alba a pierino

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venerdì 13 dicembre 2013

che "Disastri" al Quaranthana



Forse sarà per il fatto che a me il teatro piace a prescindere.
Che già il gesto scenico, l'affabulazione, o più semplicemente il racconto fatto davanti a chi è lì per ascoltare, è per me sufficiente a catturare la mia attenzione.
Così, alla fine di uno spettacolo, prima ancora di chiedermi il significato, il messaggio contenuto da ciò che ho appena visto, anche ancor prima di chiedermi se mi è piaciuto o meno, mi metto a raccogliere le sensazioni provate durante lo spettacolo. Prima di fare una sintesi mi dedico a cercare le cose che mi hanno colpito.
Come faccio sulla spiaggia quando mi metto a raccogliere i sassi o le conchiglie più colorate o particolari. Per la mia semplice soddisfazione, per il mio catalogo di emozioni.


Ecco, lo spettacolo che ho visto questa sera, al teatro di Quaranthana, in Corazzano, si prestava proprio bene a questo mio gioco.



Mentre gli attori giocavano a rendere il loro spettacolo un vero "disastro", soprattutto dal punto di vista della trama e del coinvolgimento dello spettatore dal punto vista narrativo, io mi sono divertito a raccogliere espressioni, movimenti scenici, battute, immagini, che magari, come peraltro nello spettacolo stesso, potevano non avere nessun collegamento tra loro, ma che però potevano essere parti di un campionario di emozioni, o più semplicemente elementi d'interesse, un po' come gli appunti che si prendono durante una lezione o una riunione di lavoro.
Brevi frasi con la pretesa di raccogliere concetti.


Poi magari scopro che quei "disastri" non si susseguono a caso.  Che poi in realtà sono frutto di un genio dell'arte della parola e dell'affabulazione, esponente del novecento russo, Daniil "Charms" Ivanovic Juvacev.




Così “Disastri” ha l'impostazione di uno spettacolo a quadri, senza nessun collegamento narrativo, tanto da risultare assolutamente inconcludente.



Tanto da apparire proprio come il report di una lunga riunione dove si è parlato di troppi argomenti, magari anche troppo diversi tra loro, dove si è mischiato lavoro e chiacchiere da bar, scritto poi con troppa svogliatezza, ricamando appena un po' di prosa attorno alle sintetiche frasi raccolte qua e là durante la discussione.




Così non si fanno interpolazioni intellettuali, né riflessioni sul momento storico che ruota attorno alla discussione, ma ci si ferma ad un racconto sintetico, spesso anche solo mimato, di situazioni che arrivano ad apparire anche come solo immaginarie.






Per finire, rafforzando la metafora del report della lunga riunione di lavoro, con quelle che potevano essere le più sintetiche, di più basso stile e dissacratorie, conclusioni del redattore, ecco che, di fronte all'inconsistenza di tutto quello che è stato detto, affermato e dibattuto, ci si tira giù i calzoni e si mostra il posteriore.



giovedì 12 dicembre 2013

si avvicina Santa Lucia


Nebbie nel fondo valle e notti terse, stracolme di stelle, qui a Pierino.
Da giorni e settimane, dopo la tramontana che alla fine di novembre ha a lungo spazzato i cieli e le campagne, adesso il tempo, quello atmosferico, sembra essersi immobilizzato.


Così è sembrato più evidente il vortice che ha portato il giorno ad accorciarsi sempre di più, i tramonti sempre più anticipati, le notti sempre più lunghe, e fredde.
Così, velocemente, ecco che domani è Santa Lucia, ma per il vero giorno "più corto che ci sia" c'è da aspettare ancora una settimana.

martedì 10 dicembre 2013

dalla finestra del sindaco di Montecchio Precalcino


Torna ad arricchirsi la mia collezione di immagini scattate dalle finestre dei sindaci d'Italia.
Oggi è stata la volta di Montecchio Precalcino, Montecio nel dialetto dei suoi abitanti, è un comune della provincia di Vicenza di 4.839 abitanti, il cui territorio misura solo 14 chilometri quadrati.


Il toponimo Montecchio, da "monticulus", piccolo colle, e Precalcino, da "praedium", podere, e "calx-calcis", calce, defi­nisce in modo evidente le due realtà che compongono il territorio comunale, la colli­na e la circostante pianura formata dai poderosi strati alluvionali di bianche ghiaie del torrente Astico, dai cui ciottoli di calcare si ottiene la calcina.
Infatti, anche se piccolo, il 14% del suo territorio è coperto da cave.

sabato 7 dicembre 2013

anche Pietro Mascagni è di San Miniato



Oggi sono centocinquant’anni dalla nascita del musicista Pietro Mascagni. Nacque a Livorno, ma a tutti gli effetti pisano di San Miniato al Tedesco. Lo ricorda in questo modo il Corriere di Como, in quanto nel capoluogo lariano abitano due sue nipoti, la signore Margherita e Bruna Mascagni. Il loro nonno paterno e il babbo di Pietro Mascagni erano fratelli.


Così questa sera, a San Miniato, gli amici della Filarmonica cittadina, con l'aiuto dell'amico Giovanni Corrieri, hanno organizzato un concerò per ricordare l'illustre "quasi" concittadino.


