alba a pierino

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mercoledì 10 marzo 2010

il Don Quixote

La festa della donna, e il maltempo, hanno procrastinato la pubblicazione su questo mio blog, del racconto dei miei pensieri e delle immagini, raccolte assistendo al balletto del Don Quixote (Don Chisciotte).

Domenica, di primo pomeriggio, passeggiando sul lungarno Vespucci, diretti agli Uffizi, abbiamo incrociato un gran numero di signore in pelliccia, che si dirigevano verso il Teatro Comunale.
Incuriositi siamo andati a vedere cosa c'era.
In cartellone c'era il "Don Quixote", uno dei balletti più famosi.
Fuori faceva freddo, noi eravamo curiosi, c'erano ancora dei buoni posti, così abbiamo deciso di entrare.


Lo spettacolo è stato bellissimo. Tra primo atto, intervallo e secondo atto, sono passate due ore e mezza, senza annoiarci minimamente.
Bello il teatro, belle le scene, bello il balletto, fantastici i costumi, leggibile e godibile la storia rappresentata.





Il Don Quixote firmato Vladimir Derevianko è approdato, con MaggioDanza, per la prima volta in Italia, dal 6 al 10 marzo, al Teatro Comunale di Firenze. Lo spettacolo fu creato nel 2004 per la Compagnia di Balletto dell'Opera di Dresda. Il Don Quixote fiorentino si è articolato in 2 atti e in 5 quadri, con le musiche create da Minkus e riorchestrate da Grafe, eseguite dal vivo dall'Orchestra del Maggio diretta da Alexander Sotnikov.




Creato nel 2004 per la Compagnia di Balletto dell’Opera di Dresda, il Don Quixote è firmato dal grande virtuoso russo Vladimir Derevianko, attuale direttore artistico di MaggioDanza.
La figura dell’hidalgo visionario ha conosciuto da sempre grande fortuna coreografica. Dopo l’originale ottocentesco di Petipa, nel Novecento ne hanno dato proprie riletture Gorskij, Zacharov, Nureyev, Baryshnikov, fino a quella estrema di Neumeier. Negli ultimi mesi compagnie blasonate come quella scaligera o dai Paesi dell’est, l’hanno presentata con successo in Italia.
Ora la versione di Derevianko, “comica, romantica, con un tocco voluto di kitsch”, che si avvale delle scene e dei costumi prodotti nei laboratori della Sächsiche Staatsoper Dresden e firmati da Roberta Guidi di Bagno e delle luci di Marco Filibeck, si propone come una commedia a lieto fine, diversa anche da quella di Dresda.

Nei ruoli di Kitri e di Basilio in scena per le prime due recite i primi ballerini dello Staatsballet di Berlino Iana Salenko, nata a Kiev, e Dinu Tamazlacaru, moldavo. Don Chisciotte è Umberto De Luca, e Sancho Panza è Umberto Saiola.


Per sé Derevianko ha tenuto il ruolo ausiliare di Gamache, il damerino, che fa da spalla a tutti i personaggi e che, dal contrasto anche nell’aspetto fisico con Sancho, fa scaturire la naturale comicità della situazione.


Saltando il prologo, faccio iniziare l’azione già in una animata piazza spagnola, mantenendo le scene principali come quella del sogno, della taverna, degli zingari: la coreografia è per metà quella orignale, per metà mia ma in stile Petipa. Spero di averne dato un’interpretazione divertente, cui assistere con il sorriso sulle labbra”.



Per integrare la Compagnia di Ballo del Maggio, “così diversa numericamente da quella del Kirov, ma anche di Dresda”, e mettere comunque in scena un grande titolo ottocentesco pur rivisto in chiave moderna, Derevianko ha stretto un’inedita alleanza con la Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala, da cui provengono sei coppie di giovanissimi ballerini under 18 che affiancheranno con bravura e freschezza i colleghi di Firenze, dopo essere stati selezionati fra i tanti allievi dallo stesso Derevianko insieme a Frédéric Olivieri, Direttore della Scuola scaligera.


