alba a pierino

alba a pierino

sabato 8 maggio 2010

serata Avatar






Oggi Agnese ha ricevuto un regalo, una piccola tartaruga che è stata raccolta lungo la strada che porta a Pierino.








Così con i suoi amichetti, che aveva invitato a vedere Avatar in tv, hanno avuto qualcosa di nuovo da fare.


Si sono organizzati per arricchire il recinto con una casetta per la tartaruga. Legnetti, chiodi e martello.












Finito il "lavoro", si sono messi a giocare, salendo sul pero...











All'arrivo di Isaia e Franca con le pizze, sono rientrati tutti in casa e si sono messi a tavola. Pizza, coca cola e risate. Saverio, uno degli amichetti di Agnese, mentre mangiava, seduto con la finestra davanti a lui, notando che ancora, nonostante l'ora (le 20,30), ci fosse ancora tanta luce fuori, ha chiesto: -Ma qui fa buio più tardi?-



Finita la cena, tutti sui divani, davanti alla tv, inizia Avatar.


Alle 23,00 passate, durante la battaglia finale, anche sui divani c'è un po' di "smobilitazione"...

venerdì 7 maggio 2010

manutenzione della stufa

Avevo programmato per oggi la manutenzione della stufa una ventina di giorni fa, quando avevo deciso di spegnerla, visto che già da almeno una settimana i pannelli solari termici erano già in grado di riscaldare da soli l'acqua sanitaria che mi era necessaria.
Ieri mattina, però, dopo quasi una settimana di pioggia intermittente, e di sole molto assente, con la temperatura dell'acqua nell'accumulo era scesa sotto i 40°, avevo riacceso la stufa.
In pochi minuti e con pochissimo consumo di pellet, l'acqua era di nuovo alla sua temperatura di esercizio, prossima ai 60°.
Stamani Agostino è stato puntuale. Avevo insistito sul fatto di far presto la manutenzione, perché dovevo essere a Pisa per un convegno a metà mattinata.


Agostino è il tecnico Edilkamin, che era già stato qui a Pierino per l'installazione e prima accensione della stufa, nel luglio del 2008. Ed era venuto anche nel giugno dello scorso anno per la prima manutenzione.
Quando viene parliamo tantissimo. Parliamo della casa e delle scelte tecnologiche fatte, presenti dentro di essa. Parliamo molto anche del funzionamento della mia stufa. Per lui è un caso particolare. Nessuna altra stufa che ha installato consuma poco come la mia, nessun'altra ha fatto tante accensioni come la mia. L'accensione della stufa avviene attraversa una "candeletta" presente nel crogiolo (bracierino) della camera di combustione, all'interno della quale c'è una resistenza elettrica che la rende incandescente, così da innescare il pellet immesso nel crogiolo. Normalmente, come programma di manutenzione, cambia queste candelette ogni 500 accensioni. Il primo anno la mia stufa ha fatto circa 2600 accensioni, nel secondo circa 3200, sempre con la stessa candeletta, che anche quest'anno abbiamo deciso di non cambiare, così da vedere il limite queste candelette. Magari, dice Agostino, le candelette che lui normalmente cambia dopo 500 accensioni, hanno tra i 2 e i 3 anni.


La scorsa stagione, dall'inizio di ottobre alla fine di aprile (circa 200 gg.), per mantenere i miei 24° in casa, avevo consumato 86 sacchi di pellet da 15 kg, con una media di 1 sacco ogni 2,3 giorni.
Questa stagione, sempre dall'inizio di ottobre alla fine di aprile, di sacchi ne ho consumati 94, con una media di 1 sacco ogni 2,1 giorni, ha fatto anche la neve...

giovedì 6 maggio 2010

piove e spiove



Che giornata particolare...

Il cielo di Pierino, come del resto tutto attorno, oggi era una coperta di nubi arruffate dal vento in quota.

Si aggruppavano e si sparpagliavano.
Si schiarivano e si inscurivano.

