alba a pierino

alba a pierino

giovedì 6 gennaio 2011

istituto agrario San Michele all'Adige

Venerdì 17 dicembre ero a Trento.
http://aurelio-vivereapierino.blogspot.com/2010/12/notte-di-neve-trento.html
Nel primo mattino, avevo partecipato alla presentazione della centrale di teleriscaldamento alimentata con biomassa legnosa, che serve le esigenze termiche di tutto l'Istituto tecnico agrario di San Michele all'Adige.





L'istituto agrario di San Michele all'Adige (IASMA), oggi Fondazione Edmund Mach, in provincia di Trento, è stato fondato dal parlamento della regione austriaca del Tirolo, con sede a Innsbruck, il 12 gennaio 1874.
L'istituto aveva lo scopo di promuovere una rinascita dell'agricoltura tirolese ed ebbe come primo direttore Edmund Mach.
Nel 1990 è stato costituito come ente provinciale e a partire dal 2002 si è articolato in un centro scolastico, in un centro sperimentale e in un centro per l'assistenza tecnica. Dal 2008, assieme al Centro di Ecologia Alpina, è diventato una fondazione privata con capitale pubblico.
Nell'Istituto si vinificano le uve provenienti dai 50 ettari di terreno di proprietà e il prodotto è conservato nella cantina realizzata nell'ex convento agostiniano risalente al XII secolo. La produzione è stimata in circa 250.000 bottiglie di vino, 15.000 di grappa e 10.000 di spumante.
Dallo scorso anno tutto il complesso viene riscaldato da un'unica caldaia, con una rete di distribuzione calore centralizzata.



La caldaia è alimentata con materiale legnoso ricavato dalla macinatura di legname di scarto di segherie della zona, ed anche con tralci di potatura dei vigneti dell'Istituto stesso.




Dopo l'illustrazione dell'impianto, con la visita alla centrale termica, ci hanno mostrato anche alcune macchine per la raccolta di sarmenti.




mercoledì 5 gennaio 2011

non so' se esiste un disegno

Ci sono momenti della vita di ciascuno,
in cui scopriamo una parte di noi stessi
che ancora non conoscevamo.









martedì 4 gennaio 2011

l'eclisse di sole

Da qualche giorno si parlava di un'eclisse parziale di sole, che sarebbe avvenuta questa mattina.
Le radio, già dal mattino presto, hanno continuato a ripeterlo. Qualcuna ha anche cercato di raccontarla, con inviati da varie parti d'Italia.
A Pierino, già alle prime ore dell'alba, un cielo basso, di nuvole informi e compatte, filtrava la luce del sole.
Sopra il colle di Bucciano il sole cercava di farsi largo, ma, apparentemente, senza successo.


Ho pensato che lo spettacolo, oggi, me lo sarei perso.
Ma ho avuto fiducia, e sono andato a cercare.
Primo obiettivo: un vetrino da saldatore.
Acquistato in ferramenta, al modico costo di 1,20 €.
Secondo obiettivo: un buon punto di osservazione, da trovare lungo i miei giri odierni.
Viaggiando in FiPiLi, vedevo ancora il cielo coperto, di nubi informi e, più o meno, ancora compatte.
Con il bagliore del sole che ne usciva smorzato.

vista su San Miniato, ore 09,16
Mi sono fermato ad una piazzola, ed ho scartato il vetrino.
"Accidenti! Ma si vede benissimo.", che emozione, la percezione ad occhio nudo è tutt'altra cosa rispetto alla visione attraverso il vetrino.
Prendo la macchina fotografica, metto il vetrino appoggiato all'obiettivo, e mi accorgo che funziona benissimo anche l'autofocus.
L'esposizione automatica mi da tempi troppo lunghi, quindi metto l'esposizione manuale a priorità di tempi, e seguo le fasi dell'eclisse.

FiPiLi, all'altezza di Empoli Est, ore 09,25

FiPiLi, all'altezza di Empoli Est, ore 09,27

FiPiLi, uscita San Miniato, ore 09,39

FiPiLi, uscita San Miniato, ore 09,39

San Miniato Basso, piazzale Coop, ore 09,44

San Miniato Basso, piazzale Coop, ore 09,57

San Miniato Basso, davanti al negozio FotoOtticaSgherri, ore 10,02

San Miniato Basso, davanti al negozio FotoOtticaSgherri, ore 10,07

Alle 10,07 le nuvole si sono fatte più dense, e i minuti finali dell'eclisse non li ho potuti osservare...



Per questa tabella ringrazio un blogger:
http://olivieromannucci.blogspot.com/2011/01/eclisse-parziale-di-sole-4-gennaio-2011.html

lunedì 3 gennaio 2011

Joan Mirò a Pisa


Ecco luoghi che mi mancavano da tempo.



