglia di Firenze (Un chapeau de paille d'Italie) è il titolo di una farsa in cinque atti scritta da Eugène Labiche con la collaborazione di Marc-Michel, che ne curò le musiche.
Fu rappresentata per la prima volta al Théâtre du Palais-Royal di Parigi il 14 agosto 1851.
Rappresentata questo pomeriggio al teatro Shalom di Empoli dalla compagnia di Sandro Querci, che ne è l'adattatore, il regista e il protagonista coprendo il ruolo di Fadinand


In puro stile vaudeville, la commedia rappresenta uno dei tipici esempi dell'imbroglio alla francese, ovvero un insieme di situazioni in cui qualcuno è sempre in cerca di qualcosa che non riesce a trovare se non pochi attimi prima che il sipario cali sulla scena. In questo caso, la vicenda ruota intorno ad un cappello di paglia di fattura italiana.


E' il giorno delle nozze di Fadinard, e la scena si apre sul racconto del protagonista alla zio sordo, di cosa gli era appena accaduto ai giardini, mentre era a spasso in calesse.
Il suo cavallo aveva mangiato il cappello di paglia di Firenze di una signora di nome Anais, che poco dopo arriva col suo amante Emilio a reclamare un cappello uguale, perché senza non poteva tornare al suo gelosissimo marito. 


Nonostante il corteo di nozze che aspetta lo sposo, Anais ed Emilio sono irremovibili e non vogliono andarsene dalla sua casa fino a quando Fadinard non avrà trovato una copia identica del cappello.


Fadinard, per evitare scandali, si mette alla ricerca di un cappello identico e va dalla modista, seguito dal corteo nuziale. Il corteo scambia la sala di moda per il municipio e Fadinard scopre che la modista è in realtà la sua ex amante. Promettendo di sposarla, Fadinard riesce a farsi dire a chi è stato venduto l'unico cappello uguale in tutta Parigi e cioè alla baronessa Champigny. 




Fadinard riparte alla volta della baronessa, sempre inseguito dal corteo nuziale e dal suocero che minaccia di mandare a monte il matrimonio. La baronessa attende degli invitati, insieme ai quali deve ascoltare il tenore Nisnardi, e scambia Fadinard per il tenore. Gli invitati alle nozze seguono Fadinard, creando un po' di scompiglio in casa. Fadinard spiega il suo problema, ma la baronessa ha dato il cappello alla nipote, la signora Beauperthuis.

Intanto il geloso Beauperthuis comincia ad insospettirsi per la prolungata assenza della moglie, e mentre si sta facendo un pediluvio arriva Fadinard a chiedere il cappello, sempre seguito dal suocero e dagli invitati, alticci. Nella confusione Fadinard capisce l’inghippo, e cioè che Anais è la moglie di Beaupertuis, mentre il suocero minaccia di mandare a monte le nozze.
Qui lo spettacolo si blocca. La narrazione s'inceppa e si comprende che c'è uno spettacolo nello spettacolo. Che la storia è rappresentata da una compagnia teatrale che impersona se stessa, prima che la storia del cappello di paglia. Scoppia un dramma, gli attori litigano, lo spettacolo sembra andare a rotoli, sennonché il capocomico rimette tutti in riga, e lo spettacolo ricomincia d'accapo.


Velocissimamente viene ripercorsa tutta la storia, fino alla scena finale, quando, nel momento in cui tutto sembra perduto, lo zio sordo presenta il suo regalo per gli sposi, un cappello di paglia di Firenze identico a quello mangiato dal cavallo. 


Così Anais riesce a ripresentarsi al marito e Fadinard può finalmente sposare la sua Elena.