alba a pierino

alba a pierino

giovedì 21 novembre 2013

ho attraversato l'arcobaleno!


Questa mattina, i primi fiocchi di neve della stagione si sono infranti sul mio parabrezza, attraversando l'Appennino.


Alcune gallerie e, scendendo verso l'Emilia, esce il sole, mentre un arcobaleno taglia il cielo da una parte all'altra.


Proseguo, e mi capita di bucarlo.
Sì, proprio così.

Guardate questa foto. Vedete il furgoncino bianco davanti a me?
L'arcobaleno che si vede, sembra nascere proprio sulla scia del furgone, ed è come se se lo trascinasse dietro. Quando ho raggiungo il furgone, e l'ho sorpassato, ho attraversato l'arcobaleno.


Non è piatto, sapete?
E' una colonna, ampia, di finissime goccioline colorate.
Quando l'ho attraversato la mia macchina è stata avvolta da un vortice di goccioline che giravano tutto attorno, e sul mio parabrezza si dividevano, le une da una parte, le altre dall'altra, il verde dall'azzurro. L'attraversamento è durato pochi, intensissimi, emozionanti, istanti.


mercoledì 20 novembre 2013

un'emozione senza immagine


Ho pranzato a Gallina, seduto sulla linea immaginaria del 43° parallelo, e mi sono messo subito in viaggio per Arezzo.
Mentre percorro la Cassia verso nord, verso Siena, sul suo tracciato ondulante e sinuoso che segue i crinali dei mammellonati, prima del ponte sull'Orcia, mi guardo attorno.
La strada, e la terra che comincia a coprirsi di verde, del grano già avanzato nella crescita, la trovo bagnata di fresco.
Tutto attorno, il cielo è fatto di nuvole e squarci di sole.
Verso il Monte Cetona si allunga il braccio di un piccolo arcobaleno.
Lo seguo con gli occhi, mentre cerco un punto della strada dove fermarmi, avendo una visuale interessante dell'arcobaleno.
Percorro anche più di un chilometro prima di fermarmi, per scegliere il punto giusto.
La scena mi piace. Le colline che verdeggiano, una strada rettilinea ma mossa, un casolare sul crinale, il Cetona sullo sfondo, sotto ad in cielo azzurro, su cui si allunga ancora l'arcobaleno.
Mi fermo, accosto, prendo la mia macchina fotografica, controllo le impostazioni, inquadro e premo il pulsante dell'otturatore. Ma la macchina non scatta la foto. Controllo se è accesa, e vedo che il selettore è su ON, quindi riprovo, ma niente.
Controllo la carica della batteria, e la trovo completamente scarica.
E' la prima volta che mi accade da quando ho questa macchina fotografica.
Ecco, quindi, l'immagine che ho raccolto dell'arcobaleno sulle colline della val d'Orcia.


martedì 19 novembre 2013

foto con Nicolas Burdisso


Nicolas Burdisso, difensore dell'AS Roma, è venuto a far visita a San Miniato, accompagnato dall'amico Luca Franceschi, da anni preparatore atletico della squadra, in occasione dell'annuale Mostra Mercato del Tartufo Bianco.
Grazie all'amica Veronica, dopo averlo fotografato per tutto il pomeriggio, ho potuto farmi una foto con lui.


Se avesse giocato negli anni '80, quando ero un ragazzino, credo che poteva essere uno dei miei idoli.
Io giocavo difensore centrale, da stopper come si diceva allora. E menavo, come tutti gli stopper dovevano menare. Il mio idolo era Pietro Vierchowod.

lunedì 18 novembre 2013

il castello di Montebicchieri



La costruzione del castello di Montebicchieri risale al 1200 circa, quando alcuni superstiti dell'assedio che portò alla distruzione, ad opera delle truppe del Sacro Romano Impero, del vicino castello di Vetrignano, costruirono nuove fortificazioni ed una chiesa, dedicata a Santa Lucia, che il vescovo di Lucca, nel 1204 elesse a parrocchia.
Per un breve periodo Montebicchieri, come già Vetrignano, fu sotto la signoria della famiglia della Gherardesca, a metà del ‘200 cadde sotto l'autorità del comune di San Miniato, che se ne servì come baluardo difensivo sul versante pisano. Dopo aver resistito alle scorribande di Uguccione della Faggiola (1314-1315), Montebicchieri cadde nelle mani dei pisani condotti da Castruccio Castracani (1322), per ritornare sotto San Miniato con la pace di Montopoli (1329).


Con la fine dell'indipendenza del comune di San Miniato (1370), il castello passò direttamente sotto l'autorità del comune di Firenze, che continuò a ritenerlo un fortilizio strategicamente importante nella lotta contro Pisa.
Il castello doveva essere particolarmente inaccessibile, soprattutto sul lato che guarda la Valdegola, grazie al terreno scosceso e alla doppia cinta di mura, di cui quella interna circondava un pianoro nel quale si erigevano sei torri.
Dopo la definitiva sconfitta di Pisa terminò anche l'importanza del castello di Montebicchieri.


Terminata la sua funzione di fortilizio il centro del castello fu ridotto a villa gentilizia nel 1675 da Braccio di Andrea Compagni. Nel 1774 il borgo di Montebicchieri entrò a far parte della nuova comunità di San Miniato. Oggi Montebicchieri è formato da alcune case coloniche disabitate, dalla villa-castello e dalla chiesa di Santa Lucia.

sabato 16 novembre 2013

il riso mantovano, ospite a San Miniato



Questo fine settimana, a San Miniato per la 43a Mostra Mercato del Tartufo Bianco di San Miniato, c'erano, come ospiti, gli amici dell'associazione Strada del Riso e dei Risotti Mantovani, di cui fanno parte persone, riserie, enti pubblici, ristoranti, agriturismi.
Sono venuti a San Miniato per promuovere e valorizzare il Riso Vialone Nano Mantovano ed il loro piatto tipico, il Risotto alla Pilota.