Guardavi il cielo e vedevi che si stava facendo azzurro. Abbassavi gli occhi a terra, e scoprivi che stavano cadendo delle gocce di pioggia.












mercoledì 5 maggio 2010

di quando si parlava della fine del millennio (1)

Alla fine di aprile del 1995, all'inizio dell'ultimo lustro del precedente millennio, intrapresi un'avventura.
Iniziai un progetto che aveva l'ambizione di raccogliere dei segni composti da foto e pensieri, con l'intenzione di tracciare un rapporto su come la società, intesa come uomo, e l'ambiente, inteso come natura che ci circonda, si apprestavano a varcare la data del cambio di millennio.
Non mi ero posto un programma d'opera, ma mi ero prefisso di fare almeno 4 pubblicazioni all'anno fino alla fine del 1999.
Ogni pubblicazione doveva avere un soggetto che di volta in volta rappresentava l'uomo o la natura, considerando che il tema guida era l'elemento che a mio avviso meglio poteva caratterizzare la fine del millennio, la contrapposizione tra uomo e la natura.
Mi ero dato alcune condizioni. La prima era il formato della pubblicazione, costituita da un cofanetto in cartone sempre dello stesso formato (10x15) e sempre dello stesso colore, che doveva contenere un foglio A3 piegato in noni su cui era stampata una sorta di rivista.
Il foglio conteneva i pensieri, divisi in tre sezioni. I "primi pensieri", una sorta di fondo, o saggio, che affrontava ed approfondiva il tema legato al soggetto (titolo). Dei "pensieri in foto", descrivevano il percorso dei foto-frammenti che rappresentavano il soggetto (titolo). I terzi pensieri erano "pensieri raccontati", capitoli di un racconto che era iniziato con il primo numero, e che sarebbe proseguito, senza relazione col soggetto (titolo), lungo tutti i numeri, e scritto di volta in volta, alla realizzazione di ciascun numero.
Il cofanetto conteneva 8 foto a colori stampate 7x10 su carta fotografica 10x15. La tiratura era di sole 30 copie, numerate e firmate.



Il primo numero di "FRAMMENTI", lo pubblicai alla fine del mese di aprile del 1995. La presentazione avvenne nella libreria "il Barbagianni" di San Miniato.