Costellazioni, arcipelaghi e scampagnate come mete, vie, passaggi e paesaggi di un viaggio visto con lo sguardo che non solo va oltre la realtà, ma riesce anche a spingersi oltre la fantasia.
Arriva fin dentro l'uomo, che, una volta scomposto ogni meccanismo, trova la semplicità del pensiero che si materializza nella poesia dei segni.
E ti rendi conto che, anche quel momento, non è un punto di arrivo.
Un'opera di Mirò non può mai essere considerata un'opera terminata, ma, casomai, compiuta.
Lui stesso chiedeva che non gli venisse mai domandato "quando ha finito una sua opera?", non dava risposte, perché non ne aveva.
Per lui, importante era "lo choc", il momento, l'evento, la causa che aveva dato il via alla sua opera.
Quel granello di tempo in cui i suoi pensieri avevano trovato un'increspatura negli oggetti che aveva attorno, su cui agganciarsi e svilupparsi attorno ad essa.

Prima c'era "lo choc", da cui aveva inizio il primo segno, e poi, dopo i primi, successivi, lenti segni, scaturiva il titolo, ed allora tutte le forme entravano in sintonia, e l'opera prendeva corpo, con un fluire di segni e colori.


"I miei titoli li trovo via via che lavoro, man mano che incateno una cosa all'altra sulla tela. Quando ho trovato il titolo vivo nella sua atmosfera. Il titolo diventa allora, per me, una realtà al cento per cento, come per un altro artista il modello, ad esempio una donna distesa. Il titolo è, per me, una realtà esatta. JM"

Non ha nessun senso cercare nelle opere di Mirò la traccia che ci renda significativo il titolo che ha dato all'opera stessa.
Diventerebbe fuorviante.
Cercheremmo quelle tracce con i nostri pensieri, il nostro bagaglio, il nostro stomaco.
Ma non avendo i suoi stessi pensieri, la sua stessa storia, e soprattutto altri gusti, non arriveremmo mai a niente, solo ad una profonda delusione per l'infruttuosa ricerca.


Ho provato a immaginarmi una possibile sequenza in cui sono stati realizzati i segni di una delle sue "scampagnate".
Sono stato seduto davanti alla scampagnata V per oltre 20 minuti, mentre ero lì ho cercato anche sul web qualche possibile traccia, indicazione, spunto.
Ma alla fine, tutto quello che mi "impressionava", era che quella apparente confusione senza senso di linee scure e colori spruzzati sparsi all'interno di quella semplice cornice, aveva una forte, appagante poesia.

Fuori da Palazzo Blu, i lungarni pisani sono magnifici come sempre.
Eleganti come nessun altro lungo fiume che io conosca.








Nella sera, non tanto fredda, di quest'inizio anno,
seconda decade del primo secolo del terzo millennio,
scorre un Arno placido,
che dissolve leggermente i contorni dei palazzi e delle luci che si specchiano su di esso.





domenica 2 gennaio 2011

notte di stelle nel cielo sopra Pierino

Questa notte, rientrando a Pierino, le strade della Valdegola erano ammantate da una leggera nebbia, che di tanto in tanto si faceva densa.
Anche lungo al strada per salire a Pierino, la nebbia era come mobile, tenue o densa.
Sulla parte finale della salita, superato il galoppatoio, sopra alla querce dell'altalena, il cielo si è fatto, come di colpo, limpido.
Faccio gli ultimi metri non guardando più neppure la strada, rapito da un cielo che appariva così basso da schiacciare gli alberi.

Mi fermo e scendo.
Adesso che guardo verso sud, lo spettacolo è smisurato, e mi emoziona.
Ecco che il paradosso di Cheseaux-Olbers, "l’Universo non è infinito seppure illimitato", acquista tutto il suo senso.

Non conosco la mappa del cielo, non conosco il nome di nessuna delle stelle che vedo, non sono capace di riconoscere neppure una costellazione. Ma sento che tutto ciò che sto vedendo, mi emoziona, fortemente.

Prendo la macchina fotografica, la monto sul cavalletto, e alzo di nuovo gli occhi al cielo.

Ecco, cosa avevo davanti agli occhi, questa notte...



sabato 1 gennaio 2011

una lama di luna all'alba del nuovo anno


Nella notte di questo capodanno,
è come se gran parte delle scintille dei fuochi di mezzanotte
siano rimaste sospese nel cielo nero.

Nella notte limpida, d’aria immobile,
le scintille non portate via dal vento,
son diventate stelle.

Stelle innumerevoli, luminose,
vicine e lontane, grandi e piccole,
sembrano mischiarsi, muoversi.



Stelle che si vanno spegnendo,
col montare del sole,
che le cancella pian piano
col suo bagliore.

Solo le stelle più ostinate,
quelle tenute in cielo
da occhi insonni
che le hanno scrutate per la notte intera,
si provano a resistere.



Una lama di luna,
che sembra rovesciarsi,
bassa, sopra le punte degli alberi,
su di un cielo che si fa sempre chiaro.
E’ l’ultima ad andarsene,
come a voler salutare il primo giorno dell’anno.