Continua la mia lotta. Quando sono arrivato a Pierino, la natura si era già ripresa quasi tutto.
Anche il rudere era oramai sommerso di vegetazione, la strada in alcuni tratti era un segno sul terreno, gli olivi boe nell'erba alta.
Credevo che sarebbe stato difficile anche solo creare uno spazio dove mettere i piedi.
Oggi invece ho capito che forse era più facile del previsto.
Anche se non devo mai abbassare la guardia.
La strada adesso è una pista in ghiaia, solida e sicura.
tutto a torno a casa è consolidato e in parte pavimentato.
Gli olivi si innalzano su di un tappeto erboso ben tenuto.
Stamani ho tagliato gli arbusti ed il paleo che coprivano un alto ciglione dell'oliveta, e gli ho dato fuoco.
sabato 20 marzo 2010
venerdì 19 marzo 2010
a proposito di "trenAretino"
L'altro giorno, parlando delle gite scolastiche in programma a Pierino, ho parlato di trenAretino.
"TrenAretino" è il diario di un viaggio di due giorni, sabato 23 e domenica 24 luglio 2005, sul trenino del casentino e quello della valdichiana, con bici e macchina fotografica al seguito.
Con questo diario partecipai anche al Premio Pieve, nel quale fui premiato nella selezione finale.
Ecco le 3 pagine di quel magnifico diario, in cui racconto di quell'aneddoto.


"TrenAretino" è il diario di un viaggio di due giorni, sabato 23 e domenica 24 luglio 2005, sul trenino del casentino e quello della valdichiana, con bici e macchina fotografica al seguito.
Con questo diario partecipai anche al Premio Pieve, nel quale fui premiato nella selezione finale.
Ecco le 3 pagine di quel magnifico diario, in cui racconto di quell'aneddoto.


giovedì 18 marzo 2010
alla festa di San Patrizio

Festa di San Patrizio al Saschall di Firenze, intitolata "colori e sapori d'Irlanda".

Cena con fetta di pane ricoperta da una fetta di salmone affumicato, crema di cavolo verza, spezzatino di manzo alla birra.



Musiche celtiche, e gara di freccette.


Ho perso all'ultimo tiro, e non mi hanno neppure dato la rivincita!
mercoledì 17 marzo 2010
martedì 16 marzo 2010
il viaggio in tram

Oggi di nuovo a Milano, e questa volta in treno.
E' più di un anno che coltivo un'idea.
L'idea di un viaggio lungo un giorno, dal mattino a notte fonda.

Un viaggio che abbia come mezzo di trasporto il tram, il tram di Milano.

Un viaggio tutto dentro alla città, dove arriva il tram, nei luoghi del tram.

Un viaggio di pensieri, pensieri che girano attorno al centro del mondo.
Un viaggio in compagnia di un angelo...
...Portami dove mi devi portare
Africa, Asia o nel primo locale
fammi vedere che cosa vuol dire
partire davvero...

...Portami dove mi devi portare
Venere, Marte o altri locali
fammi vedere che cosa succede
a viaggiare davvero...
lunedì 15 marzo 2010
tre gite scolastiche programmate a Pierino
Antefatto:

La signora, di nome Lucia, mi stava cercando, o meglio stava chiedendo informazioni su dove fosse la casa in bioarchitettura di cui aveva letto sul giornale. L’edicolante le aveva risposto: —Dov’è la casa di preciso non lo so, ma so che è del signore che sta entrando—.
La signora mi ha subito riconosciuto anche lei.
Che curioso, io ero lì per caso, e loro stavano cercando me.

Lucia è oggi la preside del circolo didattico di Ponte a Egola, scuola primaria e secondaria, oltre che socia di LIMES, un circolo culturale che si occupa di temi di sostenibilità ambientale.

Attraverso l’associazione e il circolo didattico, hanno avviato un progetto scolastico di educazione alla sostenibilità ambientale in chiave abitativa.

