alba a pierino

alba a pierino

giovedì 22 febbraio 2018

i ponti di ferro tra Cremona e Castelvetro



L'altro giorno sono stato ad incontrar persone e visitare impianti e progetti nel triangolo tra Brescia, Cremona e Bergamo.
Mattinata luminosa ed un orizzonte ormai consuetudinalmente sufficientemente lontano da poter godere di un paesaggio tutt'altro che anonimo.
Questa è terra di agricoltura storica, di cascine pensate come piccoli castelli, centri sociali ed economici autonomi, realizzati secondo i canoni autarchici delle fattorie settecentesche, poi evolute nella mezzadria. All'interno delle cascine i contadini producevano tutto il necessario alla piccola comunità, che poteva essere anche di cento e più persone. Non solo la sussistenza alimentare ma anche piccole sapienti realizzazioni artigiane, come gli attrezzi da lavoro o mobili e suppellettili per le case. Vite misere, racchiuse dentro ad una corte, che la notte il padrone chiudeva a chiave.


Vista la giornata, l'anticipo sulla tabella di marcia, sono uscito presto dall'autostrada per immergermi in quell'orizzonte piatto, percorrendo le lunghe e rettilinee strade che tagliano la pianura, e allineano tutte le vecchie cascine che si trovano lungo di esse.
L'idea è quella di attraversare il Po passando sul ponte di ferro tra Castelvetro e Cremona. O meglio, "dai" ponti di ferro.


Qualche anno hanno ricordato il centoventesimo anniversario della loro inaugurazione. Tra il 1887 ed il 1892 fu costruito, in sostituzione di un ponte di barche in funzione da circa trent'anni, ma sempre in balia delle acque del grande fiume, un doppio ponte in ferro.
I due ponti poggiavano su piloni appoggiati agli stessi basamenti. Ed era un doppio ponte per tre collegamenti.
Un ponte, che adesso non esiste più, ma si nota la porzione di pilone rimasta vuota, è stato sostituito da un ponte ricostruito di fianco negli anni '90 del secolo scorso, è dedicato al traffico ferroviario sulla linea Cremona-Fidenza.
L'altro ponte, che oggi è percorso dal traffico su gomma, attraversato dalla ex SS10 Padana Inferiore, che parte da Torino ed arriva a Monselice PD, per la parte piacentina, quella che va dall'argine del Po fino alle sua rive è ancora quello originale di fine ottocento. La parte che attraversa il fiume è stata invece ricostruita sul fine degli anni '40, dopo che era stato distrutto durante la seconda guerra mondiale.
Quando fu costruito, questo ponte a doppia carreggiata, ospitava anche il sedime della tranvia Cremona-Piacenza.
Nel mio web-in-tasca trovo anche una bellissima immagine d'epoca.


Attraverso il ponte, arrivando sulla sponda cremonese. Mi fermo ad ammirarlo da sotto, lungo le rive del fiume, vicino ad un circolo canottieri.
Cerco notizie sul mio web-in-tasca e trovo la rassegna stampa del 2012 con gli articoli sulle commemorazioni. Trovo anche immagini delle monete commemorative dell'inaugurazione, ed una pagina di giornale di allora.
Sul sito "piacenzantica" trovo un suggestivo racconto di Roberto Caccialanza, che riporta una bellissima descrizione degli eventi legati all'inaugurazione.
Il Po aveva finito di rappresentare un ostacolo e quell'impresa era considerata non solo coraggiosa, ma lungimirante, presagio di florido avvenire come riportato sulla medaglia commemorativa, o capace di aprire per la città di Cremona un nuovo periodo di speranza, come riportato nei giornali dell'epoca.


