lunedì 22 aprile 2013
il tramonto, qui a Pierino
Ho visto arrampicarsi,
lassù nel cielo,
come a voler costruire una notte fantastica,
in cerca di qualcosa possibile,
in cerca di un desiderio,
nuvole lanciate, soffiate.
sabato 20 aprile 2013
venerdì 19 aprile 2013
l'università di Siena, ed il ricordo di Curtatone
Siena è piena di turisti, come al solito, mi viene da dire.
Mi trovo a passare davanti alla sede del Rettorato dell'Università di Siena, a pochi passi da una soleggiata Piazza del Campo.
All'interno del cortile della sede dell'ateneo c'è un monumento, un piedistallo sormontato da un'obelisco al quale è appoggiata una statua bronzea che raffigura la libertà che sorregge un soldato caduto.
Sulla sommità del piccolo obelisco che scolpita la data del 29 maggio 1848, il giorno in cui fu combattuta la battaglia di Curtatone e Montanara, nel pieno della Prima Guerra d'Indipendenza, tra l'esercito Austriaco, guidato dal Maresciallo Radetzky, forte di 22.000 fanti e 150 cannoni, e le truppe dell'esercito Piemontese, composte di circa 6000 uomini fra i quali, oltre ai circa 450 volontari universitari pisani e senesi, giunti sul posto guidati dai loro professori.
I corpo di volontari senesi, inquadrato, sotto la guida del Conte Carlo Corradino Chigi, nella Compagnia della Guardia Universitaria, composta da tre professori, un assistente e 55 studenti.
Sulla base del monumento, realizzato nel 1893 dallo scultore fiorentino Raffaello Romanelli, è incisa una frase in latino: "Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor".
Sul mio web-in-tasca scopro che è la citazione di un verso dell'Eneide di Virgilio, e tradotta letteralmente significa che: "nasca un giorno dalle mie ceneri un vendicatore".
giovedì 18 aprile 2013
la potatura degli olivi
Rientra tardi questa sera. Risalgo la strada per Pierino e mi guardo la potatura dei miei olivi, già raccolta e pronta al consueto rito della "cremazione" per farne cenere per concimare il mio orto.
Gli olivi sono stati potati venerdì scorso da Nazareno ed il suo cognato.
mercoledì 17 aprile 2013
preparativi per l'anniversario del Cigoli
Nel 2013, a San Miniato, sarà celebrato un'importante anniversario, i quattrocento anni dalla scomparsa di Lodovico Cardi detto il Cigoli.
Pittore, scenografo e architetto, Lodovico Cardi è nato al Castelvecchio di Cigoli, vicino San Miniato. Fu allievo di Alessandro Allori (1535-1607) e di Bernardo Buontalenti (1536-1608), entrambi personalità di spicco nel panorama artistico della corte medicea.
Come scenografo il Cigoli si occupò dei festeggiamenti per le nozze di Ferdinando I (1549-1609) e Maria Cristina di Lorena (1565-1636) nel 1589 e per il matrimonio di Maria de' Medici (1575-1642) con Enrico IV (1553-1610) nel 1600.
Frequentando gli stessi ambienti culturali, strinse amicizia con il letterato Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1646), a sua volta amico di Galileo.
Lo scorso lunedì, ci siamo incontrati, tra uomini e donne di buona volontà, appassionati d'arte e del nostro territorio, per provare a gettare le basi di un calendario di eventi.
Eravamo più di venti...
martedì 16 aprile 2013
lunedì 15 aprile 2013
colza in fiore, al tramonto
La dove sabato scorso, al mattino, mi ero fermato a fotografare la colza in fiore, stasera mi sono fermato per fotografarla con il sole al tramonto.
domenica 14 aprile 2013
grande risata a Pierino
Gli ultimi viaggi di lavoro sul delta del Po e nella bassa veronese hanno generato "una grande risata".
Raccontando agli amici della coltivazione del riso che si fa in quelle zone, e della presenza, soprattutto nella bassa veronese, specie attorno ad Isola della Scala, di numerosi risiere artigianali, abbiamo pensato di organizzare un pranzo a base di riso.
Io ho pensato all'approvvigionamento del riso, acquistando ben 8 kg, di 8 diversi tipi. Tra le amiche è poi nata una sorta di gara alla preparazione del condimento.
Io ed Agnese abbiamo preparato un timballo di riso, con macinato di bovino carote cavolo e formaggio, da mangiare come secondo.
Per primo ho preparato il risotto ai carciofi. Michela ha portato il sugo di pesce per due tegami di risotto alla pescatora. Lisa aveva preparato gli asparagi. Federica il sugo ai porri, che poi, alla fine, abbiamo mischiato con la zucca gialla che avevo preparato io per un risotto magnifico di oltre un chilo, che ha chiuso le portate dei primi.
Per finire dolci a volontà. Con Agnese avevamo preparato una torta di riso, ma quella portata da Chiara era molto più buona.
Dopo pranzo tutti a lavorare, a raccogliere la potatura degli olivi. Ricciolo alla guida del trattorino, io sul carrello a sistemare i rami e tutti gli altri a raccogliere e caricare. Il Ciolle con il forcone.