L'area che si allarga attorno alla strada del riso è di circa 200 chilometri quadrati, con un migliaio d'ettari coltivati annualmente a riso, tutti concentrati in quella zona denominata "sinistra Mincio", ovvero la grande fetta di campagna fatta a forma di fuso, compresa tra la sponda sinistra del fiume Mincio e i confini delle province di Verona e Rovigo. 


Luciano, presidente dell'associazione, è anche un grande cuoco, che, nello spazio eventi di piazza del Seminario, ha fatto incontrare il Riso Vialone Nano Mantovano con il tartufo bianco di San Miniato. 


Intervistato ed assistito dall'amico Marco Nebbiai, Luciano, mentre cucinava il risotto, ci ha raccontato la storia del riso mantovano.




 Le prime testimonianze di coltivazione del riso risalgono al periodo di Federico II Gonzaga (1500-1540). Grazie alla realizzazione di imponenti opere di bonifica idraulica, nacquero numerose corti risicole che permisero in breve tempo l'estensione della coltivazione del riso in tutto il Sinistra Mincio, tanto che verso la metà del '700, ben 2.600 ettari circa erano coltivati a riso. L'aumento delle coltivazioni e quindi dei guadagni che queste consentirono, produssero di conseguenza l'aumento dei dazi per le concessioni delle acque, generando contrasti tra i produttori mantovani e veronesi per l'utilizzo delle acque dei canali di confine. La questione venne risolta il 25 giugno 1774 con la stesura del cosiddetto "Trattato sopra l'uso delle acque del Tartaro" che regolò l'utilizzo di tutte le bocche irrigatorie derivate dal canale.




La produzione del riso mantovano, grazie alle sue pregiate caratteristiche, aumentò progressivamente nonostante la concorrenza dei risi piemontesi, fino ad arrivare a metà dell'800 a più di 5.000 ettari coltivati. Successivamente la coltivazione si contrasse fino a stabilizzarsi ormai da 25 anni su valori che variano dai 700 ai 1.500 ettari annui, concentrati in quella stessa zona del Sinistra Mincio che vide la nascita della risicoltura virgiliana. Prima dell'avvento della meccanizzazione le operazioni di coltivazione del riso venivano svolte dalle mondine che da maggio ad agosto, dall'alba al tramonto, spesso lontano da casa, si occupavano del trapianto, della monda, della trebbiatura fino alla raccolta del riso.


Terminata la cottura del Vialone Nano Mantovano col tartufo, è stato servito ai presenti.
Poi Luciano si è messo a cucinare il loro risotto. Il risotto alla Pilota.


Il suo nome dai piloti o pilarini, addetti alla lavorazione del riso nelle pile, gli impianti in cui il cereale viene raffinato per il consumo.
Il 25 novembre si festeggiano i Mugnai. Quando gli agricoltori portavano il risone a pulire, a fine stagione si facevano una gran festa. Il mugnaio conservava un sacco, a suo parere, il più bello, per essere usato per la pentola grande, tutti i componenti delle famiglie dei mugnai partecipavano a questo grande pranzo, all'epoca si macellava il maiale e parte di polpa e di pancetta venivano usate per preparare il famoso "pesto".
L'anziano del gruppo si preparava per tempo e sceglieva per il fuoco i ceppi migliori, l'acqua era presa dal pozzo e i bambini facevano da contorno festoso per questo rituale; il tutto durava alcune ore ed era oggetto di particolare attenzione. Quando il risotto era servito in abbondante quantità, sfamava appetiti che forse non erano soddisfatti tutti i giorni e il ricordo accompagnava le lunghe ore invernali.

venerdì 15 novembre 2013

funghi nei boschi di Pierino



La mia sorella, ed una sua amica, dopo pranzo, hanno fatto un giro nei boschi di Pierino.


Il cesto che avevano portato, non è bastato per contenere tutti galletti che hanno trovato.

giovedì 14 novembre 2013

gita scolastica a Pierino



Riprendono, con il nuovo anno scolastico, le gite dei bambini delle scuole primarie della zona a Pierino. Per vedere la mia casa in bioedilizia e per conoscere come si può vivere in un modo più ecologicamente sostenibile.


Oggi è venuta una classe quinta delle scuole elementari di Capanne, comune di Montopoli Valdarno.
I ragazzi sono giunti con il loro scuolabus.


Nel piazzalino davanti alla casa hanno ascoltato il racconto della costruzione della casa, e le spiegazioni sui materiali con i quali è stata costruita.


Poi l'hanno visitata all'interno, ed hanno scoperto come "funziona".
Ho mostrato loro il piano cottura ad induzione, ed ho fatto vedere l'acqua che bolle, nella pentola, in meno di un minuto.
Quando ho spiegato loro il funzionamento, facendo il confronto con il forno a microonde, subito i bambini hanno detto che il microonde fa male.
I campi elettromagnetici fanno paura, ma ciò che conta è la conoscenza, e dopo aver spiegato che si tratta di due sistemi fisici diversi, ho consigliato loro di fare attenzione ad altre cose che già si conoscono per dannose, ma che però appartengono alla consuetudine.
Ho detto loro:
La cosa che fa più male è la cattiva alimentazione. Anzi, mi correggo, la cosa che più male in assoluto è fumare! —.


Dopo la visita alla casa, merenda sunto il pergolato con focaccia e pane con l'olio di Pierino.



Prima di ripartire per tornare a scuola, i bambini sono saliti a turno sull'altalena, facendosi una foto a testa.




Maestre comprese…