E come attività di completamento del progetto scolastico, Lucia pensava di organizzare, per le classi che partecipavano a questo progetto, delle gite per visitare applicazioni di bioarchitettura.

Quella sera ci scambiammo i numeri di telefono, ed oggi lei, e due suoi collaboratori sono venuti a farmi visita per vedere Pierino e programmare ben tre gite per tre diverse classi, di tre diverse scuole, di cui una da fuori comune, da Orentano.

Saranno tre mattine, condizioni meteo permettendo, immagino, del mese di aprile.
L’8, il 16 ed il 27.
Qualche settimana fa, alle sei del pomeriggio, su richiesta della bimba, che voleva delle figurine, mi ero fermato all’edicola del paese.
Appena entrato, mi sono accorto che l’edicolante e una signora stavano parlando di me.
La signora l’ho subito riconosciuta. Ci conoscevamo da ragazzi, abitava a metà viale, a San Miniato Basso, ed era la figlia del macellaio.
L’edicolante mi spiega subito tutto.

La signora, di nome Lucia, mi stava cercando, o meglio stava chiedendo informazioni su dove fosse la casa in bioarchitettura di cui aveva letto sul giornale. L’edicolante le aveva risposto: —Dov’è la casa di preciso non lo so, ma so che è del signore che sta entrando—.
La signora mi ha subito riconosciuto anche lei.
Che curioso, io ero lì per caso, e loro stavano cercando me.
Mi era successa un cosa molto simile, qualche anno fa, in occasione del mio viaggio “trenAretino”, che, girando per il borgo di Lucignano, e vedendo la Torre del Cassero, entrai in un’edicola proprio sotto di esso, chiedendo come si poteva fare per visitarla. L’edicolante mi rispose che il proprietario era appena uscito di lì, e me lo andò a chiamare…

Lucia è oggi la preside del circolo didattico di Ponte a Egola, scuola primaria e secondaria, oltre che socia di LIMES, un circolo culturale che si occupa di temi di sostenibilità ambientale.

Attraverso l’associazione e il circolo didattico, hanno avviato un progetto scolastico di educazione alla sostenibilità ambientale in chiave abitativa.

E come attività di completamento del progetto scolastico, Lucia pensava di organizzare, per le classi che partecipavano a questo progetto, delle gite per visitare applicazioni di bioarchitettura.

Quella sera ci scambiammo i numeri di telefono, ed oggi lei, e due suoi collaboratori sono venuti a farmi visita per vedere Pierino e programmare ben tre gite per tre diverse classi, di tre diverse scuole, di cui una da fuori comune, da Orentano.

Saranno tre mattine, condizioni meteo permettendo, immagino, del mese di aprile.
L’8, il 16 ed il 27.
domenica 14 marzo 2010
sabato 13 marzo 2010
dopo tanto...


A volte ci sono delle cose, dei difetti, che diventano così familiari, che alla fine li accettiamo così. Ma non ci accorgiamo che, accettandoli, e facendoci l'abitudine, ci condizionano la vita stessa.
Sembrano piccole cose, forse insignificanti. Ma entrano a far parte di noi.
Ad esempio, come una delle primissime cose che ho fatto a servizio della mia casa a Pierino, avevo posato sulla terra delle grosse mattonelle, per fare un camminamento in corrispondenza della porta di casa.



Dopo diversi mesi, a marzo dello scorso anno, passato l'inverno ho fatto costruire il piazzalino, e pavimentare il marciapiede.
Il 18 marzo il getto della base del piazzalino, il 23 la pavimentazione.
Quando i muratori rimisero a posto le mattonelle del vialetto che avevo fatto io, non le riposizionarono, bene, tanto che si muovevano passandoci sopra.
Una particolare, la mattonella che si trova proprio di fronte alla porta di casa, era quella che si muoveva di più. Tanto che quando pioveva, passandoci sopra, l'acqua rinveniva da sotto.
Bene, dopo un anno, oggi l'ho tolta, livellato il fondo, e riposizionata...
venerdì 12 marzo 2010
i piedi nella neve anche a Gallina

