alba a pierino

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martedì 5 luglio 2011

fotovoltaico a San Miniato


Sono oramai quasi due mesi di ininterrotte paginate sui giornali locali, in cui si da voce ad un gruppo di fantomatici ambientalisti che ce l'hanno con la realizzazione di una serie di impianti fotovoltaici, più o meno vicini tra loro, nell'area che va da Ontraino a Isola, due frazioni del Comune di San Miniato, nella zona racchiusa tra la ferrovia Firenze-Pisa (a sud), il fiume Elsa (a est) e il fiume Arno (a nord).
Già in un mio precedente post avevo affrontato il tema degli impianti fotovoltaici a terra, mettendo a confronto due soluzioni. Una che avevo giudicato poco ortodossa, facendo l'esempio di un impianto con inseguitori alti oltre 6 metri nella campagna del cesenate, ed un'altra molto più integrata a livello paesaggistico, come alcuni impianti a terra, alle porte di Poggibonsi, adagiati alla base di una collina.
Ma il caso degli impianti fotovoltaici a terra di San Miniato è il classico caso in cui il solito sparuto gruppuscolo di "particolaristi", non avendo dei seri e concreti argomenti per giustificare la loro contrarietà, se non quella della "gelosia" nei confronti del vicino che ha fatto "l'affare", è andato allo scontro diretto, anche a livello politico, insinuando interessi privati e privilegi "per pochi".
Ad oggi, gran parte degli impianti già realizzati, si riescono a vedere se ci si inoltra per le stradine di campagna.
Solo alcuni sono visibili dalla strada, ma essendo ancora in fase di cantiere, non sono ancora schermati dalle opere di mitigazione.




Si parte dal presupposto che il Comune di San Miniato ha circa 28.000 abitanti, un discreto tessuto produttivo, e, soprattutto, un territorio di oltre 100 kmq, cioè 10.000 ettari.
Ad oggi sono stati autorizzati impianti per un totale di 17 MWe, altri 8 MWe sono vicini all'autorizzazione, ed in più c'è una richiesta per altri 7 MWe. Qualcuno parla di un totale complessivo che potrebbe raggiungere i 35 MWe, per una superficie di terreno utilizzata di 70 ettari.
Si tratta senza dubbio di numeri importanti, ma che si ritrovano in molte altre zone d'Italia, in quanto il terzo conto energia ha prodotto una forte spinta ad investire in questo settore.



Io ho marginalmente preso parte a questo dibattito, ed uso adesso il mio blog per fare due conti.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), che è l'agenzia specializzata dell'ONU per la salute, fondata il 7 aprile 1948, con sede a Ginevra, che ha come missione il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute, da anni compie indagini statistiche, ai più alti livelli di scientifici. Una di queste indagini è quella relativa ai danni provocati dall'inquinamento atmosferico.
Secondo i dati diffusi dall'OMS nel 2010, in Italia muoiono ogni anno circa 40.000 persone per danni alla salute ricondotti a patologie la cui frequenza risulta aumentata in relazione al grado di inquinamento atmosferico, tra esse le malattie cardiocircolatorie, le affezioni respiratorie ed i tumori. Questi dati sono al netto delle morti da fumo.
Sempre secondo gli studi OMS, la produzione termoelettrica italiana, incide per circa il 18% sul volume degli inquinanti generati delle varie sorgenti emissive.
I principali inquinanti presi in considerazione sono gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, le polveri sottili, i composti organici volatili e l'idrogeno solforato.
Non viene preso in considerazione l'emissione di biossido di carbonio, che non ha un diretto impatto sulla salute dell'uomo, ma indiretto, attraverso i danni generati all'ambiente dall'effetto serra.

Considerando che l'entrata in produzione a regime dei circa 25 MWe di fotovoltaico nel sanminiatese, farà ridurre di circa lo 0,005% la produzione termoelettrica italiana, un semplice calcolo indica che lo 0,005% del 18% di 40.000, sono 36 morti in meno ogni anno per inquinamento atmosferico evitato.

Questo numero è a mio avviso un numero enorme.

Se poi la vogliamo mettere, in maniera più venale, sui costi economici, un impianto fotovoltaico da 1 MWe riceve circa 500.000 € di incentivi ogni anno. Al servizio sanitario nazionale, un malato di gravi patologie respiratorie e cardiovascolari costa, mi dicono dall'ARPAT, circa 220.000 € all'anno.
Considerato che evitiamo a 36 persone, non tanto di morire, ma quanto di ammalarsi, perlomeno seriamente, gli incentivi rientrano con sole due persone, le restanti 34 danno un saldo attivo di oltre 7 milioni di euro l'anno.

Beh, è forse questo l'impatto ambientale del fotovoltaico sanminiatese, che secondo alcuni, va a vantaggio solo di pochi?

lunedì 4 luglio 2011

l'auto elettrica


Lunedì con tanto di sveglia all'alba, con il sole che fa capolino.
Destinazione l'ufficio di Milano, per alcune riunioni.



Per me, oggi è stata anche l'occasione per vedere un'auto 100% elettrica.