E pensare che oggi si è invece diffusa così tanta "incultura" da trasformare questa fiducia nel futuro in paura per ciò che non si conosce. Sembra scomparsa la memoria storica del passato collettivo, sostituita da qualche misero ricordo di banali esperienze personali.

mercoledì 21 febbraio 2018

si riparte



Salve.
Avevo considerato un'esperienza, questa del blog, molto importante. Che mi ha permesso di sviluppare, nel tempo, un rapporto molto speciale con le vicende della mia vita, ma soprattutto con i luoghi e le persone con cui sono entrato in contatto.
Dopo quasi un anno completo dall'ultimo post che avevo pubblicato, dopo il quale mi ero distaccato da queste pagine andando in cerca di altre forme di espressione, tornando ad esporre, a pubblicare racconti, ma soprattutto a raccogliere i miei viaggi e le mie esperienze "collettive" in album fotografici, credo che sia giunto il momento di rivitalizzare questo spazio.
Durante questo anno sono state molte le richieste di frequentatori del mio blog di poter pubblicare mie foto, ma anche testi, per pubblicazioni o pagine web.
Come molti sono stati gli amici che mi hanno chiesto dell'interruzione. Mi sono arrivate anche mail da persone che non conoscevo.
Andando a curiosare sul web, le statistiche di visualizzazioni del blog, nonostante la lunga assenza di nuovi post, sono ancora significative, anche se molto lontane dalle circa mille giornaliere che mediamente si contavano anche nell'ultimo anno.
Così ho deciso di ripartire, con l'obiettivo di tornare a raccontare il mondo visto da Pierino.

sabato 3 febbraio 2018

pedalando sotto la pioggia



Qualche giorno fa un amico mi ha raccontato di aver conversato con due ragazzi che stavano viaggiando in bicicletta lungo la tosco romagnola, a Pontedera.
Erano due ragazzi inglesi che stavano andando in Nueva Zelanda in bicicletta!
Questa coppia di ciclisti che ho fotografato questa mattina, sotto la pioggia, non erano loro, ma mi hanno fatto ricordare il racconto del mio amico.

Pedalavano sotto la pioggia, ognuno racchiuso nel proprio guscio di goretex, e nei propri pensieri.

lunedì 20 febbraio 2017

cielo notturno




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Non è un sogno, 
è un cielo notturno, 
di nuvole illuminate 
dalle luci della città 
che sta dietro alla collina.

domenica 19 febbraio 2017

gelido mattino in Val d'Arbia



E' l'alba, qui dove la Cassia attraversa la valle dell'Arbia.


La luce del sole ha già rivelato il celeste di ampi spazi del cielo.


Ma non è ancora giunta fino a terra, fin su questo campo di erba medica,


Il campo è ancora in ombra, coperto di steli contorni, bruciati dal freddo dell'inverno.


Qui è ancora il gelo, caduto nella notte, ad ammantare tutto.


E disegna magiche trame di brina, a far da contorno a steli e ragnatele.



sabato 18 febbraio 2017

mercoledì 15 febbraio 2017

dalla finestra del Sindaco di Lucignano (29)



Lucignano è un comune italiano di 3.578 abitanti della provincia di Arezzo.
Il centro abitato sorge su di un colle a 400 m s.l.m., a 28 km a sud-ovest di Arezzo e conobbe un denso popolamento, come tutta la Valdichiana, già in epoca villanoviana ed etrusca.

La zona cadde sotto Roma durante il I secolo a.C., grazie alla conquista da parte di Silla. Un contingente romano, agli ordini del console Lucio Licinio Lucullo, si stabilì proprio sul colle ove oggi sorge il borgo e qui fondò un castrum che, in onore del console, venne ribattezzato Lucinianum.

martedì 14 febbraio 2017

buon San Valentino


Anche quest'anno, coma da non mi ricordo da quanti anni, ho prodotto una piccola pubblicazione, progettata e realizzata in proprio, per gli innamorati che festeggiano il San Valentino.
Quella di quest'anno è costituita da un “foglio”, con­tenente un brano autografo, dal titolo “Vorrei averti qui, accanto a me...”, ispirato dal ricordo dei pensieri che hanno affollato i lunghi minuti che ho trascorso ad osservare e fotografare il tramonto dal ponte sull’Usciana, nel Padule di Fucecchio nei pressi di Cavallaia, lo scorso lunedì 6 febbraio, contenente un’immagine fotografica, realizzata quel giorno alle 17:35.


