alba a pierino

alba a pierino

domenica 19 gennaio 2014

quarantasette, tombola!



E' proprio vero, ogni occasione è buona!


C'era l'occasione per mangiare un po' funghi Cardoncelli acquistati a Matera lo scorso mercoledì, e c'era l'occasione per rinnovare il tavolo da 14 posti che ho costruito durante le feste di natale.


Ma "era" soprattutto l'occasione per giocare (finalmente) a tombola.


Cartelle per la tombola stampate da internet, c'è più di un sito dedicato.
Per segnare i numeri, fagioli e sassi colorati.


Si inizia a giocare, si pagano le cartelle, si divide il montepremi tra terzo, cinquina e tombola.
Si parte, si tirano un po' di numeri e il primo terno lo fanno in due, venticinque centesimi a testa il premio. Si riparte, mi entrano tre numeri di fila, e faccio quintina.


Sono quasi finiti i numeri quando esce la tombola.


Ci si ferma per il caffè, e poi si gioca ancora. Si parte per il secondo giro. Vengono tirati quattro numeri, e Daria fa subito terno.
In tv si vede giocare l'Inter e si ascoltano gli altri risultati. Ad un certo punto c'è un po' di confusione, c'è chi segna i numeri tirati, e chi segna quelli che vuole. Alla meglio si arriva in fondo.


 Terzo ed ultimo giro. Il montepremi andrà tutto ad un unico vincitore. Si allotta anche un premio a sorpresa, incartato dai ragazzi prima di pranzo.


La tombola va avanti lenta, fra scherzi e risate. Quando i numeri usciti cominciano ad essere tanti, e tutti cominciano a "stare", a me manca il 47 per fare tombola, si chiarisce quale sarà il premio della prima tombola. All'unanimità viene deciso che il premio della prima tombola sarà quello a sorpresa, ma che sorpresa non è ormai più. Per alla seconda tombola andrà il premio in soldi.
Quindi si riparte, e naturalmente chiedo che il 47 non venga pescato fin quando la tombola non l'ha fatta qualcun altro.
Escono un po' di numeri e vince Sara. Scarta il premio e ci trova una caffettiera, un regalo di natale poco riuscito, riciclato per l'occasione. Si controlla la cartella tutto a posto, si riparte.
Rebecca rimette la mano nel sacchetto, tira fuori il numero e lo legge: —Quarantasette!—.
Tombola!!!—, grido io.
Nel controllo della cartella c'è un po' di confusione, manca un numero, ma poi lo si trova.
Pagabile a solo!

sabato 18 gennaio 2014

le donne che incontrarono Gesù



Questa sera, nella Cappella del Santissimo Sacramento, all'interno della chiesa di Santa Caterina a San Miniato, all'interno del cartellone del Frantoio Parlante, è stata messa in scena l'anteprima nazionale di "Le donne che incontrarono Gesù", regia e drammaturgia di Andrea Giuntini, che si è liberamente ispirato all'opera “Gesù figlio dell’uomo” dello scrittore libanese Kahil Gibran, con Silvia Bagnoli, Roberta Geri, Benedetta Giuntini, Gloria Grazzini, Monica Mori, Selina Nardi, Elena Tozzi, e Antonella Natangelo all'arpa.





 Per la compagnia, l'appuntamento è per le 19. Trucco e prova generale. Seguo le attrici come in un backstage, mentre si preparano, mentre si calano, ciascuna, nella propria parte.










Andrea Giuntini prepara la scena. Si tratta di un allestimento molto particolare, intimo. Uno spazio molto ristretto, per poco più di trenta spettatori, con la scena, e le attrici, illuminate dalla tenue luce di alcune candele.






Lo scrittore libanese Kahil Gibran nel suo “Gesù figlio dell’uomo” porta sulla scena una folla di personaggi che hanno in vari momenti conosciuto il Nazareno. Tra le molteplici figure compaiono personaggi presenti nei Vangeli come Ponzio Pilato, Maria, alcuni apostoli, Barabba ed altri nati dall’immaginazione dello scrittore, pastori, soldati romani, filosofi, mercanti, donne comuni… Ne viene fuori un ritratto a più voci, dai toni diversi e complementari, talvolta discordi e problematici.





Nel suo adattamento, Andrea Giuntini raccoglie e si ispira alle voci femminili presenti del testo di Gibran, immaginando un gruppo di donne che si ritrovano dopo la morte di Gesù per condividere la personale esperienza con l’uomo che ha cambiato la loro vita.







