alba a pierino

alba a pierino

venerdì 23 dicembre 2011

il presepe di San Romano


Visita fotografica con i ragazzi che partecipano al corso di fotografia che il Comitato Organizzatore del BuccianoFotoDiarioFestival tiene in collaborazione con gli amici del Circolo Culturale La Ruga di Ponte a Egola.


Il presepe di San Romano, realizzato all'interno del convento P. Lorenzo Lazzeri di Frati Minori dell'ordine Francescano, che è qui a San Romano dal 1517, è uno dei più conosciuti della zona, ed ha una tradizione lunghissima, con il primo presepe realizzato nel 1922.








giovedì 22 dicembre 2011

il solstizio di quest'inverno


E' arrivato il solstizio di quest'inverno, il momento in cui il sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l'ellittica, il punto di declinazione minima.


Tradizionalmente il giorno più corto dell'anno è il 21 dicembre il giorno del solstizio d'inverno, ma quest’anno è iniziato più tardi, precisamente alle 5,30 di questa mattina.
Questo perché, il solstizio ritarda ogni anno di 6 ore, come la maggiore lunghezza di ogni anno stesso, che infatti è di 365 giorni e 6 ore.
Allo stesso modo in cui il calendario annuale si riposiziona ogni 4 anni, anche il solstizio, il prossimo anno, che è bisestile, grazie al 29 febbraio, tornerà a verificarsi il 21 dicembre.


Il cielo sopra San Miniato, ieri sera, appena dopo il tramonto.
Mentre questo era il cielo sopra Pierino, questa mattina un'ora dopo il solstizio.


mercoledì 21 dicembre 2011

le mucche di Luchetti


Oggi in Umbria, nella valle del Tevere, sulle colline tra Perugia e Todi.
La Fattoria Luchetti è un'azienda agricola che ha una superficie di circa 200 ettari, dove si coltivano tabacco, mais, grano duro e tenero, orzo, foraggi, vite e olivo.
Allevano 300 capi di mucca Chianina, e 300 capi di suini di cui 50 di cinta senese, pecore di razza appenninica, cavalli TPR, allevamento selvaggina, pollame e conigli.



Tutti gli animali sono allevati utilizzando esclusivamente fieno, paglia, mais, orzo e fave prodotti in azienda.
In azienda hanno anche il toro.


La luce è chiara, l'aria tiepida e profumata di fieno, e di stalla.
Faccio qualche passo, giro attorno alle capanne, ed alle stelle, quasi tutte coperte di pannelli fotovoltaici.



In azienda hanno un attrezzato punto vendita dove si trova carne di mucca chianina, carni suine, carni ovine di razza appenninica, pollame, conigli, salumi stagionati, tutto di loro produzione e da loro macellati.


Mi ricorda la mia giovinezza. Gli anni di una famiglia fatta di tante famiglia.
Del mettersi a tavola in tanti. Delle porte di casa aperte, sempre.
Delle auto sotto la capanna con le chiavi dentro.
A chi servivano le prendeva, una qualsiasi, la più comoda da tirar fuori.
E se erano tutte fuori, si aspettava, e basta...

martedì 20 dicembre 2011

il presepe fotografico è ultimato


Dopo il tentativo di affiggere il presepe fotografico del Comitato Organizzatore del BuccianoFotoDiarioFestival, che lo scorso sabato ha dato magri risultati, oggi ci abbiamo riprovato, chiedendo aiuto ad Ivo.


Perché le cose, per farle, vanno sapute fare.
Ivo è arrivato con la sua colla, il suo spazzolone, e la sua maestria.




Abbiamo faticato un po' a partire, ma poi, in poco meno di mezz'ora, il nostro 3x6 era pronto.


Finito l'incollaggio, con Francesco abbiamo provveduto a posizionare il pannello al centro del loggiato di San Domenico, fissandolo al soffitto ed alle colonne.





A noi piace, come idea e come realizzazione. E a voi, miei cari lettori?



Il nostro presepe parteciperà all'iniziativa "Presepi sulla collina", a cui è collegato un concorso patrocinato dal quotidiano La Nazione.
Attraverso un tagliando pubblicato sulle su pagine interne, si può votare il miglior presepe. Il nostro è identificato con il numero 40.

lunedì 19 dicembre 2011

chilometri di stelle


Certe giornate iniziano prima della luce del sole.
Nel freddo dei minuti prossimi alle albe invernali, con le prime luci che svelano la brina, facendola luccicare.
Sono giornate che si allungano su chilometri di strade e di auto incolonnate e sfreccianti.
Che si allungano su chilometri di binari, che bucano montagne, tagliano pianure, si lanciano sopra ai fiumi.
Sono giornate che ti catapultano a centinaia di chilometri.
Dove, uscito dalla stazione, è come se apro gli occhi in quel momento, e scopro una luce insolita.
Mi guardo attorno, in un contesto sempre più verticale, sempre più proteso verso il cielo.


E scopro, che oggi, alla prima lunga sosta dopo tanti chilometri, che questa luce è inusuale per questo posto.
Che è troppa e vivida. Sorrido appena mi cresce il pensiero.
Accidenti che luce! Stamani devono aver pulito i vetri...—, mi spiego.



La luce si smorta come entro in ufficio.
La nuova skyline della città, con i grattacieli di Porta Nuova ha già modificato la percezione dello spazio, allungando la sua ombra per gran parte del giorno sulla finestra da cui mi affaccio.



