alba a pierino

alba a pierino

sabato 25 agosto 2012

il temporale al ritorno dal mare


Pomeriggio trascorso al mare, a far visita agli amici Massimiliano e Francesca.



In serata in piazza a Vada, tra bancarelle e musica. Ma anche a giocare a ping pong, con la felice sorpresa che, dopo tanti anni, sono ancora capace di ributtare, magari non sempre, la pallina oltre la rete.



Di ritorno a casa, in nottata, il cielo ha dato spettacolo.
Già lungo la costa si vedevano i cumulonembi che venivano rivelati, nel buio della notte, da bagliori ad essi interni.
Pochi erano i lampi che ne uscivano.


Da Pierino, guardando verso il mare, lo spettacolo è suggestivo ed irreale.
L'aria è immobile e tiepida come le sere precedenti. Molte le stelle sopra di noi.
Anche il fronte del temporale non sembra muoversi, con qualche saetta che di tanto in tanto esce dal vortice intermittente dei bagliori che sembrano far pulsare il cuore della tempesta.
Leggeri, lontani, poco percettibili i boati dei tuoni.





Lo ammiriamo a lungo, seduti sulle poltrone.

venerdì 24 agosto 2012

l'aratura delle argille



Negli ultimi anni, ed inizialmente per motivi che si riconducono più ad obiettivi di riduzione dei costi per la preparazione dei letti di semina per le colture agrarie estensive, si è assistito ad un sostanziale cambiamento delle tecniche di lavorazione del terreno.
Progressivamente, allo scopo di ridurre i consumi di carburante, si è prestata una maggiore attenzione alla riduzione del numero delle lavorazioni, ed alla ricerca di evoluzione di attrezzi esistenti per lo sminuzzamento delle zolle di lavorazione prima, per poi affrontare anche la fase di aratura.
Oltre ad aver adottato una maggiore attenzione ai tempi di esecuzione, in relazione alle caratteristiche del terreno, e quindi del suo stato di tempera, cioè la sua plasticità in relazione al suo contenuto di umidità, si è attuata una profonda rivisitazione della tecnica di aratura, e sperimentazione di varie tipologie di aratri.
A seconda dei terreni e, soprattutto dei programmi di successione delle coltivazioni, si è giunti ad una drastica riduzione della pratica dell'aratura stessa. Con la diffusione delle pratiche di minima lavorazione, eseguita con la combinazione dell'azione di ripuntatori e/o frangizolle a dischi, ma anche di semina diretta su sodo, con speciali macchine che rompono la crosta del terreno nello spazio limitatamente necessario alla messa a dimora del seme.
Queste tecniche si sono rivelate interessanti, e vengono comunemente usate, per le colture a semina autunno-vernina.
Al tempo stesso, è stata affinata la tecnica dell'aratura delle colture da rinnovo, quella a semina primaverile, con una generalizzata riduzione della profondità del solco, e l'uso di trattrici di elevata potenza affinché potesse essere possibile l'uso di aratri a più vomeri per la riduzione dei costi unitari per superfici.


Nei terreni collinari di natura quasi esclusivamente argillosa, si è tornati a profondità di aratura prossime a quelle che venivano realizzati in epoche ante meccanizzazione. Oggi si usa prevalentemente arature attorno ai 20 cm di profondità, che però vengono eseguite con aratri a molti elementi, e con larghezze di fetta prossime ai 50 cm.
L'operazione dell'aratura viene poi eseguita in periodi in cui i terreni sono assolutamente privi di umidità.



Il risultato che si ottiene è il rivoltamento completo del solo strato fertile del terreno, quello interessato dalle concimazioni e dalla presenza dell'apparato radicale del cereale vernino. Il terreno, per effetto della velocità del trattore, e dell'ampiezza della fetta, risulta particolarmente sminuzzato, e, in una situazione di pochissima umidità sul terreno, anche la suola di lavorazione risulta meno compatta.

giovedì 23 agosto 2012

se ci fosse...


Francamente non riesco a pensare che possano esserci guerre buone e guerre cattive. Guerre civili e guerre incivili.
La guerra è un momento in cui l'uomo smette di essere tale, e diventa un mostro.

La seconda guerra mondiale credo, però, che abbia raggiunto e mostrato cosa c'è oltre quella linea di demarcazione che divide tra la realtà e la degenerazione di essa, cioè quando l'uomo smette di essere se stesso, e diviene capace di elaborare ed autogiustificarsi l'annientamento di se stesso.

Nell'estate del 1944 si raggiunge il culmine, in Italia, di questa degenerazione.
Sarà soprattutto lungo la linea Gotica, o meglio, in quella terra di nessuno tra l'Arno ed il crinale degli Appennini.
Il 23 agosto 1944 il Padule di Fucecchio fu teatro di un crimine di guerra delle retroguardie dell'esercito tedesco a difesa della linea Gotica.

I tedeschi, dopo aver accerchiato il Padule durante la notte, all'alba hanno iniziato il rastrellamento all'interno dell'area del Padule di Fucecchio, catturano ed uccidendo 175 persone, tra cui bambini di pochi mesi, giovani madri, anziani infermi e uomini inermi.
Tra le vittime, molti sono coloro che, dalle città vicine, erano sfollati in Padule, ritenendolo un posto più sicuro.

I tedeschi giustificarono la loro azione, come operazione di annientamento delle formazioni partigiani della zona, ma di fatto il loro scopo era quello di fare terra bruciata, e diffondere il terrore, come deterrente o elemento di rallentamento dell'avanzata Alleata, così da proteggere la ritirata ordinata delle truppe dell'Asse, in atto oltre la linea Gotica.

