alba a pierino

alba a pierino

venerdì 11 dicembre 2009

giochi sul marciapiede


Questa mattina niente scuola per Agnese, e passando dal supermercato lei ha rimediato la possibilità di portarsi a casa due amici.
Avevano in programma di giocare con il Nintendo, ci hanno provato un po', ma quando hanno visto chiodi, tavole e martello, hanno cambiato idea.
A Pierino c'era un sole tiepido, che riscaldava ed illuminava il marciapiedi di casa. I bimbi hanno raccolto le loro cose davanti alla porta di casa, e si sono messi a creare dei giochi per dei cani e dei cavalli in miniatura.

giovedì 10 dicembre 2009

vivere, una prigione


Come iniziativa per commemorare la Festa della Toscana di quest'anno, il Comune di San Miniato ha chiesto agli "operatori" di arti figurative che abitano nel suo territorio un'opera sul tema: “L’Arte come mezzo di emancipazione e di affermazione delle libertà individuali e collettive”. Le opere raccolte fanno adesso parte di una mostra che sarà itinerante in varie frazioni del comune.
Io ho partecipato con una raccolta contenuta in un pannello illustrato, realizzato in proprio, costituita da un un brano autografo, pensieri nati sui segni lasciati sulle pareti, scritto il 24 ottobre di questo anno (2009), corredato da una stampa fotografica,
in formato 100x280 (mm), di undici fotografie componenti la collezione fotografica “Vivere, una prigione.”, scattate il 21 ottobre scorso, durante un sabato pomeriggio dedicato alla visita del Castello dei Vicari di Lari (PI), e realizzata in unica copia, alla fine del mese di ottobre duemilanove, quale contributo personale alla mostra: “L’Arte come mezzo di emancipazione e di affermazione delle libertà individuali e collettive”, quale momento di celebrazione della Festa della Toscana 2009 promosso dal Comune di San Miniato.





aurelio cupelli


Vivere, una prigione.



FOTOrepertorio SU DI UN FRAMMENTO DEL NOSTRO SPAZIO DI INIZIO MILLENNIO










Chiedo troppo? Più di quanto sia dovuto?
Tu mi hai dato, ma ora qui c’è tutto ciò che ho.



E’ un bel giorno, il cielo è a portata di mano, e vorrei sentirmi come se fosse un bel giorno. E’ un bel giorno, e io lo lascerò trascorrere.


E’ un bel giorno, ma non ho una strada, nessuna meta.
E’ un bel giorno, ma è come se fossi nel fango, smarrito nel labirinto della mia immaginazione.
Questa stanza è tutto il mondo che ora conosco, l’ho girata tutta, e a volte non mi sembra vero, ma è tutto quello che ho, così mi ci avvolgo, ed è come se l’amassi.

L’amore, la vita, perché certe cose si sentono più forti nel buio della notte, nel freddo della solitudine…
Ma la notte è sempre troppo tardi per tirare in ballo il passato, per portarlo alla luce, risolverlo. Quando si è fatta notte, quello che è stato è stato, può solo arrivare un altro giorno, può solo arrivare, se arriva…

So che dovrei smettere di sperare, di guardare dalla finestra, di pensare che oggi, magari,
è un bel giorno. Che il mondo è colorato di blu e verde, che il mare sta là in fondo, sotto le nuvole all’orizzonte, con pescherecci di tonni a trascinare reti…

So che dovrei smettere di sperare, che devo dire a me stesso di smettere di farlo.
Ma invece mi viene da promettere, ancora a me stesso, di non provare a rendere la mia vita più difficile, a non ritornare al punto a cui ero, prima di arrivare qua.

Bene, penso, andrò a picco con questa nave. Se c’è da aspettare, aspetterò!
E non voglio alzare le mani, non voglio arrendermi. Non ci sarà nessuna bandiera bianca sulla mia porta, alla mia finestra. Se c’è da aspettare, aspetterò!

So che ho lasciato dietro di me troppi impicci e distruzione per poter tornare di nuovo indietro, e ho causato nient’altro che problemi. Capisco che nessuno vorrà più parlarmi, capisco che mi verrà detto “E’ finita!”. Ma sono sicuro che tutto ciò ha un senso, ma io devo solo aspettare, aspettare!

E quando incontrerò qualcuno, perché sono sicuro che ce la farò, tutto quello che ho lasciato sarà ancora lì. Anche se mi lasceranno passare, magari stando zitti, potranno pensare: “è andato avanti…”

Ciò che non ho, non mi serve ora. Ma ciò che non conosco posso provare a sentirlo, in qualche modo. Non sono un caso senza speranza, aspetto che mi si porti in un altro luogo, che mi si insegni.
Se c’è da aspettare, aspetterò!

