alba a pierino

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venerdì 23 febbraio 2018

Anna Frank giocava a calcio?



Stasera quarto spettacolo dei cinque appuntamenti della nuova stagione del Frantoio Parlante, organizzato dall'amico Andrea Mancini. Tornato dopo una piccola pausa, magari lasciando il vecchio frantoio della Briccola, per il più conosciuto frantoio del complesso monumentale del Convento di San Francesco in San Miniato.
Lo spettacolo di questa sera aveva per titolo "Mostro", l’ultimo lavoro della compagnia Open Doors, sul tema del femminicidio.
Ma qui vi racconto, e ne pubblico qualche immagine, dello spettacolo di sabato scorso 17 febbraio ore 21,30, si è trattato di una prima nazionale:  “Anna Frank giocava a calcio? Carlo Castellani, bomber dell’Empoli”, con Erica Casula, musica dal vivo Simone Farinazzo, testo e regia Andrea Mancini.


L'attrice è giovanissima ed è alla sua prima esperienza.


Andrea Mancini parte dalla storia di Anna Frank, alludendo ai fatti recenti, quelli che hanno ignobilmente spregiare la sua immagine e la sua memoria da parte di presunti tifosi,  per raccontare la storia di Carlo Castellani, il grande giocatore dell’Empoli, morto a Mathahusen l’11 agosto del 1944, qualche giorno prima della partenza di Anna per Auschwitz, il 3 settembre del 1944.


E' la storia di quel grande campione al quale è intitolato lo stadio di Empoli, di cui ne hanno portato testimonianza, all'inizio dello spettacolo i suoi parenti.



Nel testo, Andrea ha inserito nel filo narrativo costituito dagli eventi raccolti dalla nutrita letteratura che si è sviluppata intorno ad Anna Frank, un soggetto teatrale dall'impronta fantastica, con spunti di puro giornalismo sportivo.
Con Andrea Mancini, voce narrante a dipanare la narrazione, che ripropone le radiocronache dei mitici goal di Castellani, che fu il primo giocatore dell’Empoli che giocò anche in serie A e che è rimasto per 70 anni il più grande marcatore della squadra azzurra.


sabato 18 gennaio 2014

le donne che incontrarono Gesù



Questa sera, nella Cappella del Santissimo Sacramento, all'interno della chiesa di Santa Caterina a San Miniato, all'interno del cartellone del Frantoio Parlante, è stata messa in scena l'anteprima nazionale di "Le donne che incontrarono Gesù", regia e drammaturgia di Andrea Giuntini, che si è liberamente ispirato all'opera “Gesù figlio dell’uomo” dello scrittore libanese Kahil Gibran, con Silvia Bagnoli, Roberta Geri, Benedetta Giuntini, Gloria Grazzini, Monica Mori, Selina Nardi, Elena Tozzi, e Antonella Natangelo all'arpa.





 Per la compagnia, l'appuntamento è per le 19. Trucco e prova generale. Seguo le attrici come in un backstage, mentre si preparano, mentre si calano, ciascuna, nella propria parte.










Andrea Giuntini prepara la scena. Si tratta di un allestimento molto particolare, intimo. Uno spazio molto ristretto, per poco più di trenta spettatori, con la scena, e le attrici, illuminate dalla tenue luce di alcune candele.






Lo scrittore libanese Kahil Gibran nel suo “Gesù figlio dell’uomo” porta sulla scena una folla di personaggi che hanno in vari momenti conosciuto il Nazareno. Tra le molteplici figure compaiono personaggi presenti nei Vangeli come Ponzio Pilato, Maria, alcuni apostoli, Barabba ed altri nati dall’immaginazione dello scrittore, pastori, soldati romani, filosofi, mercanti, donne comuni… Ne viene fuori un ritratto a più voci, dai toni diversi e complementari, talvolta discordi e problematici.





Nel suo adattamento, Andrea Giuntini raccoglie e si ispira alle voci femminili presenti del testo di Gibran, immaginando un gruppo di donne che si ritrovano dopo la morte di Gesù per condividere la personale esperienza con l’uomo che ha cambiato la loro vita.







Che, come afferma Maria Maddalena, interpretata da Benedetta Giuntini, le ha fatte rinascere, scoprire una bellezza che non appassisce e una vita che parla alla morte.


Ma il finale riserva un colpo di scena, c'è una voce fuori dal coro, una donna che non elogia Gesù, ma che ne parla con dolore ed amarezza. Monica Mori interpreta la madre di un discepolo, di un figlio allontanatosi da casa per seguire Gesù, per non tornare più.


Data la sobrietà dell'allestimento, l'intima vicinanza tra pubblico e attrici, una narrazione a toni bassi, alla chiara ricerca di una partecipazione spontaneamente emotiva. Non ho fotografato durante lo spettacolo.


Stasera le rappresentazioni, anche per dare l'opportunità a tutti gli affezionati spettatori del Frantoio Parlante di assistere allo spettacolo, sono state due.



La chiesa di Santa Caterina, dove fino al 1954 sono state conservate le spoglie dei cittadini sanminiatesi morti da eroi e comunque uccisi in guerra, è stata così il foyer dello spettacolo, ospitando la biglietteria e dove le attrici hanno incontrato il pubblico.


sabato 14 dicembre 2013

il Frantoio Parlante ricorda don Ruggini



Andrea Mancini, a molti anni del 1979, quando scrisse un libro su don Giancarlo Ruggini, è tornato, per l'occasione del quarantennale della sua morte, ad interessarsi del grande sacerdote, a lungo animatore della vita teatrale di San Miniato.



Questa sera, quale appuntamento dell'annuale rassegna del Frantoio Parlante, nell'Oratorio di San Rocco, in piazza Buonaparte, ha messo in scena un’opera teatrale dal titolo: dialogo tra don Ruggini e la Morte.


L'amica Silvia Bagnoli da voce alla "morte", che dialoga con Andrea Giuntini che da voce a don Ruggini.





Don Ruggini si fece prete dopo essere tornato dalla campagna di Russia, era figlio del segretario comunale di Empoli, che morì nell’eccidio del Duomo di San Miniato. Dal 1948 prese in mano le redini dell’Istituto del Dramma Popolare, la cui storia si intreccia con quella del teatro italiano, nel bene come nel male. Questo “teatro dello spirito”, molto distante, almeno all’inizio, dalla ufficialità, subì spesso contrasti anche durissimi, portando avanti un sogno che sembrò trovare qualche concretezza solo con la stagione del Concilio.


Don Ruggini, mitico insegnante per molte generazioni di allievi, morì improvvisamente quarant’anni fa, il 15 dicembre 1973, nella sua scuola, il Liceo Scientifico Marconi di San Miniato.


A fine spettacolo ci sono state una serie di testimonianze sul sacerdote, di allievi, amici e soprattutto di Renato Granchi, che gli fu a fianco per molti anni e che racconterà anche aspetti meno noti della sua straordinaria vicenda umana.