Così mi son trovato, a metà marzo, ad infilare le scarpe nella neve anche a Gallina.
Faceva una certa impressione vedere la Val d'Orcia imbiancata. Il cuore delle crete, il cratere, raccoglieva tra le sue pieghe, i "mammelloni" delle colline verdi di grano ancora al primo nodo, lembi consumati di neve. Mentre tutto attorno, il colle di San Quirico, come quello di Pienza, erano ben innevati. Come la Rocca di Castiglione, il Borgo di Monticchiello, e poi più giù verso Radicofani. Il Cetona, che chiude a Sud-Est la valle, era una sagoma appena più scura del cielo bianco di ieri pomeriggio.
A Vico d'Orcia, alle falde dell'Amiata è coperto da un metro e mezzo di neve.

Io ero venuto per vedere a che punto erano i montaggi e l'avviamento dell'impianto.
Ci sono ancora molte attività da fare...

giovedì 11 marzo 2010
la neve di Mondovì
Lunedì ero a Mondovì, dove la domenica precedente, e la notte, erano caduti circa 30 cm di neve.

Mi raccontano che tra mercoledì e ieri ne ha fatta anche di più.


Lunedì feci alcune foto, tra queste una particolarmente simpatica.
Davanti al municipio di Mondovì c'è una statua, che sembra essere stata presa in gioco dalla stagione.

Con la neve che gli ha messo il cappello, la sciarpa, e due palline in mano, da tirare al primo che passa...
mercoledì 10 marzo 2010
il Don Quixote
La festa della donna, e il maltempo, hanno procrastinato la pubblicazione su questo mio blog, del racconto dei miei pensieri e delle immagini, raccolte assistendo al balletto del Don Quixote (Don Chisciotte).
Domenica, di primo pomeriggio, passeggiando sul lungarno Vespucci, diretti agli Uffizi, abbiamo incrociato un gran numero di signore in pelliccia, che si dirigevano verso il Teatro Comunale.
Incuriositi siamo andati a vedere cosa c'era.
Incuriositi siamo andati a vedere cosa c'era.
In cartellone c'era il "Don Quixote", uno dei balletti più famosi.
Fuori faceva freddo, noi eravamo curiosi, c'erano ancora dei buoni posti, così abbiamo deciso di entrare.
Fuori faceva freddo, noi eravamo curiosi, c'erano ancora dei buoni posti, così abbiamo deciso di entrare.

Lo spettacolo è stato bellissimo. Tra primo atto, intervallo e secondo atto, sono passate due ore e mezza, senza annoiarci minimamente.
Bello il teatro, belle le scene, bello il balletto, fantastici i costumi, leggibile e godibile la storia rappresentata.


Il Don Quixote firmato Vladimir Derevianko è approdato, con MaggioDanza, per la prima volta in Italia, dal 6 al 10 marzo, al Teatro Comunale di Firenze. Lo spettacolo fu creato nel 2004 per la Compagnia di Balletto dell'Opera di Dresda. Il Don Quixote fiorentino si è articolato in 2 atti e in 5 quadri, con le musiche create da Minkus e riorchestrate da Grafe, eseguite dal vivo dall'Orchestra del Maggio diretta da Alexander Sotnikov.
Creato nel 2004 per la Compagnia di Balletto dell’Opera di Dresda, il Don Quixote è firmato dal grande virtuoso russo Vladimir Derevianko, attuale direttore artistico di MaggioDanza.
La figura dell’hidalgo visionario ha conosciuto da sempre grande fortuna coreografica. Dopo l’originale ottocentesco di Petipa, nel Novecento ne hanno dato proprie riletture Gorskij, Zacharov, Nureyev, Baryshnikov, fino a quella estrema di Neumeier. Negli ultimi mesi compagnie blasonate come quella scaligera o dai Paesi dell’est, l’hanno presentata con successo in Italia.
Ora la versione di Derevianko, “comica, romantica, con un tocco voluto di kitsch”, che si avvale delle scene e dei costumi prodotti nei laboratori della Sächsiche Staatsoper Dresden e firmati da Roberta Guidi di Bagno e delle luci di Marco Filibeck, si propone come una commedia a lieto fine, diversa anche da quella di Dresda.
Nei ruoli di Kitri e di Basilio in scena per le prime due recite i primi ballerini dello Staatsballet di Berlino Iana Salenko, nata a Kiev, e Dinu Tamazlacaru, moldavo. Don Chisciotte è Umberto De Luca, e Sancho Panza è Umberto Saiola.