I bimbi un po' ci hanno aiutato, ma molto hanno, giustamente, giocato. Soprattutto con l'altalena.
Il sole iniziava uno dei suoi spettacoli tramonti quando gli amici se ne sono andati.
Poco dopo, le tenebre della notte, con il suo silenzio, sono scesi su Pierino, ed una piccola lama di luna è comparsa nel cielo, in compagnia della sua stella preferita.
Guardandola ho ripensato alla fantastica giornata appena trascorsa, sapendo di essere un uomo fortunato. Fortunato di avere degli amici con cui poter passare, e condividere, momenti così belli.
sabato 13 aprile 2013
venerdì 12 aprile 2013
la Sovrintendenza dei Beni Archeologici della Toscana
In alcune occasioni, come quella di oggi, ho la conferma di alcune consapevolezze che sento sempre più acquisite.
Una di queste consapevolezze è che il lavoro che svolgo, oltre che ad appassionarmi, mi permette di entrare in contatto con realtà belle, quanto importanti, parti di sistemi e di storie di notevoli dimensioni culturali, come ad esempio i rapporti che ho "la fortuna" di tenere con i funzionari della Soprintendenza per i beni Archeologici della Regione Toscana.
Le visite che mi trovo, magari, purtroppo, poco frequenti, a condurre presso la loro sede di via della Pergola a Firenze, sono momenti di forti emozioni. Camminare in quei corridoi storici, tra statue d'epoca romana, urne funerarie d'epoca etrusca, vasellame, teche con monili ed arredi, ricostruzioni attraverso plastici. Le porte socchiuse che danno su stanze dove nella penombra si scorgono sarcofagi e suppellettili antiche. Tutto questo mi fa sentire in un luogo senza tempo, dove ci sono tutti i tempi, e tutti gli uomini e le donne che hanno vissuto tutta la storia.
E poi il piacere del confronto e del colloquio con i funzionari della Sovrintendenza, pur nella difficoltà della trattazione dei temi che mi trovo a porre loro, che vengono sempre conditi da aneddoti, storie e discussioni inerenti gli scavi o le attività che essi conducono nelle aree geografiche di cui ci troviamo a trattare.
La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha sede nel Palazzo della Crocetta edificato nel seicento dall'architetto Giulio Parigi, quando Cosimo II decise di ampliare il Casino di Lorenzo il Magnifico, situato tra le attuali via della Pergola e via Gino Capponi, e abitato dalla sorella Maria Maddalena, figlia di Ferdinando I e Maria Cristina di Lorena, per trasformarlo in un palazzo vero e proprio.
Fanno parte del complesso dove ha sede la Soprintendenza prestigiosi musei nazionali che contengono migliaia di reperti famosissimi. Il Museo egizio, tra i primi al mondo. Il Centro di Restauro archeologico altamente specializzato e conosciuto in tutto il mondo soprattutto per il restauro dei Bronzi di Riace.
Ed è proprio ripensando alla storia dei Bronzi di Riace, che proprio stamani, durante il colloquio, abbiamo un po' ripercorso, che vengo ad una di quelle consapevolezze di cui ho scritto all'inizio del post.
Mi ricordo di un giorno di primavera, era il 1981 e faceva caldo, e c'era tanta luce che entrava dalle finestre che illuminava la parte della sala. Io avevo da poco compiuto quindici anni, e mi vedevo davanti una folla, turisti di ogni lingua e colore, quasi tutti in camicia, pittori e disegnatori lungo le pareti della sala. Al centro, su dei piedistalli che poneva il loro bacino all'altezza delle teste dei visitatori, le due statue di metallo scuro dei Bronzi di Riace.
La gente stava per lo più immobile, estasiata, con il volto rivolto leggermente in alto, come in adorazione.
Ricordo ancora nitidamente i riflessi di quel sole di primavera che faceva luccicare il bonzo delle statue, ma ancor di più il rame delle labbra.
Quel giorno, dopo la scuola, non presi subito il treno per tornare a casa, ma con alcuni compagni andammo a vedere i Bronzi.
Ricordo benissimo che in quel momento, e quegli anni, i miei pensieri non riuscivo a portarli neppure oltre a quello che i miei occhi vedevano. Non riuscivo a comprendere come era stato possibile che qualcuno in passato era stato capace di "fare" una cosa così bella, di una bellezza assoluta.
E mi chiedevo, che se già qualcuno aveva fatto "una cosa così" ben duemila anni prima, cosa mai poteva riservarmi il futuro, a me, ragazzino, che stavo vivendo in quegli anni di terrorismo, guerra fredda e minaccia nucleare?
Così, dopo trent'anni, mi rendo conto di essere diventato consapevole che a quella domanda non c'è risposta, ma c'è, per fortuna, la gratifica di trovarmi tra quelle stanze dove uomini e donne pensarono ed eseguirono il restauro dei Bronzi di Riace, la cui vista una parte importante hanno avuto nella mia formazione.
giovedì 11 aprile 2013
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