Che, come afferma Maria Maddalena, interpretata da Benedetta Giuntini, le ha fatte rinascere, scoprire una bellezza che non appassisce e una vita che parla alla morte.


Ma il finale riserva un colpo di scena, c'è una voce fuori dal coro, una donna che non elogia Gesù, ma che ne parla con dolore ed amarezza. Monica Mori interpreta la madre di un discepolo, di un figlio allontanatosi da casa per seguire Gesù, per non tornare più.


Data la sobrietà dell'allestimento, l'intima vicinanza tra pubblico e attrici, una narrazione a toni bassi, alla chiara ricerca di una partecipazione spontaneamente emotiva. Non ho fotografato durante lo spettacolo.


Stasera le rappresentazioni, anche per dare l'opportunità a tutti gli affezionati spettatori del Frantoio Parlante di assistere allo spettacolo, sono state due.



La chiesa di Santa Caterina, dove fino al 1954 sono state conservate le spoglie dei cittadini sanminiatesi morti da eroi e comunque uccisi in guerra, è stata così il foyer dello spettacolo, ospitando la biglietteria e dove le attrici hanno incontrato il pubblico.


venerdì 17 gennaio 2014

giovedì 16 gennaio 2014

alba sul quinto anno di blog


Questa finestra sul mondo 
è entrata 
da circa un mese 
nel suo quinto anno di storia, 
ripartendo 
dalla più consuete 
delle rappresentazioni del rinnovamento, 
l'alba.


mercoledì 15 gennaio 2014

piazza San Pietro Caveoso, Matera



Delle città in cui sono stato, Matera è tra quelle che più mi hanno colpito, per quel velo di poesia e malinconia, per quella dolente bellezza, espressiva e toccante, che racchiude storie impossibili.

"In quel precipizio è Matera -, così Carlo Levi, per bocca della sorella, inizia a descrivere i Sassi di Matera, nel suo grand romanzo, "Cristo si è fermato ad Eboli". - Ma di lassú dov’ero io non se ne vedeva quasi nulla, per l’eccessiva ripidezza della costa, che scendeva quasi a picco. Vedevo soltanto, affacciandomi, delle terrazze e dei sentieri, che coprivano all’occhio le case sottostanti. 


Di faccia c’era un monte pelato e brullo, di un brutto colore grigiastro, senza segno di coltivazione, né un solo albero: soltanto terra e pietre battute dal sole. In fondo scorreva un torrentaccio, la Gravina, con poca acqua sporca e impaludata fra i sassi del greto. Il fiume e il monte avevano un’aria cupa e cattiva, che faceva stringere il cuore. 



La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva, di lassú, una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi: Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante. 



E cominciai anch’io a scendere per una specie di mulattiera, di girone in girone, verso il fondo. La stradetta, strettissima, che scendeva serpeggiando, passava sui tetti delle case, se cosí quelle si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone: ognuna di esse ha sul davanti una facciata; alcune sono anche belle, con qualche modesto ornato settecentesco. 



Queste facciate finte, per l’inclinazione della costiera, sorgono in basso a filo del monte, e in alto sporgono un poco: in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto. Le porte erano aperte per il caldo. Io guardavo passando, e vedevo l’interno delle grotte, che non prendono altra luce e aria se non dalla porta. Alcune non hanno neppure quella: si entra dall’alto, attraverso botole e scalette. 



Dentro quei buchi neri, dalle pareti di terra, vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento stavano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha, in genere, una sola di quelle grotte per tutta abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini e bestie. Cosí vivono ventimila persone (…)"


Oggi quella Matera, quei Sassi, non esistono più. I Sassi di oggi hanno trattenuto l'aspetto dolente e greve di quel passato, ma sono stati profondamente ristrutturati e restaurati. Trasformati in una miriadi di locali, negozi e residenze turistiche


I Sassi di Matera sono stati iscritti nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 1993.
Sono stati il primo sito iscritto dell'Italia meridionale. L'iscrizione è stata motivata dal fatto che essi rappresentano un ecosistema urbano straordinario, capace di perpetuare dal più lontano passato preistorico i modi di abitare delle caverne fino alla modernità.

martedì 14 gennaio 2014

la Rocca al tramonto



Alta, 
inviolabile, 
in faccia alla gente, 
nel vento 
che sa di pioggia.