Infatti, martedì scorso l'amministratore delegato di Sorgenia, Massimo Orlandi, ha ricevuto da Olivier Mornet, amministratore delegato di Peugeot, due auto elettriche iOn.
Sorgenia, oggi il primo operatore privato nel mercato nazionale dell’energia, le utilizzerà come auto aziendali per gli spostamenti in città.

Sorgenia ha progettato le soluzioni infrastrutturali, commerciali e di servizio che permetteranno di supportare l’adozione di questo tipo di veicoli e dei sistemi di ricarica.



La monovolume da città ad alimentazione elettrica è in vendita a 35.960 euro. Ha un'autonomia media di 130 km e una dotazione di serie completa. La casa francese sta mettendo a punto anche una proposta di noleggio.
La Peugeot iOn è lunga 348 cm, ed è in grado di ospitare quattro passeggeri. Per non rubare spazio all'abitacolo, le batterie agli ioni di litio sono poste sotto il pavimento, tra i due assi, abbassando il baricentro e dando più stabilità.
Il motore elettrico da 64 CV è sotto il bagagliaio, che ha un volume di 168 litri.
Secondo la Peugeot, la iOn, considerando che il90% dei tragitti quotidiani è di breve percorrenza, in media sotto i 60 km, una ricarica completa permette un'autonomia fino a 130 Km. La iOn raggiunge i 130 km/h e scatta da 0 a 100 km/h in 15,9 secondi.
Le batterie, agli ioni di litio, senza effetto memoria, si ricaricano in 6 ore con una presa della corrente domestica da 220 V, ma con una industriale da 380 V, basta mezz'ora per riportarle all'80%.




Sollevando il piede dell'acceleratore, l'energia cinetica delle ruote muove il motore, in senso inverso, nella modalità di generazione elettrica, ricaricando le batterie. Al tempo stesso offre un freno motore analogo al motore convenzionale.

domenica 3 luglio 2011

prima domenica di luglio, al mare

Prima domenica di luglio, per me prima domenica al mare di questo anno.
L'occasione è stata l'invito degli amici Francesca e Massimiliano.
Il luogo, la spiaggia di Vada.




Più passa il tempo, e la bimba cresce, più mi fa effetto tornare da questi parti.
Tornano sempre più a galla, i ricordi dei viaggi in vespa, lungo le curve della strada di Orciano.
L'odore di muffa degli asciugami su cui dormivamo nel garage.
Il sapore della salsedine che neppure ci toglievamo di dosso quando ci mettevamo a pranzo.


Così penso che tra poco anche Agnese farà queste esperienze.
Assaporerà quel senso di inadeguatezza difronte ad una libertà crescente, da affrontare, risolvere, ma soprattutto vivere.



Così oggi ho giocato a fare un po' il ragazzetto, caricandoli tutti su di un pedalò, portandoli a fare il bagno al largo.
Sono stato il primo a tuffarsi!, seguito dalla bimba...




sabato 2 luglio 2011

basilica de la Sagrada Familia

dijous, juny 9, la visita al temple expiatori de la Sagrada Família


Qualcuno scrisse che Antoni Gaudì, oggi in via di beatificazione, avrebbe esultato nella tomba, quando Benedetto XVI consacrò il 7 novembre dello scorso anno, il suo celeberrimo tempio, la Sagrada Familia, che il grande architetto catalano cominciò ad innalzare 127 anni fa e lasciò incompiuto alla sua morte nel 1923. Il Papa celebrò solenne messa di consacrazione nella navata centrale, che a quei giorni era ancora scoperta.
Visto che la copertura è una iperbole che imita un bosco frondoso da dove filtra la luce, in quell'occasione immagino che comunque avesse tutta la sua magica significatività.
Sui giornali spagnoli ci fu anche chi scirsse soddisfatto che «La cerimonia del Santo Padre, di fatto, significa che per la Chiesa la costruzione della cattedrale è terminata».
Il giorno della consacrazione, al colossale simbolo del modernismo catalano mancavano gli ultimi, ma pur sempre ciclopici, ritocchi. Per concludere definitivamente il tempio, ci vorranno ancora 15-20 anni.
Intanto nel maggio di quest'anno è stata terminata la copertura.



Il Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia, questo è la traduzione del suo nome per esteso, è un monumento iniziato il 19 marzo 1882, su progetto dell'architetto diocesano Francisco de Paula del Villar (1828-1901). Ma già alla fine del 1883 venne commissionata la continuazione dell'opera ad Antoni Gaudí, un compito che ha portato avanti fino alla sua morte nel 1926.
Da allora, molti architetti hanno continuato a lavorare seguendo l'idea originale di Gaudí.
Tanto che nel giugno 2008. una prestigiosa associazione catalana di 1.500 tra architetti e designer, aveva lanciato feroci critiche. Secondo loro il capolavoro di Gaudì era stato proseguito da una miriade di architetti che non avevano rispettato la sua opera, e arrivarono a chiedere di sospendere per sempre i lavori della Sagrada Familia.