Sarà un'azione che riguarderà un'area molto ampia. All'interno della quale i soldati tedeschi entreranno casa per casa, capanna per capanna, canneto per canneto. Uccidendo chiunque trovassero.



Questa sera l'amica Firenza Guidi, di cui su questo blog spesso racconto delle mie frequentazioni del suo "ELAN Frantoio", è stata invitata dall'ANPI Fucecchio e dalla Casa del Popolo “G. Pacchi”, in occasione del 68° anniversario dell'eccidio del Padule, a proiettare il suo pluripremiato cortometraggio, "Se ci fosse acqua", che racconta la storia di Ave e Frida, che vissero in prima persona quell'evento. Ave Guidi e Frida del Bino sono rispettivamente la zia e la madre della regista.



Ave è tra i presenti, ed illumina tutti con il suo lucidissimo racconto della memoria di quei giorni.


A fine serata un signore si avvicina a me, e con quattro semplicissime parole, mi racconta una storia grandissima.
Avevo dieci anni nell'estate del 1944, e abitavo alla Pieve (Pieve a Ripoli). Mi ricordo che portavo da mangiare al mio babbo che, insieme ad altri contadini, i tedeschi li facevano lavorare di là dall'Arno, a Roffia, a tagliare alberi, pioppi e viti. Per cinquecento metri dall'Arno gli fecero tagliare tutto.—

mercoledì 22 agosto 2012

da Cuneo



Ogni martedì, Piazza Galimberti, il cuore di Cuneo, ed una tra le più grandi piazze d'Italia, ospita il mercato settimanale cittadino, che estende per via Roma e in Piazza del Seminario, riempiendosi di bancarelle d'abiti, biancheria e altri generi casalinghi. Il mercato è sempre frequentatissimo non solo dagli abitanti della zona ma anche dai vicini francesi, sempre numerosissimi.



La piazza è contornata sui quattro lati da dieci eleganti palazzi simmetrici in stile neoclassico, tra cui spicca per importanza storica, la casa-museo di Duccio Galimberti. Al centro della piazza sorge il monumento dedicato a Giuseppe Barbaroux, giurista ottocentesco cui si deve la stesura del famosissimo Statuto Albertino.


La piazza divide nettamente la parte storica della città dalla parte nuova, di cui ne è stato il primo elemento.
Il centro storico di Cuneo si estende dalla punta del “Cuneo” fino a Piazza Galimberti. L’asse principale è costituito da Via Roma, con il suo andamento curvo e gli edifici settecenteschi.
Dall’altro lato della piazza si aprono verso sud i quartieri nuovi, il cui sviluppo è cominciato nell’Ottocento per proseguire nel Novecento.
L’asse principale è costituito da Corso Nizza, continuazione di Via Roma verso Borgo San Dalmazzo e verso la Francia.
Come Via Roma, anche quest’arteria è fiancheggiata da portici.

martedì 21 agosto 2012

quest'alba vista da Pierino


Silenzio di grilli,
all'alba,
tra gli alberi
e la terra priva di rugiada.


Case in lontananza,
con le loro piccole luci accese,
ancora immerse nel buio.

Le prime luci del giorno,
hanno pulito il cielo
dalla presenze di stelle.

Adesso immobile,
e ingombro,
di grosse
sbuffanfi nuvole.

lunedì 20 agosto 2012

la pizzica dei Mascarimirì



Non potevo non riservare, alla fantastica notte di musica e balli tarantolati che hanno riempito la notte sanminiatese, lo scorso giovedì 16 agosto, la notte del Palio di San Rocco, un post dedicato.


Il gruppo dei fratelli Claudio e Cosimo Giannotti, Vito Giannone e Alessio Amato, è tra i maestri riconosciuti della tradizione salentina.





A San Miniato suonano e cantano i brani del loro ultimo disco, dal titolo "Gitanistan". Così Claudio e Cosimo chiamano lo stato immaginario delle famiglie Rom-Salentine.
Il disco nasce dalla loro ricerca personale, verso le proprie origini, di quel mondo culturale ed artistico nato all'interno di famiglie per metà Salentine, e per metà Rom, caratterizzato dai propri usi, costumi, linguaggi e modi di vita.






Il disco però nasce da un progetto più ampio, nel maggio del 2009 quando, ha inizio a una serie di attività indirizzate alla ricerca su come si sono modificati gli usi e i costumi di famiglie Rom integrate con gli abitanti del Salento.
Attraverso interviste audio, filmati girati tra fiere e mercati, racconti intimi, prenderà corpo Gitanistan, un film-documentario che traccerà i contorni dell’aspetto storico, antropologico e musicale delle famiglie Rom salentine.




Ne viene fuori una miscela di pizzica ed arie gitane, che dopo pochissime canzoni coinvolge tutta la piazza in un ballo collettivo e sfrenato.




domenica 19 agosto 2012

notte a Pisa


Di notte, qual'è il posto più bello, il posto più emozionante?
La prima risposta che mi viene da dare è sempre la stessa.


Il posto più fantastico, dove passeggiare di notte, è a Pisa. E' piazza dei miracoli.—.
Silenziosa e solitaria, la piazza è immersa nell'umidità di questa torrida notte estiva, dove ogni cosa è immobile.




I lungarni pisani sono deserti e silenziosi come la piazza dei Miracoli.
E' notte fonda. Le finestre sono tutte spente, nessuno passa, neppure in auto.


L'Arno, ci accorgiamo, si muove con velocità variabile.
Per un tratto sembra immobile, con i palazzi e le luci dei lampioni che si specchiano nitide nel fiume.
Poi l'acqua prende ad incresparsi di tante sottilissime rughe, e i palazzi si perdono e le luci si allungano a dismisura.