giovedì 5 giugno 2014
mercoledì 4 giugno 2014
il Ghetto di Venezia
Il Ghetto di Venezia si trova nel sestiere di Cannaregio.
Una comunità ebraica era presente a Venezia fin dal XII secolo, (documentata nel 1152) e consisteva in circa 1300 persone. Dal XIII secolo ebbero residenza stabile presso l'Isola di Spinalonga, che da allora, avendo molti abitanti Giudei, cambiò il proprio nome in Giudecca.
Dal 1298 fu privato agli Ebrei il permesso di avere fissa dimora a Venezia ed essi si trasferirono a Mestre e nelle zone limitrofe, potevano pur sempre recarsi in città per le loro attività e commerci. Con il passare degli anni venne tolto loro il divieto di risiedere a Venezia e con un decreto del Maggior Consiglio del 1516, venne stabilito che gli Ebrei dovevano stabilirsi nella zona di Cannaregio chiamata Getto.
Il nome Getto deriva dalle fonderie presenti in quella località che gettavano o "fondevano" i metalli, fabbricando cannoni e rifornendo l'Arsenale. Da Getto a Ghetto il passo fu breve.
Con la parola "Ghetto" da allora vennero identificate le aree urbane delle città europee in cui erano costrette a vivere le comunità ebraiche.
Attualmente la parola ghetto ha assunto il significato di luogo di segregazione. La comunità ebraica di Venezia fu quindi trasferita nell'area del Ghetto Vecchio, dove aveva l'obbligo di rientrare la sera. Tutta la zona di notte era controllata da guardie e le vie d'accesso venivano sbarrate. La popolazione del Ghetto di Venezia continuò ad aumentare fino a 5000 persone e questo spiega il perchè lì si possono vedere case con anche 8 piani.
Il Ghetto di Venezia non era comunque sufficiente per ospitare tutti i suoi abitanti e si decise quindi di ampliarlo nelle zone adiacenti, il Ghetto Nuovo, nel 1541, ed il Ghetto Nuovissimo, del 1663. Nel 1492 venne accolto nel Ghetto di Venezia un consistente gruppo di Marrani, che erano degli Ebrei espulsi dalla Spagna. Con la fine della Repubblica di Venezia, 1797, agli Ebrei fu consentito di abitare anche in altre parti della città. In Campo del Ghetto Nuovo di Venezia è visibile il Monumento all'Olocausto, 1980, che è opera dello scultore lituano Arbit Blatas dedicata dalla comunità ebraica ai suoi deportati, il progetto fu di Franca Semi. Poco distante è ancora attiva una casa di riposo.
Attualmente la comunità ebraica del Ghetto di Venezia risulta decisamente ridotta a 30 residenti, ma sono ben 500 gli iscritti ad essa. Mentre un tempo nel Ghetto di Venezia erano fiorenti le attività bancarie e tipografiche, specialmente nel XVI secolo, la principale risorsa al giorno d'oggi è il turismo.
Da ricordare che durante la seconda guerra mondiale vennero deportate dal Ghetto di Venezia oltre 200 persone nei due tragici giorni del 5 dicembre 1943 e 17 agosto 1944
martedì 3 giugno 2014
lunedì 2 giugno 2014
lo spettacolo del vetro, Murano
L'arte della lavorazione del vetro si chiama "ialurgia", e la lavorazione artistica di Murano è una delle eccellenze produttive del nostro Paese.
La storia del Vetro di Murano nasce ufficialmente nel 1291 quando si decretò che numerosissime le vetrerie presenti a Venezia e nel resto della Laguna Veneta, attive probabilmente già prima del mille, fossero trasferite tutte a Murano, composta oggi da sette isole minori, divise da canali e rii e collegate tra loro da ponti.
La decisione fu dovuta a motivi di sicurezza, dal momento che i forni dei laboratori erano spesso responsabili di disastrosi incendi, che divenivano particolarmente gravi perché all'epoca le costruzioni erano principalmente in legno. La scelta ricadde su Murano non solo per la sua posizione isolata al centro della Laguna ma vicina all'Arsenale, oltre al fatto che già allora l'industria vetraria vi era radicata da tempo.
Concentrare le vetrerie a Murano consentì poi alla Serenissima di controllarne meglio l'attività.
I mastri vetrai erano obbligati a vivere sull'isola e non potevano lasciare Venezia senza un permesso speciale.
Tanto che la Repubblica di Venezia, in seguito a disordini avvenuti nel Maggior Consiglio di Murano, emanò un decreto che dichiarava cittadini muranesi solamente coloro i quali fossero nati nell'isola o avessero acquistato immobili nella stessa.
Nel 1602, il podestà Barbarigo, nel censire gli isolani, ricorse alla compilazione di un Libro d'Oro. L'iter per ottenere l'iscrizione non era né semplice né breve e infatti avveniva solamente mediante il consenso della Repubblica. Chi non risultava iscritto non poteva svolgere alcun tipo di lavoro in vetreria, non partecipava ai consigli e non usufruiva di tutti gli altri privilegi concessi ai cittadini muranesi.
Addentrandosi tra le tante botteghe artigiane che si affacciano sui canali, è facile scoprire i laboratori dove i mastri vetrai mostrano la loro arte al pubblico.
domenica 1 giugno 2014
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