LA STORIA DEL BALLETTO
La prima del balletto va in scena il 14 dicembre 1869 a Mosca, presso il Teatro Bolshoy, con la coreografia di Marius Petipa, che trae ispirazione dal celebre romanzo di Cervantes. In realtà, come spesso accade per i balletti del repertorio accademico, il riferimento alla fonte letteraria costituisce solo un pretesto per narrare la vicenda amorosa di Kitri, figlia dell’oste e da questi promessa in sposa al nobile Gamache e Basilio, un giovane barbiere di cui la ragazza è innamorata. Il Cavaliere Triste è qui una figura quasi marginale rispetto alla centralità dei due innamorati.
Ripreso dallo stesso Petipa, nel 1871 il balletto viene presentato al Teatro Marinski di San Pietroburgo in una redazione monumentale di 5 atti e 11 quadri, ridotta nel 1887 dal coreografo A. Bogdanov a soli tre atti per il Teatro Bolshoy.
Occorrerà attendere il 1900 per rivederlo in una nuova versione in tre atti, firmata e presentata da Alexandr Gorski a Mosca, più snella nonostante l’introduzione di nuove danze, tra cui il fandango del terzo atto, su musica di E. Napravnik. Viene attribuito maggior risalto, inoltre, ai ruoli di Mercedes, della Danzatrice di Strada e della Regina delle Driadi.
A parte successivi riallestimenti, tra cui uno ad opera di F. Lopukhov nel 1923, il balletto viene ulteriormente modificato nel 1940, da Rostislav Zakharov, allora coreografo principale del Teatro Bolshoy, che, tra l’altro, aggiunge al quadro della Taverna una nuova danza, la Giga, su musica di V. Soloviov-Sedoi, mentre, sempre nel secondo atto, viene inserita la Danza Zingara, su musica del compositore Jelobinski, coreografata in precedenza da Kasian Goleizovski.




Contravvenendo alla richiesta-raccomandazione-divieto fattami anche dalle hostess del teatro, ho scattato le immagini che condivido con voi in questo post.

martedì 9 marzo 2010

rientro nella bufera


Secondo giorno della settimana, altro giorno con i piedi nella neve.
Una poltiglia gialla e cremosa, intrisa di sale e chissà cos'altro...


Già all'andata, verso Pesaro, il tempo non prometteva bene, con del nevischio sull'Appennino.




Al ritorno, sull'A14, da Forlì a Bologna la neve cadeva copiosa.



Risalendo l'Appennino, la bufera.


Il raccordo di Casalecchio chiuso, 15 km da Modena a Bologna perché la polizia controllava se i mezzi avevano le catene a bordo.
A Casalecchio si entrava dalla tangenziale di Bologna, dopo almeno 5 km di coda, da un solo casello aperto. Ma senza nessun controllo delle catene.
Poi la strada, tutti incolonnati dietro agli spazzaneve, a 40 km/h.


Più si saliva è più neve cadeva. Più neve cadeva, più il vento la portava in tutte le direzioni.
Da Bologna a Firenze sono servite 2 ore e mezza. Anche se a scendere, la pioggia a sostituito la neve, ancor prima di Barberino.



Parte di questo post l'ho pubblicato mentre ero in coda.

lunedì 8 marzo 2010

festa della donna

Eccomi a pubblicare il biglietto per la festa della donna di quest'anno.
Purtroppo ho combinato un mezzo pasticcio, e il biglietto l'ho inviato tardi. Nel tardo, tardissimo pomeriggio.
Molte lo vedranno domani. Mi dispiace.
Avevo preparato il biglietto ieri mattina, ma mancavano le foto. Mi ero ripromesso di fotografare la notte, e stamani inserire le foto e spedire le e-mail. tanto per cominciare non ho fatto foto alla notte.


Stamani la mia sveglia, per essere alle 10,30 a Mondovì (dove ho rimesso i piedi nella neve, tanto per cambiare in quest'inverno), avrebbe dovuto suonare non più tardi delle 7,00. L'ho fatta suonare mezz'ora prima per raccogliere frammenti di foto alla notte del mio archivio, ed inserirle nel biglietto.
Appena acceso il computer, con gli occhi ancora velati dal sonno, ho visto una gran confusione sul desktop, così ho pensato di far pulizia di quelle che mi sembravano solo immagini, usate per i post di ieri e di sabato.
Dopo aver raccolto i frammenti, sono andato a cercare il file con il biglietto, preparato ieri mattina.
Purtroppo era finito nel cestino insieme a tutti gli altri, e cancellato.
Così, al ritorno dal Piemonte, nel pomeriggio ho dovuto ricostruire il biglietto, e l'ho quindi potuto spedire.


