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martedì 15 luglio 2014

i semi lasciati da una storia contemporanea



Semillas è il racconto del Salvador degli anni '80, quello di Marianella Garcia Villas e Oscar Romero.
A narrarci questo racconto è la compagnia "Sant'Andrea Teatro" di Pisa. Agostino Cerrai è Oscar Romero, mentre Silvia Pagnin è Marianella. Luisa Donati è l'amica Lil Milagros che ha scelto la strada della lotta armata. Stefano Perfetti, che accompagna tutta la rappresentazione con la sua chitarra elettrica, è l'autore delle struggenti musiche.


Marianella Garcia Villas, era un giovane avvocato, membro dell'Associazione Cattolica Universitaria Salvadoregna, a 26 anni entrò in parlamento con il Partito Democratico Cristiano, dai quali dirigenti fu prima tollerata, poi ostacolata, ed infine emarginata. Nel 1976 fondò la Commissione per i diritti civili nel Salvador, e attraverso essa fu una dei protagonisti dell'opposizione al regime militare.
Morirà il 13 marzo 1983 nella scuola militare di San Salvador, uccisa a 34 anni dai militari del regime.





Il racconto della storia personale di Marianella si intreccia con quella di un altro martire salvadoregno, l'Arcivescovo Romero, assassinato sull'altare il 24 marzo 1980.
Dopo la morte di Romero, Marianella andrà in esilio in Messico, e tra l'81 e l'82 farà due viaggi in Europa.





Il titolo, Semillas, si ispira al commento, fatto da Romero durante una delle sue omelie contro la repressione del regime militare, alla frase evangelica "se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto".
(...) possa questo sangue divenire seme di giustizia e di pace. —.




Lo spettacolo sembra rifarsi al libro Marianella e i suoi fratelli, di Raniero La Valle e Linda Bimbi, pubblicato nel 1983, scaturito dalle alcune conversazioni avute con Marianella tra il 1981 e 1982, durante il suo soggiorno in Europa.
Quando Marianella parla della morte, del confronto tra morte naturale e morte violenta, gli fa eco e supporto la voce di un'uomo che legge passi del mito di Antigone.


Infatti (...) gli autori del libro pensavano inizialmente d'intitolarlo Antigone e i suoi fratelli, considerando le affinità con la figura mitologica della figlia di Edipo e di Giocasta, modello di pietà filiale e di devozione fraterna. Antigone si uccise per sottrarsi alla morte cui era stata condannata per aver seppellito le spoglie del fratello Polinice, morto impugnando le armi contro il suo paese, nonostante il divieto di sepoltura decretato dal re Creone.
Come Antigone, Marianella antepone sempre la coscienza ad ogni legge umana, spesso iniqua, e sceglie una lotta feroce ma non violenta, con la voce e con la penna, che si confronta con un diverso modo di combattere, quello delle armi, scelto tra gli altri dall'amica Lil Milagros.
"Non ci importa se ci chiamano sovversivi, traditori della patria; non ci importano gli arresti e le vessazioni che abbiamo patito per difendere i prigionieri politici. (...) Continuiamo a lottare con la voce e con la penna, e con il pensiero certo angosciante che possa arrivare la morte."


 San Miniato, ex Chiesa di San Martino, lunedì 14 luglio 2014

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