aurelio cupelli
Vorrei averti qui, di fianco a me...
per gli innamorati che festeggiano il San Valentino 2017


Vorrei averti qui, di fianco a me, con lo sguardo rivolto dove si stanno perdendo i miei occhi.
Qui, magari in silenzio, perché ogni parola potrebbe es­sere di troppo.

C’è un vento lieve, costante e freddo, che spira alla mie spalle, mentre sono qui, sul ciglio della strada. Sull’orlo di una piccola scarpata che scende sul campo sottostan­te, che le piogge copiose di questo ultimo fine settimana hanno reso un grande, immobile, stagno.
Mi sono fermato perché il cielo, ingombrato da grosse nuvole, sta prendendo a tingersi dei colori del tramonto.
Il sole è sceso sotto l’ultima nuvola, e si trova tra essa e la linea dell’orizzonte.
Il vento è tanto freddo quanto secco e mi asciuga le lab­bra. Mentre osservo il sole che sta per cadere dietro le colline, incendiando con il suo fiammeggiare le nuvole che si allungano sopra allo stagno e su di esso si specchia­no, mi passo la lingua sulle labbra asciugate dal vento e sento ancora il tuo sapore.

Vorrei averti qui, di fianco a me, con lo sguardo rivolto dove si stanno perdendo i miei occhi.
Qui, magari in silenzio, perché ogni parola potrebbe es­sere di troppo.

Adesso il sole è scomparso dietro alle colline, nere sa­gome che sorgono dallo stagno. Osservo, scruto, penso, ma non mi vengono parole. Ci sono timori, troppi, più delle parole che dovrei usare per raccontare tutta l’emo­zione per lo spettacolo che la natura sta dando davanti ai miei occhi. Timori, piccoli e grandi, per il tuo respiro che adesso non sento, per le parole dolci che vorrei dirti ma che tu non potresti sentire. Per il timore che queste parole siano vane.
Ho gli occhi e il cuore di un bambino, che né con gli uni né con l’altro, riesce a contenere questo spettacolo gigan­te, di una bellezza irriverente, ma che sogna di fermare quest’attimo fuggente.
L’avessi immaginato, avrei corso e l’avrei preso prima, il posto in prima fila.

Vorrei averti qui, di fianco a me, con lo sguardo rivolto dove si stanno perdendo i miei occhi.
Qui, magari in silenzio, perché ogni parola potrebbe es­sere di troppo.

Sarei voluto arrivare prima che si aprisse il cielo, prima che il suo fiammeggiare piovesse nello stagno e cogliere anche quelle emozioni. Cogliere il momento in cui tutto ha avuto inizio e viverlo, per poi riviverlo ad ogni ricordo di quel momento.
Farne un dolce distillato da bere sorsi lenti, come gocce di cristallo, in quei momenti di attesa che tanti ce ne sa­ranno, quando mi troverò a pensare che l’amore di lì non passa mai.
Oppure in quei momenti, quando un bacio è nell’aria, ma ci si scambiano solo silenzi. O quando pensi che vivi una storia da buttare, o quando ne desideri un’altra tutta da rifare.

Vorrei averti qui, di fianco a me, con lo sguardo rivolto dove si stanno perdendo i miei occhi.
Qui, magari in silenzio, perché ogni parola potrebbe es­sere di troppo.

