alba a pierino

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mercoledì 18 giugno 2014

basilico in idroponica



Oggi sono tornato a far visita, per la seconda, ad una splendida realtà.
Dove si è stati capaci di dare una concreta risposta a molti di quei quesiti che vanno affrontati quando si affronta la questione della sostenibilità dell'uso delle risorse.

Per accrescere il bisogno, e qualità della vita, la disponibilità di risorse alimentari è una questione fondamentale.
Solo nella seconda metà dell'ultimo secolo, una parte della popolazione mondiale si è affrancata dal problema della fame, dalla carenza della disponibilità di alimenti, riuscendo ad ottenere livelli qualitativi eccellenti, mentre dal punto di vista della quantità si è giunti a livelli di abbondanza tale, che negli ultimi decenni si assiste al problema inverso, dato da gravi situazioni sanitarie e sociali dovute all'eccesso di alimentazione della popolazione.


In provincia di Reggio Emilia, una cooperativa agricola ha saputo coniugare una serie di fattori, alcuni dei quali contestuali alla realtà del loro territorio, ma comunque ripetibili anche altrove, per realizzare un interessantissimo progetto.


La coltivazione del basilico in Italia ha un’estensione di circa 400 ettari, per tre-quarti in serra, e di questi più di un-terzo in Liguria.
Il basilico è una coltura con un ciclo di sviluppo piuttosto corto e si coltiva generalmente in ambiente protetto, direttamente sul terreno, in vasetto o in bancali, con semina diretta e raramente con trapianto.
Le densità realizzate variano da 600 a 1000 piantine/mq.


Si va comunque sempre più diffondendo la coltivazione in idroponica, secondo il sistema del floating system. Ossia la coltura viene effettuata in vasche di diverse dimensioni, dove il basilico viene seminato in contenitori alveolari di polistirolo che galleggiano sull’acqua. Queste vasche sono riempite d’acqua a concentrazione misurata in elementi nutritivi. I contenitori galleggiano su questa superficie e la coltura si sviluppa fino al momento della raccolta, in 3 settimane d'estate o in 5 settimane in inverno.



Il floating system è un vero e proprio sistema di coltivazione in fuori suolo e, anche se la coltura del basilico non è particolarmente esigente, è in ogni caso un sistema di coltivazione che richiede una serra ed un sistema per la gestione ed il controllo di coltivazione adeguato. Si tratta di un sistema di coltura che come strato di coltivazione non utilizza il terreno, ma soltanto l’acqua arricchita di soluzioni nutritive. Il terreno, spesso si trova in condizioni agronomiche e fitosanitarie tali, da non permettere più una sana coltivazione senza ingenti interventi chimici per controllare patogeni tellurici e malerbe. Il divieto d’utilizzo del bromuro di metile ha portato gli agricoltori a cercare una tecnica innovativa sostitutiva per poter continuare l’attività.


Il sistema prevede l’impiego di vasche impermeabili, rivestite in materiale plastico, riempite con una soluzione nutritiva completa di macro e microelementi, per un’altezza di circa 20-25 cm, che viene arieggiata mediante ricircolo ed insufflazione d'aria.
Nelle vasche, sull'acqua contenente gli elementi nutritivi, galleggiano dei contenitori alveolati di polistirolo ad alta densità, provvisti di fori, che fungono da supporto per le piante in coltivazione. In questi pannelli, per poter praticare la semina diretta della coltura si riempiono i fori con un mix di substrati a base di terricci, vermiculite e perlite, su cui viene depositato il seme.


L’apparato radicale della pianta si sviluppa all’interno della vasca risultando completamente immerso nella soluzione nutritiva.


Il prodotto di IV gamma, è quell'insieme di prodotti ortofrutticoli freschi minimamente trattati e cioè lavati, tagliati e confezionati. Il floating system rappresenta un sistema particolarmente adatto per la coltivazione di prodotti destinati per la IV gamma, in quanto assicura elevati livelli produttivi caratterizzati anche da buone caratteristiche qualitative, grazie alla particolare specializzazione delle pratiche colturali. In quanto si possono eseguire meccanicamente tutte le operazioni colturali, tra cui la semina e la raccolta, compreso la pulizia ed il lavaggio dei plateau per il loro completo recupero e riutilizzo alla fine di ogni ciclo.





Il prodotto, non entrando in contatto con il terreno, al momento della raccolta è già pronto per essere inviato alla lavorazione per la preparazione di sughi, il famosissimo pesto, o per il confezionamento per il consumo fresco.



Come in tutti gli impianti specializzati esistenti, anche qui la coltivazione è assistita, in inverno, per garantirne i livelli produttivi e di salubrità della coltura, da calore e luce.
Qui riscaldano sia l'acqua delle vasche, attraverso un sistema radiante a pavimento, e l'aria con degli aerotermi.
La particolarità di questo progetto, che lo rende estremamente ambientalmente sostenibile, è il fatto che il calore e l'energia elettrica necessari per il funzionamento dei circa 5.000 mq di serra, provengono dal recupero del biogas generato da una discarica di rifiuti solidi urbani, con il quale vengono alimentati quattro gruppi di cogenerazione.

2 commenti:

  1. Bello... lo stiamo facendo anche noi a Tenerife...

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  2. interessante e approfondita descrizione.
    Io sto facendo un esperimento di acquaponica ad Albenga sv, con una vasca di mt. 6,00x2,50x0,60, invio il link
    http://silviofarinazzo.blogspot.it/2016/09/acquaponica-ovvero-i-pesci-sotto-lorto.html?spref=fb

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