ospite a pranzo


Oggi, giornata lunghissima. Sono sceso da Pierino molto prima dell'alba. Il termometro segnava 3°, e le stelle del cielo sembravano sfiorare gli alberi del bosco. Sceso in paese, si vedeva la brina sull'erba e sulle auto parcheggiate. Il termometro segnava -2°, e le stelle si erano sbiadite, vinte dalle luci dei lampioni.
Prima delle 8 ero già a Monterchi, al confine con l'Umbria, in un'altra Toscana, quella dei boschi dei paesaggi di Piero della Francesca. Con il termometro che continuava a segnare -2°. Riunione di lavoro, e mi sono comperato, a buon prezzo, 10 sacchi di pellet per la mia stufa.
Lungo la strada del ritorno, mi chiama un amico, Giulio, ex collega di corse in cerca del vento. Sta venendo verso San Miniato, in cerca di tartufi. Lo invito a pranzo, e chiamo una signora, che viene a cercare tartufi a Pierino. Le chiedo un tartufo per Giulio, ce l'ha, e ce lo porterà dopo pranzo.
Prendo la mia bimba all'uscita di scuola, e salgo a Pierino. Poco dopo scendo a recuperare Giulio all'uscita di Montopoli.
Per pranzo decido di cuocere dei Pici di Gallina, che presto, spero, potranno essere essiccati con l'aria riscaldata da un motore che andrà a gas di paglia, ma questa è un'altra storia, di cui prossimamente racconterò.
Il sugo lo improvviso. Metto in padella della cipolla tagliata a giulienne, del macinato di quarto anteriore, e quanto tutto è sufficientemente rosolato, aggiungo due pomodori pelati, li faccio sciogliere un po' e spengo.
I Pici hanno un tempo di cottura di 22 minuti!, uno spasso.
Si parla di energia e di progetti futuri, di ciascuno, e se ne mettono in cantiere di comuni.
Poi arriva la signora del tartufo, Angelica. Ci impressiona con un tubero di almeno 6 cm di diametro, raccolto questo mattino stesso.
Il resto della giornata è dedicato alla bimba. Portandola al maneggio per la lezione del giovedì, ed anche questa è un'altra storia che presto racconterò. Ma intanto ecco una foto (iPhone) fatta oggi.

mercoledì 9 dicembre 2009

scende la sera


Eccoci. Si chiude il primo giorno di questo diario.
Il cielo che per tutto il giorno è stato di colore celeste, minuziosamente spazzato dal vento in quota, all'orizzonte, verso il mare, che sta dietro la sagoma del Monte Serra, ha iniziato a farsi giallo-rosato.
Mentre a levante il cielo si è fatto man mano prima azzurro, e poi sempre più scuro, fino al cobalto, quando ancora il sole segnava l'orizzonte con il suo chiarore.
E su questo mantello scuro, che copre le sagome sempre più spoglie degli alberi, si sono accese, pian piano, le stelle.
Anche questa notte, limpida e fredda, il cielo di Pierino avrà il suo tetto punteggiato da un numero indefinito di minuscole, lontanissime, lanterne.

l'entusiasmo

Questa del BLOG era un'idea che covavo da tempo.
Già all'epoca delle prime stampanti laser a buon mercato, mi ero creato un sistema per condividere con gli amici i miei pensieri, e con la scusa delle feste ricorrenti (Pasqua e Natale) recapitavo loro, via posta, in forma di biglietto d'auguri (esistevano ancora le affrancature STAMPE), un foglietto piegato in quattro con una breve storia. Cominciai con la pasqua del 1990, e sono andato dritto fino alla Pasqua del 2007. Poi ho smesso. Le affrancature STAMPE non esistevano più, c'era già la sola posta prioritaria, e il biglietto dell'ultimo anno l'ho inviato via mail.
Così stamani ho deciso di cominciare quest'esperienza, e subito l'entusiasmo mi ha preso.
Entusiasmo che mi ha fatto pubblicare un post vuoto!!!
Entusiasmo che mi ha fatto scrivere 20 al posto di 200 metri....

buongiorno da pierino


Salve.
Stamani a Pierino c'è un magnifico sole, e i colori del bosco sono ancora vivi. Sono 16 mesi che mi sono trasferito qui. Abitavo a 300 metri dalla stazione ferroviaria, a 500 metri dall'uscita della Fi-Pi-Li, a 20 metri da una zona artigianale-industriale. La casa era in campagna, i campi coltivati attorno, ma come sfondo un cavalcavia, una linea di alta tensione e il terrapieno della ferrovia, dietro al quale spuntavano i tetti dei capannoni e una ciminiera da archeologia industriale. Più in fondo, la sagoma del colle di San Miniato, con la Rocca, che davano il loro lato nord. Il giorno e la notte rumori del traffico, fischi del treno e sirene d'allarme.
Adesso abito in una casa in bioedilizia, in un bosco, la prima abitazione è a 1.500 metri di strada bianca. a 2.000 metri un piccolo paese con l'essenziale. La vista è data dagli alberi del bosco che circondano una radura, che cambiano colore con le stagioni. I rumori sono spariti, c'è un silenzio continuo, rotto dal suono di qualche uccello. La sagoma di San Miniato, e la Rocca le vedo ancora, ma adesso vedo il lato sud, quello illuminato...
La foto che allego l'ho appena scattata dalla finestra con il mio iPhone.
Mi scuso per la qualità, ma volevo subito mostrare di cosa stavo parlando.
Ho pensato di aprire una finestra su questo mondo, attraverso il web. Per condividere l'esperienza di questa scelta di vita.
Spero di stimolare la vostra curiosità.
Saluti, Aurelio