Sono giornate che non finiscono neppure dopo il calar del sole, si allungano ancora, per chilometri.
I chilometri che mancano per tornare indietro, da dove è iniziata la mia giornata.
Così altri chilometri di buio, senza stazioni, di luci che si perdono e si ritrovano.
Chilometri di buio che non fa differenza se il treno viaggia fuori o sotto le montagne.
Chilometri di tranvia affollata nell'ora prossima alla cena, e poi ancora chilometri di asfalto stretto, macchiato dalla luce dei fari in movimento.

E quando, negli ultimi miei passi,
mi avvicino alla porta di casa,
alzando gli occhi,
ecco chilometri di stelle.

E' uno spettacolo che lascia attoniti,
che sfolla i pensieri, che rende sereni.

Sono chilometri e chilometri di stelle,
che quelli percorsi oggi non pesano più.

Chilometri di stelle, e di uomini, e di secoli,
da qui alle tre Piramidi di Giza,
esattamente collocate nello stesso modo
in cui sono collocate le tre Stelle della Cintura di Orione,
lassù, nell'Orsa Minore.


Torno all'auto, prendo il cavalletto dalla bauliera, e scatto un'immagine dei chilometri di stelle che questa sera coprono il cielo di Pierino.

domenica 18 dicembre 2011

di Pisacane nella terra dei tristi


Qui, tra le piccole luci di una provincia lontana e silenziosa, può accadere anche questo.
Che di sera, infilandoti in un anonimo portone, scendendo una rampa dai gradini lunghi, bassi e sconnessi, sotto ad un soffitto basso, con tubi bianchi e cavi sospesi, ci si ritrova dentro un vecchio frantoio, nelle grotte cantine di una casa padronale.
Il frantoio della Briccola.


Qui gli amici di TerritorioTeatro creano e raccolgono eventi, e li custodiscono, come le cose buone per l'inverno magro. Dentro al vetro come il vino e l'olio, appesi al soffitto come il prosciutto e il salame, nelle cassette di legno come le patate e le cipolle, sotto il grano come le mele e i meloni.
Stasera hanno raccolto, e lo mostrano a trenta fortunati amici, un prezioso momento di cultura.



Ho rivisto Giulio Greco dopo molti anni, durante i quali le nostre strade diverse non ci avevano più fatto incontrare. Lui proseguendo nella sua attività artistica dipanata tra la pittura e la scultura con la quale materializza il suo percorso di vita, mescolando le atmosfere arcaiche e magiche del natio Cilento con il rigore formale e naturale della Toscana dove risiede. Io, che forse avevo il bisogno del silenzio di Pierino per tornare sui miei passi, e riscoprire quello che avevo fatto.
Giulio mi chiede se ancora scrivo e fotografo. Ricorda dei miei lavori, quelli degli anni '90. Di cose fatte in un momento in cui erano nuove, importanti, che hanno lasciato il segno. Che lui, come altri, ricorda.


Giulio Greco è qui perché stasera Lapo Ciari mette in scena, assieme a Roberta Geri, una sua opera: "Pisacane nella terra dei tristi".
Sapevo che oltre alla pittura ed alla scultura si dedicava alla scenografia per il teatro. Stasera scopro un Giulio Greco scrittore sceneggiatore, autore di questo racconto storico-teatrale.





E' una storia romantica, che ci porta a rileggere il Risorgimento. Un'epopea di uomini che avevano avuto il coraggio di scegliere per cosa vivere, sapendo per cosa potevano morire.
Ma è soprattutto una storia di donne, e ci racconta che anche le donne hanno fatto il risorgimento, prima ancora di cominciare a pensare al suffragio universale, come se la consapevolezza dell'autoderminazione dell'uomo è il primo passo verso la libertà, e che la libertà è il primo, indispensabile, passo nella ricerca della felicità.



"Noi sottoscritti, forti nella giustizia della nostra causa e nella gagliardia del nostro animo, ci dichiariamo iniziatori della rivoluzione italiana".






Carlo Pisacane non c'è. Il racconto parte da pochi mesi dopo la sua morte. Dal tragico epilogo della spedizione di Sapri dell'estate del 1857, da quel tentativo di incendiare le masse contadine del sud, di quella politica del fare. Progenitrice della meglio preparata e più matura spedizione dei Mille che solo tre anni dopo riuscirà nell'obiettivo di rovesciare il regno borbonico con l'aiuto della popolazione.



La narrazione parte dal collegio femminile delle Peschiere di Genova, dove Enrichetta De Lorenzo, la compagna di Pisacane, affida la loro figlia Silvia al tutore Mercantini.


Con lui rilegge il proprio diario, ripercorrendo la vita propria e di Carlo Pisacane, e, soprattutto il racconto della spedizione e della mattanza dei trecento giovani e forti, tutti morti. I più proprio per mano di quei contadini che credevano di poter liberare.
Nella seconda parte la protagonista è lei, Silvia, la figlia di Pisacane.
Che dopo il collegio e la prematura morte della madre, viene presa in protezione da Giovanni Nicotera, futuro ministro del Regno d'Italia, tra i pochi superstiti, ma ferito, della spedizione di Sapri.



Racconta della sua malattia, la tubercolosi che la porterà via poco più che trentenne, ma soprattutto delle ingiustizie subite, dell'assenza, della superficialità e spregiudicatezza del padre adottivo, del Nicotera che aveva dato in prestito la sua dote, all'amico senatore Del Giudice, che non restituì mai, nonostante la causa intentata e le dimissioni da senatore del Regno.



Lo spettacolo è commovente. La narrazione è poetica. Gli attori bravissimi, appassionati ed appassionanti.
Senti che la storia ti appartiene, che la bandiera inneggiata ed insanguinata ti appartiene.
Si sente. Bravi!