alba a pierino

alba a pierino

venerdì 20 maggio 2016

una campagna color verde maggio



Verde è il prato
vicino al quale sono appena passato.
Verde è la chioma dell’olivo
che la bella stagione mantiene vivo.
Verde è la spiga del grano
che ondeggia al tocco della mano.
Verdi sono la montagna e la collina
agli occhi di chi sulla Francigena cammina.

giovedì 19 maggio 2016

grano e papaveri a Lucignano d'Arbia



Ondeggia, il grano, 
sotto la spinta di un vento 
che porta acqua, 
a disegnare onde 
che scendono dalla collina, 
con i papaveri che rosseggiano 
la dove schiumerebbe la risacca.


mercoledì 18 maggio 2016

la Serra e nuvole



C'è un filo di vento
a muovere la campagna
e le nuvole in cielo.


Mi fermo,
le osservo,
e mi chiedo dov'è che vanno,
nel loro farsi e disfarsi. 

domenica 15 maggio 2016

alla Crono del Chianti


Edizione numero 99 del Giro d'Italia, oggi tappa a cronometro da Radda in Chianti a Greve in Chianti.
E' una festa popolare quella che si sembra svolgersi questa domenica, prima ancora che una gara ciclistica.






Alle 11 del mattino a Greve in Chianti ci si arriva solo con la navetta messa a disposizione dal Comune.
















Noi abbiamo un posto di osservazione speciale, la terrazza di un ristorante che da piazza Matteotti, dove è situato l'arrivo, ed è allestito il quartier generale della RAI. Lo studio mobile del processo alla tappa è proprio sotto di noi.




La prima parte del pomeriggio, quella dei primissimi arrivi dei ciclisti di bassa classifica la vediamo dal terrazzo, mangiando.






Poi scendiamo. In piazza Santa Croce hanno allestito lo spazio per la stampa, e i giornalisti sono tutti lì che fermano i ciclisti dopo la gara.







Poi andiamo in Viale Vittorio Veneto, sotto il cartello degli ultimi 600 metri.







Quando stanno per arrivare gli uomini di classifica, arriva anche la pioggia.




Vincenzo Nibali, dopo l'arrivo, viene sommerso da giornalisti e pubblico.


La nostra domenica al Giro d'Italia si conclude ascoltando il processo alla tappa dal terrazzo.


giovedì 12 maggio 2016

il colle di Malamerenda


Uscendo da Siena, verso sud, percorrendo la Cassia, la strada segue il crinale di un colle chiamato Malamerenda.


Un nome così curioso avrà per forza una storia particolare, penso.
Così, dopo esserci passato chissà quante volte, mi decido a prendere il mio web-in-tasca e cerco.
Trovo la storia di una carneficina, raccontata con magnifica poetica di uno scrittore senese, Antonio Palmieri, in uno dei suoi "racconti della Lupa".
La storia riprende una leggenda fiorita nei secoli, secondo la quale, nel corso del 1300 qui avvenne l'uccisione di membri della famiglia Tolomei per mano dei Salimbeni.
I Salimbeni e i Tolomei erano tra le famiglie più ricche e potenti di Siena ai tempi della Repubblica Senese, che spesso si trovano ad avere dispute che sfociavano in duelli.
Per la buona pace della Repubblica, vescovi e Papi si trovavano spesso a fare da pacieri.
Si narra infatti che 1337, il giorno dopo Pasqua, venne fatta una importante merenda per favorire la fratellanza e la pace tra le varie famiglie senesi.
I Tolomei e i Salimbeni si ritrovano qui, su questo colle affacciato sulle crete con il Monte Amiata sullo sfondo. Il banchetto fu preparato nei minimi dettagli da un cuoco della Consuma, un certo Niccolò. Furono portate posate d'argento e scodelle di porcellana. Furono serviti vini di più colori, scovati nelle migliori cantine di Siena e del Chianti. E poi le migliori carni di cervi, lepri, capponi, perfino pavoni e rarissimi pesci.
Per finire, il cuoco servì a tavola 18 tordi, che si narra gli erano stati portati, nonostante fosse tutt'altro che stagione di passo, da uno strano forestiero.
Ma i tordi pur belli e panciuti erano, infatti solo 18, come 18 erano i Tolomei e 18 i Salimbeni.
Bazza a chi tocca—, fu detto!
O mezzo tordo per uno o uno intero e il vicino di tavola starà a vedere.—, ogni Salimbeni aveva accanto un Tolomei.
Si farà la baruffa e chi sarà primo ad arraffiare con l'imboccatoio, godrà.
I commensali si disputarono prima gli uccelli con la forchetta, ma ben presto passarono alla spada.
Così i Tolomei che si erano aggiudicati i tordi con l'imboccatoio, la forchetta,vennero poi tutti trafitti dalle spada dei Salimbeni.