Scendo lungo la scarpata, mi abbasso fino al pelo d’acqua e guardo lo spettacolo da lì, da quello che poteva essere il punto di vista di qualche ranocchio adesso in letargo.
Da qui, da questo angolo disperso, dietro ai resti anneri­ti di arbusti arsi da un incendio estivo, penso a cos’altro desiderare, ma non come se tutto quello che sto vedendo e vivendo non mi rendesse contento, anzi. Perché i segni che già conservo di queste emozioni, nel momento stes­so che le sto vivendo, sono subito cicatrici, che bruciano forte al calore dell’amore per chi darei i miei occhi adesso, con dentro intrappolati i colori e la poesia di questi attimi.
Abbasso lo sguardo, dalle nuvole che sotto rosseggiano come se ci fossero braci alimentate dal vento, scendo al bagliore che muore dietro all’orizzonte nero della linea si­nuosa delle colline, e poi giù fino allo stagno dove si spec­chia il cielo, ed è come risalire fino alle nuvole a fuoco.
Per arrivare ai miei piedi, dove mi vedo riflesso sul velo d’acqua scura.
Mi osservo per un attimo e penso che sto facendo brucia­re tutto quanto, tanto da annerire i ricordi, tanto da can­cellare d’averli vissuti. Come preso da una smania deva­stante, di rimpicciolire il tempo ed accorciare le distanze. La voglia di averti qui con me.

Vorrei averti qui, di fianco a me, con lo sguardo rivolto dove si stanno perdendo i miei occhi.
Qui, anche solo per dirti che ti amo.

lunedì 13 febbraio 2017

il Castello di Oliveto



Il castello di Oliveto conserva le tipiche fattezze delle architetture medievali, come le torri e le alte mura merlate, i fossati e le corte interna con il pozzo. Ma in realtà fu costruito agli inizi del ‘400, qui, sulla cima di un colle a dominio della valletta interna del torrente Pescaiola, affluente di destra del fiume Elsa, da Puccio Pucci, della nobile famiglia fiorentina dei Pucci, a guardia dei propri vasti possedimenti della zona.


Non era stato ancora finito di costruire, quando Oliveto si trovò a dover fronteggiare l’assalto di svariate compagnie di banditi che scorazzavano per la Valdelsa. Fu più volte occupato e poi restituito alla alla famiglia Pucci nella guerra fra Senesi e Fiorentini (fino al 1480). Durante la lotta in difesa dell’ultima Repubblica Fiorentina, negli anni 1529-1530, Oliveto fu caposaldo degli imperiali, avendo i Pucci preso posizione in favore del papa Clemente VII, che intendeva recuperare Firenze al dominio della sua casa, i Medici.


Tra i più celebri personaggi storici che soggiornarono in questo castello si citano Lorenzo il Magnifico, Papa Leone X e il re d’Italia Vittorio Emanuele III.
Dopo essersi dovuto adattare al ruolo di quartiere generale delle truppe tedesche e in seguito americane nel corso della Seconda Guerra Mondiale, oggi il Castello di Oliveto è sede di una fiorente azienda vitivinicola.

domenica 12 febbraio 2017

al carnevale dei bambini di San Miniato Basso


Con una domenica di ritardo rispetto al programma, causa la pioggia della scorsa domenica, la con prima sfilata dei carri sull'anello della pista della Casa Culturale, ha preso il via l'edizione numero 40.


sabato 11 febbraio 2017

l'Albero dell'Amore di Lucignano



Avevo scoperto l'Albero di Lucignano per caso. Inattesa emozione tra le molteplici di un viaggio magnifico, fatto nel luglio del 2005, lungo le ferrovie aretine e dentro di me.
Un viaggio da cui venne fuori un diario che portai all'Archivio Diaristico di Pieve S. Stefano e con il quale partecipai all'edizione del 2006 del Premio Pieve.

Mi valse la selezione dei primi 10 diari e la partecipazione alla manifestazione finale.


Ci sono tornato ieri, dopo quasi dodici anni.
Alcune cose sono cambiate, sarà mancata la sorpresa, ma l'emozione potente della grandezza di quest'opera che va oltre la fede e l'arte, l'ho riassaporata come allora.
Così come nella pagina di diario che ho qui riportato e che vi invito a leggere.