alba a pierino

alba a pierino

martedì 5 aprile 2011

il calar del sole su Torre Mozza


Torre Mozza è una fortificazione costiera situata nel comune di Piombino, nella parte meridionale del suo territorio, a pochi metri dal confine che divide la provincia di Livorno da quella di Grosseto.
La torre venne fatta costruire dai signori di Piombino, gli Appiani, intorno al 1500, come torre difensiva per sorvegliare l'arrivo dei minerali dall'Isola d'Elba. Successivamente venne realizzato anche un attracco per lo sbarco della lignite, da qui il nome della vicina spiaggia della "carbonifera".



La struttura si presenta come un imponente complesso che si erge sulla riva del mare. Il fabbricato è costituito da 3 corpi addossati tra loro, costruiti in epoche e fasi diverse.
Il corpo di fabbrica che guarda verso il mare, che costituiva l'antica torre di avvistamento con funzioni difensive, si presenta a pianta quadrata, ed è riferibile alla prima metà del XVI secolo.

Il panorama che si può godere è veramente inconsueto, quasi selvaggio. Vi si arriva attraversando dei canneti e dune di sabbia.
Giunti sulla spiaggia, vi vede la costruzione in muratura di orgine saracena, che si immerge fin dentro il mare, al centro del golfo di Follonica.



Sono le 18,00 e il sole di questo inizio aprile dal cielo sereno, inizia a calare, oltre il promontorio di Piombino.

Il mare si muove impercettibilmente.

La risacca sulla battigia è muta e indolente,
nel suo lento movimento.


In cielo, una colonia di corvi, gioca con vento che sbatte sulla torre, e li spinge in alto.




lunedì 4 aprile 2011

il quarto ha acconsentito

Terzo aprilante
quaranta dì durante,
ma se il quarto ’un acconsente
il terzo ’un conta niente.


Ieri mattinata con foschia, e poi giornata splendida.
Oggi medesimo tempo.
Se il proverbio dice il vero, il mese di aprile sarà all'insegna del bel tempo.



Manna per il mio orto, dove, nel frattempo, sono spuntate le prime piante di patate.


Le piantine delle zucchine in pochi giorni sono più che decuplicate.
E sono uscite anche le piantine dei meloni e dei cocomeri.

29 marzo
4 aprile

domenica 3 aprile 2011

cronaca di una domenica (particolare)

I racconti e le foto (quelle pubblicate sul blog), della gita natalizia alle terme di Rapolano, avevano innescato una certa curiosità tra gli amici.
Stamani ritrovo su "il ponte", così si chiama il "centro" di San Miniato Basso, alle ore 9,30.
I (quasi) cinquantenni della compagnia, si presentano in rigorosa tuta ginnica.


Riusiamo a partire quando mancano 5 minuti alle 10,00. Siamo in 24 su 5 auto. Altri 4 su di un'auto ci raggiungeranno più tardi.
Il cielo è bianco, coperto da una bassa cappa di umida. In prossimità di Siena la cappa di dissolve, ed il cielo si fa luminoso ed azzurro.
Arriviamo a Rapolano, quando sono passate da pochi minuti le 11,30.


Il piazzale dello stabilimento delle Terme di San Giovanni è strapieno, tanto che parcheggiamo in una stradina, ben fuori dal parcheggio.


Dopo qualche difficoltà nel fare il biglietto comitiva, tanto che la ragazza, dopo averci ascoltato per un po', visto che dietro di noi si stava affollando un po' di gente, ci ha detto:
Sarà maglio che ognuno che il suo...—, e così abbiamo fatto.

Le temperatura esterna è ben al di sopra dei 20°, tanto che si passeggia bene anche senza accappatoio, con il solo costume.
Ci immergiamo subito. Le vasche non sono certo vuote come in dicembre, e sia dentro che attorno all'acqua, si rispecchia la folla di auto del parcheggio.





L'acqua termale è calda e densa. Quasi innaturale nella sua consistenza lattea.
In alcuni punti delle vasche, la corrente tende a depositare i sali di carbonato e di zolfo.
E con quelli ci mascheriamo...






Per chi è abituato a farsi la domenica al mare, qui va benissimo.
Troviamo, magari anche un po' appartato, ma ben al sole, un gruppo di sdraie vuote, e lì ci accampiamo.




Lungo la strada del ritorno decidiamo di cenare nel luogo di ritrovo dei "compagni di merende".
Ci fermiamo a Monteriggioni, al Bar dell'Orso.
Affettati e salumi di cinghiale, pappa al pomodoro, ribollita e pici.


Sopra di noi, lungo la Cassia, le mura turrite del Castello di Monteriggioni, dentro al locale dei musicisti molto bravi, suonano dal vivo.



Ci sentiamo un po' stanchi, le facce sono arrossate, e qualche bimba non riesce più a tenere gli occhi aperti.
Ma vuoi mettere...



Grazie agli amici per la compagnia, in questa piacevolissima domenica.

sabato 2 aprile 2011

la soffitta di Benito


La casa di Benito è vuota da quasi due anni.
Se n'è andato ad abitare in paese, non poteva più starci in questa casa.
Si era fatto troppo vecchio per viverci da solo, ma anche la casa cominciava ad essere troppo vecchia perché lui continuasse a viverci.

Ogni tanto lo incontravo all'inizio della strada per Pierino, che piazzava il suo motocoltivatore, con una pompa aspirante sull'albero motore, per pompare l'acqua che faceva raccogliere in una gora del fosso, per riempire qualche sua cisterna, con la quale, poi, annaffiava il suo orto.
Benito era affittuario della Curia da tanti anni.
Aveva già famiglia, quando negli anni '60, così mi hanno raccontato, durante la battitura del grano, il cinghione della trebbia gli portò via un braccio.
Da molti anni viveva solo, e pur con un braccio solo, nel podere aveva di tutto. Gli animali da cortile, gli ortaggi ed i cereali. Faceva la vigna ed il vino. Allevava api, e chissà che altro.

Dopo due anni è già il deserto.
Oggi sono entrato nella casa. Spogliata di tutto quanto. Stanze sgombrate, ma non vuote.
Piccolissimi oggetti, qualche segno sui muri.
Sono tante, più o meno piccole le tracce, i segni di vita che si scorgono dietro ogni porta.

Visito il piano terra, con la stalla, l'officina e la cantina.
Visito il primo piano con la cucina e sei camere.
E poi salgo in soffitta, ed è da qui che comincio a raccontarvela questa casa.












venerdì 1 aprile 2011

svelati dalla rugiada

La nebbia è salita fin oltre Pierino.
Tutto ammantato, come coperto, nascosto, silenziato.
Non un rumore, non un canto d'uccello. E' un'alba muta, lontana...

Ma basta scendere un po', nel fondo valle umido ed immobile.
Qui, nel solito silenzio, sotto il manto spesso della nebbia, ecco che la rugiada rivela presenze inattese, sconosciute.


Intrecciati all'erba, sospesi nell'aria immobile, trame di sottilissimi fili coperti da minutissime gocce d'acqua.



Sono trappole, disseminate ovunque, che con la luce del giorno, il secco del sole, diventano invisibili...
Inevitabili trappole mortali per i piccoli insetti.





Osservandole sul campo nudo, declive verso il bosco, appaiono come delle lucerne, immobili e dalla luminosità appannata.

Gli steli più alti, spesso sono legati tra loro, e vi sono montate delle reti come fossero i pali di un "trabucco", stese a pescare gli insetti in volo.