Eccolo:







domenica 7 marzo 2010

domani è la festa della donna


Oggi pubblico il biglietto per la festa della donna del 2008.
Le immagini usate non erano inedite, ma appartenevano ad una collezione dal titolo "Castagni", in forma di portfolio, realizzato il pomeriggio del 18 aprile 2005, in Garfagnana (Lucca), inseguendo il vento.









sabato 6 marzo 2010

tra pochi giorni è la festa della donna

Non mi voglio mettere a scrivere sul "mio" senso della festa della donna.
E' un avvenimento che fa parte del mio calendario. Per me è diventato, da anni, uno dei miei momenti, ma anche un tema, per produrre qualcosa di mio.
Un momento, ed un argomento, per raccogliere alcuni miei pensieri.
Il tema principale è: "Donne in cerca di una loro strada".
A due giorni dall'8 di marzo, uso questo avvicinamento per pubblicare due dei più recenti lavori.
Oggi quello del 2007,

Lo realizzai proprio il giorno dell'8 Marzo 2007. Immagini e pensieri per una pubblicazione per la festa delle donne di quell'anno. Le immagini contenute andavano sotto il titolo "Le Piste del Cuore", collezione fotografica estratta dall’album “Viaggio in Puglia”, realizzata il pomeriggio del 24 febbraio 2007, nel Vallone di Locone, Spianazzola (Bari).
Questo è stata forse l'unica pubblicazione per l'8 marzo che ho esposto al pubblico. Lo feci lo stesso anno, all'interno delle iniziative della manifestazione "I Fuochi di San Giovanni", evento folcloristico e culturale organizzato dal Comune di San Miniato nel mese di giugno.


aurelio cupelli
8 marzo
per le donne che cercano la loro strada


Distesa, attorno a me,
una campagna dai tenui colori di tardo inverno.
Sento la strada che scorre sotto di me,
e penso.
Entro in circoli della mente,
si confondono tra loro flash back,
notti calde, quasi dimenticate.
E poi valigie di ricordi, a volte di immagini.
Una curva si porta via i miei pensieri.
La strada adesso non è più dritta,
si muove sinuosa
tra campi verdi e campi ocra.
Cascine diroccate si avvicinano da destra,
svolto per andar loro incontro.


Cammino troppo veloce,
ma è come se mi chiamassero,
ma non sento cosa mi dicono.
Mi avvicino, mi soffermo,
ma dietro di loro
un’altra strada si scorge.
E’ una strada dritta, piana,
che si appoggia sulla campagna
verde di frumento.
Un lungo, leggero ponte, la sorregge.
E’ una ferrovia.
La strada va oltre le cascine diroccate,
insegue i binari appoggiati
sopra i verdi campi di grano.
Sento di nuovo una voce chiamare.


Non sento cosa mi dice, e allora mi avvicino,
mi avvicino alla ferrovia.
Proseguo lungo la strada, si incrociano.
I binari arrivano piani, da sopra il ponte,
tagliano la pietra
che sta sotto il sottile strato di terra fertile,
per restare piani.
La strada segue le rughe e le onde del terreno,
si mischia alla terra, e fatta di essa.
I binari viaggiano quasi dritti, piani,
indifferenti delle rughe e delle onde,
che tagliano, scavalcano, modellano.

Penso alla fatica che ha fatto questa strada
a portarmi fin qui,
ed alla velocità con cui i binari
sono apparsi all’orizzonte,
hanno tagliato la roccia,
e sono passati sotto alla strada stessa,
per sparire,
dritti e piani, nell’orizzonte opposto.
—Andate piano, resto indietro—,
dico ai miei pensieri,
mentre quell’immagine svanisce.
E’ solo un attimo,
un alito di vento porta con se
il dolce profumo di un susino in fiore.
Mi chiedo se sto bene.
Un’altra strada mi è di fronte,
adesso i tamburi battono fuori tempo.

mi chiedo se ne sia valsa la pena, dopotutto, di arrivare fin qui

venerdì 5 marzo 2010

ancora piedi nella neve

Questa mattina ero a Modena. Ho passato l'Appennino mentre cadeva una leggera piovviggine, quasi fosse nebbia addensata, con qualche fiocco di ghiaccio.
Dopo Bologna la pioggia si era fatta più insistente. Entrando in città, a Modena, la pioggia si era fatta più copiosa, a tratti battente.
Durante la riunione, ho visto, attraverso la finestra, fiocchi di neve che si mischiavano alle gocce di pioggia.


A mezzogiorno cadeva solo neve, con fiocchi enormi.