Dal 1914, Gaudí si dedicò esclusivamente alla costruzione della Sagrada Familia. Tanto che gli ultimi anni della sua vita li visse nel suo laboratorio, uno spazio a fianco dell'abside.
Tuttavia, anche in quegli anni, la costruzione avanzava lentamente. —E 'un peccato che non riesco a finire il tempio. Sono vecchio io, ma altri verranno dopo di me. Si dovrebbe sempre mantenere lo spirito del lavoro, ma la sua vita deve dipendere dalle generazioni che verranno, e che vi incarneranno la vita che vivranno—.
Gaudí, il 10 giugno 1926, morì a seguito di un tragico incidente, investito da un tram. E' sepolto nella cripta della cappella di Carmen, all'interno della Sagrada Familia, dove le sue spoglie giacciono ancora.

Nel luglio del 1936, durante la guerra civile spagnola, un incendio distrusse la cripta, ed il laboratorio che vi era all'interno. Andarono perduti i piani, i disegni e fotografie originali, e si sbriciolano anche alcuni dei modelli in gesso in scala.




L'edificio è situato nel centro di Barcellona, e nel corso degli anni è diventato uno dei simboli più universali di identità della città e del Paese. Ogni anno viene visitato da milioni di persone e molti sono anche quelli che lo fanno per studiarne il suo contenuto architettonico.
Il tempio è definito espiatorio, perché, fin dalle sue origini, la sua costruzione è finanziata da donazioni, a cui da anni si vanno anche a sommare i cospicui incassi delle visite turistiche.
Gaudí ebbe a dichiarare che: —Il tempio espiatorio della Sacra Famiglia è un lavoro che è nelle mani di Dio e nella volontà del popolo—.


Il simbolismo cristiano è presente in tutta l'opera di Gaudi, ma l'esempio più evidente di applicazione è proprio la Sagrada Familia, in cui rappresenta in maniera scenografica la vita di Gesù e la storia della fede.






Con questo obiettivo, il tempio è stato costruito nel corso degli anni secondo l'idea originale di Gaudí, che drammatizza la chiesa cattolica con l'Architettura. Questo è visibile nelle torri campanarie, che simboleggia Gesù, la Vergine, i quattro evangelisti e i dodici apostoli. Nelle tre facciate sono rappresentate la vita umana di Gesù dalla nascita alla morte.
Nell'interno, le forme suggeriscono la Gerusalemme celeste, dove una serie di colonne dedicate alle città e ai continenti cristiani, rappresentano gli apostoli.
Tanto che la struttura architettonica esprime i simboli del cristianesimo sia attraverso gli elementi costruttivi che di finitura.



Durante il mio passaggio a Barcellona dello scorso 9 giugno, ho avuto modo di entrare a visitare la Sagrada Familia.



Erano circa le 19,30 e quindi mancava mezz'ora alla chiusura.
Non c'era più nessuno in attesa alla biglietteria, contrariamente al mattino, quando ci ero passato vicino in auto, e si vedeva la fila girare ben due lati.











L'interno è maestoso, a specchio di ciò che si immagina dall'esterno. Così come le sue proporzioni esterne appaiono mastodontiche, ma armoniche, così l'interno è ricco, complesso ed elevato, quanto leggero e gradevole.






venerdì 1 luglio 2011

fior di carciofo

Il carciofo, come comunemente lo conosciamo, è un alimento costituito dai fiori non completamente dischiusi della pianta di Cynara scolymus.


Già, fiori non completamente dischiusi.

Sono almeno 50 giorni, che dalle mie piante raccolto carciofi, nonostante che nella stagione del primo trapianto, la produzione è limitata, se non nulla.

Ancora oggi ho raccolto ne ho raccolti tre.

Nel frattempo, però, in alcune piante ho smesso di raccoglierli, e così i carciofi si sono completamente dischiusi.




Ecco lo spettacolo:





Il Carciofo è una pianta di origine mediterranea, molto nota fin dall'antichità per i pregi organolettici del capolino.
Le prime descrizioni risalgono allo storico greco Teofrasto.
L'attuale nome volgare in molte lingue del mondo deriva dal neo-latino "articactus", tanto che in alcuni dialetti settentrionali è chiamato articiocco. Il nome italiano "carciofo" e lo spagnolo "alcachofa" derivano dall'arabo "harsciof".




La coltura del carciofo è diffusa in alcuni Paesi del Mediterraneo, in particolare soprattutto Italia, poi Francia e Spagna, mentre è poco conosciuto in molti altri Stati.
Si ritiene che il carciofo ed il cardo domestico derivino entrambi da quello selvatico, in seguito ad un processo di selezione che ha favorito lo sviluppo dell'infiorescenza nel primo e della nervatura mediana delle foglie nel secondo.
Il carciofo è una pianta erbacea perenne, con formazione di rizoma, dalle cui gemme si sviluppano i getti detti carducci.
Il fusto è eretto, ramificato all'epoca della fioritura, robusto, striato in senso longitudinale, fornito di foglie alterne. Esse sono grandi, di colore verde più o meno intenso o talvolta grigiastre nella pagina superiore, più chiare e con presenza di peluria in quella inferiore. La spinosità presente sulle foglie è una caratteristica varietale.