Giovanni ci racconta, infatti, che la madre di Pietro, la signora Emilia Reboa, il pomeriggio del 6 dicembre del 1863 partì dalla casa paterna del marito Domenico Mascagni, per Livorno, dove i coniugi avevano un forno in piazza delle Erbe, e dove, il mattino seguente, alle 6,30 del mattino, sarebbe nato Pietro, loro, da quel momento, secondogenito.




venerdì 6 dicembre 2013

provare a fare un salto



Scende la sera sulla campagna senese, dopo che il sole tramonta oltre la Montagnola.
Mentre il sole va lentamente spegnendosi oltre l'orizzonte, il cielo che va incupendo rivela la presenza della sottile lama di una giovane luna.


Continuo per la mia strada, 
e lei, 
quella sottile lama di luna, 
resta lì nel cielo,
sempre più blu.


La vedo trasparire 
tra i rami spogli di fine autunno.
Ah…, 
come mi piacerebbe provare 
a fare un salto, 
lassù nel cielo, 
e provare ad afferrare 
quel piccolo gancio chiaro.
E poi dondolarmi, 
e magari provare 
ad acchiappare 
quella lucina 
che gli sta accanto.

giovedì 5 dicembre 2013

i racconti di Ascanio Celestini a Quaranthana



Forse era proprio il luogo ideale dove andare ad ascoltare uno dei più indovinati racconti di Ascanio Celestini, quello di un Piccolo Paese. Proprio perché quello di Quaranthana è un piccolo teatro, molto piccolo.
Con un piccolo ingresso, molto piccolo, lungo la strada che attraversa un piccolo paese, molto piccolo, che ha, proprio davanti il teatro il suo piccolo autovelox.


Si attende l'inizio dello spettacolo con Ascanio che gira tra gli spettatori in attesa, come se anche lui fosse venuto ad ascoltare i suoi racconti. Forse lo farebbe davvero, se potesse, dato che lui racconta quello che vede, e lo racconta per ricordarsene, per non dimenticarsene.


Mi piace Ascanio, è la terza volta che riesco ad assistere ad un suo spettacolo, ne ho già raccontato qui sul mio blog.

Mi piace, perché a io, come lui, alla fine di un viaggio, di una giornata, che che poi potrebbe essere sempre un viaggio, o di una semplice esperienza, mi siedo a raccontare, io sul mio blog, lui sul palco davanti al suo pubblico. Così viaggio due volte, rivivo l'esperienza, mi emoziono di nuovo. Lui, Ascanio, dice che la prima è quella vera, ma la seconda è quella utile. Racconta sennò si scorda, dice lui, ma invece racconta, come a me piace raccontare, per condividere e ricordare insieme.


Lui dice che ogni volta che racconta una storia gli succede di aggiungerci pezzi e di confondersi, poi.
Tanto di non sapere più se sta raccontando quello che ha visto o quello che ha detto. Ma però continua a raccontare lo stesso.
E poi, tutti coloro che raccontano, sanno anche essere silenziosi ascoltatori.

Intanto, in attesa di ascoltare la storia del Piccolo Paese  governato da Tony Mafioso e Tony Corrotto, che ogni tanto vanno a cena dallo zozzone, si sono radunati un po' di persone nel piccolo foyer, con una piccola mostra fotografica di immagini di scena alle pareti.


Che poi prendono posto nella piccola platea, di sessanta, settanta posti a sedere al massimo.


mercoledì 4 dicembre 2013

ho chiuso il cerchio, ancora più stretto



Oggi con un po' di ritardo, ho fatto la manutenzione annuale alla mia stufa.
Questo è il quinto inverno che la stufa mi tiene al caldo, mai sotto i 24°, senza problemi, con pochissimo consumo. Mai più di 80 sacchi di pellet di legno in ogni stagione.


Quest'anno, parlando con Antonino, il tecnico che ogni anno mi viene a fare la manutenzione, grazie anche alla sua disponibilità, ho deciso di cambiare l'alimentazione della mia stufa.



Non più pellet di legno, ma il nocciolino macinato delle olive che ho portato al frantoio.
Infatti da quest'anno, gli amici del Frantoio Sanminiatese hanno montato una macchina per separare il nocciolino dalla sansa dopo l'estrazione dell'olio dalle olive.




Mentre Antonino faceva la pulizia della stufa, io sono corso al frantoio, ho riempito i due sacchi che mi ero portato del nocciolino che stavano producendo.



Finita la pulizia, il controllo automatico della stufa è stato settato per l'utilizzo del nuovo combustibile. Dopo di che la stufa è stata riaccesa.
Che emozione vedere la fiamma nascere da quelle scagliette.




E funziona che è una meraviglia.
Addio pellet di un legno che spesso neppure riuscivo a scoprire di dove provenisse. E quando lo scoprivo, mi accorgevo che comunque di chilometri ne faceva, e un po' di energia la consumava. Adesso il combustibile viene da pochi chilometri, dal frantoio di paese, dalle olive raccolte a Pierino e nelle colline circostanti.

martedì 3 dicembre 2013

generatori eolici sull'Appennino Dauno



Si apre, 
scendendo dall'Appennino Dauno, 
verso il Tavoliere, 
la vista su di una rada foresta, 
come di alberi, 
dal fusto eretto, dritto e bianco, 
e di rami flessuosi e ruotanti.



Io viaggio, 
scendo da nord, 
e incontro generatori a vento, 
di cui suonano come la foresta, 
e acqua all'orizzonte,  
da nuvole vaghe.


domenica 1 dicembre 2013