alba a pierino

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venerdì 4 dicembre 2015

i Vincanto e la Grande Guerra





Eccomi, dopo una "certa" pausa, a seguire di nuovo le orme degli amici dei Vincanto, il gruppo musicale composto da Ilaria Savini, Simone Faraoni e Alessandro Cei.




L'occasione è uno spettacolo che si è svolto questa sera, e verrà replicato domani sera, al Museo del Vetro di Empoli, che rientra nelle celebrazioni istituzionali dedicate al 4 Novembre, giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, per non dimenticare lo strazio e la drammaticità della Grande Guerra.



Lo spettacolo, dal titolo “E’ il mio cuore il paese più straziato”, è una produzione dell'amico Andrea Giuntini, che con le sue letture di racconti, diari e poesie, alternato alle canzoni dei Vincanto, accompagnano il pubblico nei ricordi di quella guerra a cento anni di distanza.





Il titolo dello spettacolo è tratto da due versi di "San Martino al Carso", una delle poesie più commoventi di Giuseppe Ungaretti.

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato.


La narrazione e le canzoni ripercorrono tutta la storia e la prosopopea del conflitto.





La chiamata alle armi, la vita nelle trincee, il crudo racconto degli insensati e sanguinosissimi assalti per la conquista di pochi metri di terreno. Correndo fino al fronte occidentale, sulle memorie dei combattenti francesi, inglesi e tedeschi.



Tra il pubblico, molti si commuovono. Un signore mi si avvicina, molto agitato. Capisco che ha voglia di testimoniare, tira fuori una medaglia che custodisce tra le monete e me la mostra. 
E' la medaglia dei Cavalieri di Vittorio Veneto del padre, che gli aveva raccontato molte delle giornate passate al fronte.


giovedì 3 dicembre 2015

la ferrovia per Massa Marittima



Nell'ultimo decennio dell'ottocento, in un'Italia che doveva ancora concludere la sua epopea unitaria, arrivano le prime trasformazioni "moderniste" che accompagnano le dinamiche della rivoluzione industriale in corso già da decenni nel resto dell'Europa.



Motore, e mezzo, di queste trasformazioni, è la locomotiva a vapore.
E' lungo i binari che scorre la nuova corrente che trascina idee, cose e persone.



Da questa esigenza di movimento, nasce e si sviluppa una rete ferroviaria che riesce a diventare presto sempre più capillare, costruita da una variegata tipologia di strutture. Dalla rete ferroviaria a scartamento ordinario che collegano le grandi città, a linee a scartamento ridotto che nascono soprattutto in aree minerarie, ma anche reti tranviarie che escono dagli ambiti strettamente cittadini, per collegare anche periferie e circondari.


E' un tempo in cui il treno rappresenta ancora per la mobilità, soprattutto nelle aree periferiche, l'unica alternativa al cavallo. Con la bicicletta, come la stessa automobile, che devono aspettare il novecento per farsi vedere sulle strade della provincia italiana.


La scoperta di risorse minerarie in quantità rilevante, avvenuta a metà dell'800, porterà
il Comune di Massa Marittima sotto la spinta delle società minerarie che gestivano l’estrazione dei minerali nella zona, a presentare nel 1882 un progetto al Parlamento del Regno d'Italia. Questo primo progetto fu bocciato.
Sorte migliore ebbe il progetto presentato in Parlamento nel 1899, che ottenne l'approvazione.
L'anno dopo fu costituita la "Società Anonima della Ferrovia Massa Marittima-Follonica", con lo scopo di costruire e gestire un collegamento ferroviario a scartamento normale fra Massa Marittima e Follonica.


Il tracciato prevedeva un capolinea presso il Porto di Follonica con arrivo in località Ghirlanda, per un dislivello totale di oltre 350 metri. L'inaugurazione della ferrovia avvenne il 11 dicembre del 1902.

Sulla linea venne fin dall'inizio effettuato sia servizio viaggiatori locale che servizio merci, soprattutto per movimentare il minerale proveniente dalla miniera di Val d'Aspra.


Nata essenzialmente come ferrovia mineraria, la Massa Marittima-Follonica risentì pesantemente del periodo di crisi successivo alla grande depressione, che determinò il crollo del prezzo dei minerali, e con esso il traffico passeggeri e merci sulla linea. Nel frattempo la società Montecatini aveva iniziato a servirsi di proprie teleferiche, lunghe complessivamente oltre 30 km, con le quali portava la pirite fino a Scarlino.
In conseguenza di tale situazione, a partire dal 1º febbraio 1933 venne attivato un servizio viaggiatori sostitutivo con pullman. Il traffico merci, pur non raggiungendo più i volumi ante crisi, si attestò alla fine degli anni trenta su valori sufficienti a garantire alla società di gestione l'equilibrio economico.
Nel giugno 1944 la ferrovia fu interrottta, soprattutto a causa della distruzione del ponte sul fiume Pecora ad opera delle truppe tedesche in ritirata, di quello sul Pietraia e del sottopasso ferroviari.
La Commissione per la riattivazione dei servizi pubblici di trasporto connessi all'industria privata, istituita a norma del Decreto Legislativo Luogotenenziale 15 ottobre 1944 n.346, ritenne non indispensabile la ricostituzione della ferrovia, soppressa formalmente nel 1948.

mercoledì 2 dicembre 2015

il concerto di Nicola Mei a San Miniato



Serata speciale a San Miniato, ieri. Nell'auditorium della Cassa di Risparmio, organizzato dalla Fondazione San Miniato Promozione e dalla commissione Pari opportunità del Comune di San Miniato, nell'ambito delle celebrazioni della Giornata internazionale contro la violenza di genere, si è svolto il concerto di Nicola Mei.