Per sé Derevianko ha tenuto il ruolo ausiliare di Gamache, il damerino, che fa da spalla a tutti i personaggi e che, dal contrasto anche nell’aspetto fisico con Sancho, fa scaturire la naturale comicità della situazione.

“Saltando il prologo, faccio iniziare l’azione già in una animata piazza spagnola, mantenendo le scene principali come quella del sogno, della taverna, degli zingari: la coreografia è per metà quella orignale, per metà mia ma in stile Petipa. Spero di averne dato un’interpretazione divertente, cui assistere con il sorriso sulle labbra”.


Per integrare la Compagnia di Ballo del Maggio, “così diversa numericamente da quella del Kirov, ma anche di Dresda”, e mettere comunque in scena un grande titolo ottocentesco pur rivisto in chiave moderna, Derevianko ha stretto un’inedita alleanza con la Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala, da cui provengono sei coppie di giovanissimi ballerini under 18 che affiancheranno con bravura e freschezza i colleghi di Firenze, dopo essere stati selezionati fra i tanti allievi dallo stesso Derevianko insieme a Frédéric Olivieri, Direttore della Scuola scaligera.
LA STORIA DEL BALLETTO
La prima del balletto va in scena il 14 dicembre 1869 a Mosca, presso il Teatro Bolshoy, con la coreografia di Marius Petipa, che trae ispirazione dal celebre romanzo di Cervantes. In realtà, come spesso accade per i balletti del repertorio accademico, il riferimento alla fonte letteraria costituisce solo un pretesto per narrare la vicenda amorosa di Kitri, figlia dell’oste e da questi promessa in sposa al nobile Gamache e Basilio, un giovane barbiere di cui la ragazza è innamorata. Il Cavaliere Triste è qui una figura quasi marginale rispetto alla centralità dei due innamorati.
Ripreso dallo stesso Petipa, nel 1871 il balletto viene presentato al Teatro Marinski di San Pietroburgo in una redazione monumentale di 5 atti e 11 quadri, ridotta nel 1887 dal coreografo A. Bogdanov a soli tre atti per il Teatro Bolshoy.
Occorrerà attendere il 1900 per rivederlo in una nuova versione in tre atti, firmata e presentata da Alexandr Gorski a Mosca, più snella nonostante l’introduzione di nuove danze, tra cui il fandango del terzo atto, su musica di E. Napravnik. Viene attribuito maggior risalto, inoltre, ai ruoli di Mercedes, della Danzatrice di Strada e della Regina delle Driadi.
A parte successivi riallestimenti, tra cui uno ad opera di F. Lopukhov nel 1923, il balletto viene ulteriormente modificato nel 1940, da Rostislav Zakharov, allora coreografo principale del Teatro Bolshoy, che, tra l’altro, aggiunge al quadro della Taverna una nuova danza, la Giga, su musica di V. Soloviov-Sedoi, mentre, sempre nel secondo atto, viene inserita la Danza Zingara, su musica del compositore Jelobinski, coreografata in precedenza da Kasian Goleizovski.



Contravvenendo alla richiesta-raccomandazione-divieto fattami anche dalle hostess del teatro, ho scattato le immagini che condivido con voi in questo post.
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