Dopo mezz'ora una leggera patina di fiocchi aveva iniziato ad attaccare su tutto.
Così, ancora per quest'inverno, mi sono ritrovato con i piedi nella neve.





Sulla strada del ritorno, già a metà strada con Bologna, i fiocchi erano di nuovo gocce d'acqua, e valicato di nuovo l'Appennino era sparita anche la pioggia...

giovedì 4 marzo 2010

come la luce abbagliante di un faro

Costa tirrenica, tra Pisa e Livorno, sull'ora del tramonto.
Viaggiavo direzione sud, sul viadotto di Coltano, il più lungo d'Europa.
Il cielo era coperto da una spessa coltre di nubi scure, mentre all'orizzonte, verso il mare, c'era una striscia di cielo azzurro.
D'un tratto, come la luce abbagliante di un faro, la palla di fuoco del sole è calata da sopra la coltre di nubi, sull'orizzonte.
Una luce gialla e potente ha investito tutto.


Verso l'interno, davanti a noi, un enorme arcobaleno, con la sua fascia di colori, ampia e ben distinta, è apparso.
Giacomo, che era con me, ha preso la mia macchina fotografica è ha fotografato quel fenomeno della natura.



Uscendo a Collesalvetti ci siamo fermati a fare altre foto.






In quel momento, ed in quella posizione, l'arcobaleno faceva da arco al casello dell'autostrada.



Velocemente la luce da gialla si è fatta rosata e poi sempre più rossa.




Fino a farsi viola, man mano che il sole tramontava.

mercoledì 3 marzo 2010

piove, ci si riposa...

Stamani ero partito di buon'ora per Conselve, Padova.
Alle 7,00 ero già vicino a Firenze, alle 9,30 a Conselve.
Nebbia e freddo, ma niente pioggia, che però era annunciata.
Riunione, pranzo volante in autostrada, ma avvicinati a Bologna la nebbia ha fatto posto alla piovvigine.
Appennino attraversato sotto una pioggia leggera, ma scendendo su Firenze il tempo sembrava un po' più aperto.
Purtroppo arrivato a San Miniato, nel primo pomeriggio, la pioggia cadeva abbastanza insistente.
Subito ho pensato: -Piove? Allora ci si riposa, niente piantumazione dei due alberi di ciliegie, e neppure delle rose rampicanti da mettere attorno alla cisterna.-

martedì 2 marzo 2010

piantumazione del frutteto

Oggi bel tempo a Pierino, così, sull'ora di pranzo mi sono deciso a piantare gli alberi da frutto che avevo acquistato ormai quasi un mese fa.
Avevo approfittato di una promozione della Coop, che vendeva piante da frutto con le radici in un pane di segatura a 4,90 €.
Mi ricordo che quel giorno sembrava che avessi svaligiato il supermercato, con due carrelli carichi di lunghe fruste, con tutti quanti che si abbassavano al mio passaggio.
Avevo acquistato 4 diverse varietà di susine, 2 diverse varietà di pesche, un fico in vaso, un pero e 4 diverse varietà di ciliegie, di cui 2 in vaso.
A settembre dello scorso anno avevo arato due strisce di terreno, campetti terrazzati con una fila di olivi lungo il ciglio.
Nel primo campo ho messo il fico, i due peschi più un terzo, regalo di compleanno dello scorso anno della mia sorella Seconda, i 4 susini, e in fondo, il pero.
Nel campetto superiore, più aperto ed arieggiato, ho piantato i 4 ciliegi.
Misurando per piantarli, ho lasciato segnato il posto per altri due alberi.
Stasera ho fatto spesa al centro commerciale di Empoli, e nel supermercato Coop avevano ancora dei ciliegi in vaso (12,50 €), così ho acquistato le due piante per finire il filare di ciliegi.

Ho caricato le piante sul rimorchio del trattorino.


Ho misurato e messo il filo per allineare le piante.


Ho scavato le buche, messo un po' di letame di cavallo e piantato il mio frutteto.

lunedì 1 marzo 2010

Milano sera

Mattina a Tortona AL, da un importante allevatore, con una storia che si intreccia con San Miniato e finisce a San Vincenzo. Pomeriggio a Castel San Giovanni PC, da un altro allevatore, con grandi visioni e una storia che si intreccia con altre che conosco.
Sera a Milano, con l'ufficio lasciato ben oltre le sette.





Milano con il calare della notte acquista un fascino particolare, forse anche poetico, con il traffico che si attenua e le luci che disegnano una città che di giorno non si vede.