Chi frequenta l'Isola d'Elba d'estate lo conosce benissimo. Da oltre dieci anni, Nicola Mei anima le serate di Giannino, coinvolgendo con la sua presenza carismatica soprattutto il pubblico femminile.

Anche ieri sera ha saputo far partecipare una platea molto composita, che già dopo le prime canzoni, cantava con lui in coro.




Ha intrattenuto il pubblico per oltre due ore, cantando molti dei successi a partire dagli anni '70, con Nada, Tenco ed altri, passando per gli anni '80 di Gino Paoli, Julio Iglesias, per arrivare agli anni '90 con canzoni della Mannoia, Zucchero, Ligabue e Vasco Rossi.




Complimenti a Nicola Mei, per averci fatto divertire e pensare...




martedì 1 dicembre 2015

la miniera di Niccioleta



Il borgo di Niccioleta, che si trova all’interno del territorio del comune di Massa Marittima, è sorto nel Medioevo, attorno all’attività di escavazione della calamina. Ma sarà nell'Ottocento che assumerà una certa rilevanza, per il rinvenimento di un importante giacimento di pirite. Questa nuova attività, fece sì che la popolazione di Niccioleta aumentò sensibilmente, tanto che divenne uno dei principali centri di estrazione delle Colline Metallifere, raggiunto per lavoro da numerosi minatori dalla vicina Massa Marittima, da Castell'Azzara, da Santa Fiora e da altre zone del Monte Amiata. Nel 1933, il paese assunse la fisionomia che presenta ancora oggi, grazie al rinnovamento della miniera istituita dall’azienda Montecatini.


Niccioleta è oggi conosciuta soprattutto per gli eventi del 13 e 14 giugno 1944.
Il 13 giugno 1944, i reparti nazisti e fascisti irruppero a Niccioleta per punire i suoi abitanti che, come in molte zone del grossetano, avevano disertato di presentarsi ai posti di polizia fascisti e tedeschi di Massa Marittima, in seguito ad un manifesto affisso in tutti i comuni della provincia di Grosseto.
Sei minatori, Ettore Sergentoni, con i figli Aldo e Alizzardo, Rinaldo Baffetti, Bruno Barabissi e Antimo Ghigi, vennero fucilati subito nel piccolo cortile dietro il forno della dispensa, largo non più di tre metri.
Il minatore Giovanni Gai riuscì a fuggire nella macchia.
Altri 150 operai furono portati a Castelnuovo di Val di Cecina, e la sera del 14 giugno, 77 minatori vennero giustiziati sulla strada per Larderello, 21 deportati in Germania e gli altri liberati.




Sul finire degli anni ’80, l’ENI, proprietaria delle miniere grossetane attraverso AGIP Miniere, ritiene non più economica l’estrazione della pirite per la produzione dell’acido solforico.




Con la Legge Ordinaria n. 221 del 30/07/1990, Nuove norme per l'attuazione della politica mineraria, lo Stato Italiano prende atto della mutata situazione dell’economia mineraria, e stabilisce le linee per la completa dismissione dell’attività estrattiva in Toscana.
La miniera di Niccioleta chiuderà nel maggio del 1992. Con la chiusura della miniera, il paese presto si è spopolato.
A metà declinai '90 l'ENI venderà anche lo stabilimento di Scarlino della Solmine, dove però ancora oggi si produce acido solforico, non più "arrostendo" la pirite, ma utilizzando lo zolfo proveniente dalla raffinerie, dove vengono desolforati i combustibili derivati dal petrolio.






Come in ogni villaggio minerario, è possibile ancora oggi osservare edifici adibiti alla estrazione risalenti al XIX secolo. La chiesa parrocchiale di Santa Barbara, con il palazzo del direttore della miniera e diverse abitazioni un tempo alloggi di minatori.


I greci chiamavano pirite (da pyr “fuoco”) alcuni minerali e rocce che per strofinamento emettevano scintille e potevano accendere il fuoco.
Nel cinquecento l’uso del termine pirite si restrinse ai solfuri metallici e nel settecento ci si accorse che le piriti erano almeno tre: arsenopirite, calcopirite e pirite.
Solo nell’ ottocento il termine assunse il significato che ha oggi.
La pirite ha tratto in inganno più di un cercatore d’oro inesperto per la sua somiglianza con il prezioso metallo, per questo è chiamata “oro degli stolti”.