primi pensieri
La natura si riappropria della natura.
Frammenti è un'idea che covavo da lungo tempo. Era un po' che cercavo un qualcosa che potesse contenere una serie di pensieri, che tengo legati tra essi attraverso una serie di immagini fisse nella mente. Il secondo millennio è al suo epilogo. La storia ci ha condotto a questi anni, dalla loro molteplice rappresentabilità, attraverso una incredibile accelerazione. Se fino all'inizio del secolo scorso l'umanità era cresciuta e si era sviluppata attraverso un lento evolversi delle situazioni, col secolo scorso il mondo a preso a mutare vorticosamente.
I segni del passato, ruderi di edifici, la presenza di antiche città, e la loro stessa struttura, anch'essi, hanno avuto una diversa collocazione negli interessi e nell'immaginario della gente. Fino a quasi tutto questo secondo millennio si è perpetuata una riappropriazione dell'uomo sull'uomo. Uomo che per il suo vivere e il semplice svilupparsi ha usato luoghi e materiali lasciati loro dalla storia. Col finire del millennio e il vorticoso ed irrefrenabile sviluppo, dentro al quale ci troviamo, l'uomo si è come staccato da se stesso. Egli ha separato il presente dal passato. Si è tracciato una nuova storia, ed ha racchiuso le sue origini dentro a dei musei e dei libri. E ciò è avvenuto sostituendo, creandone di nuovi, gran parte dei materiali per la sua sussistenza.
A questo punto potrei entrare in contraddizione. Questo interesse per il passato, divenuto merce sul mercato, elemento di profitto e quindi sussistenza per molti che ne tengono in piedi il movimento e lo sviluppo della ricerca e della capacità di essere la storia merce da vendere, può alle stesso modo essere letta come una riappropriazione. Ciò, infatti, non è lontano dalla realtà. Ma la sopraddetta separazione tra presente e passato ha difatti limitato l'uso della storia ad un ristretto numero di persone. Mentre fino al giorno in cui tutto quanto questo è cominciato la massa, ad esempio, si confrontava ogni giorno con le pietre dei ruderi dei castelli o delle mura, quale elemento per costruire un proprio riparo, oggi quelle pietre sono dentro ai musei. E quelle pietre non sono così più patrimonio di tutti.
Nonostante tutti questi rivolgimenti, la natura stà continuando a riappropriarsi di se stessa. L'uomo ha modificato l'ambiente che lo circonda. Ma non è capace di farlo per intero. La sua storia, il suo addivenire, crescere, svilupparsi e moltiplicarsi lo tiene in movimento. Questo suo muoversi nel tempo e nello spazio lo porta a dover lasciare spazi ai suoi margini, per suo stesso limite di ubiquità e di capacità di movimento. Così ai suoi margini la natura si sviluppa, in forme sempre diverse, perché ancora capace di manifestarsi attraverso una grandissima vitalità. In queste riserve di abbandono la forza della natura si accresce. E' qui che nascono le calamità che insidiano l'umanità.
La natura si riappropria della natura. L'uomo costruisce la sua casa. Per farlo modifica la natura preesistente. Spiana una data superficie di terra, vi porta del materiale che non è del luogo. Costruisce tutta una serie di cose che vanno sotto il nome di infrastrutture: la strada per arrivare alla nuova casa, la fossa che porta via le acque, degli alberi da frutto che abbelliscono il circondario. Durante la sua permanenza nella sua casa, l'uomo mantiene lo stato di cose da lui creato, lottando con la natura che sembra volerlo sconvolgere. Tiene ben livellata la strada che la pioggia scava, tiene pulita la fossa che l'erba nel crescere ostruisce, pota le sue piante per mantenerne la bellezza e l'efficenza produttiva. Muta anche l'equilibrio tra le specie animali. Egli alleverà e custodirà specie animali a suo piacimento, tenendo ben lontane le altre.
Accade però che la storia di quell'uomo lo porta ad abbandonare quella sua casa. Nessuno al suo posto la occupa e la custodisce, così la natura si riappropria del luogo che l'uomo gli aveva sottratto. La pioggia scava la strada e l'erba pian piano ne copre la presenza. Anche il suolo dove è costruita la casa verrà ripreso dalla natura. Pioggia e vento demoliranno, attraverso gli anni, l'edificio. Erba, arbusti e terra ne copriranno i resti. Anche l'equilibrio delle specie animali verrà ristabilito, ritornando quel suolo territorio di caccia tra gli animali.

pensieri in foto
Il percorso dove i foto-frammenti in collezione, si collocano, si muove attraverso la presenza di segni. I mattoni, protagonisti di questa prima esperienza di frammenti, ne sono soggetti ricchi. Sia nella loro forma naturale, e nella loro abitudinale collocazione: il muro; sia nella loro presenza nell'insieme di altri oggetti e soggetti. Ciascun segno ha una storia.
Ciascuna immagine, pur nella sua essenzialità, ordine di soggetti e rigore estetico, ha più segni. Parla di molta gente, conosce tante lingue, forse tutte. L'immagine non è la parola. Essa riesce ad andare oltre alla convenzione del significato delle parole, così da ampliarne smisuratamente da fruibilità. Questo, per quanto positivo, ha purtroppo un rilevante limite.
La parola, grazie alle convenzioni grammaticali, consente chiarezza del trasmettere idee per la sua unicità di significato. L'immagine questo non lo consente. L'immagine, forse, stimola di più l'osservatore, ma lo colpisce a secondo della sua soggettività. Più persone vengono interessati dall'immagine in più modi.

Otto fotoFrammenti di mattoni del nostro tempo.
I foto-frammenti che propongo con “MATTONI”, sono immagini raccolte una domenica mattina a Case Bruciate, una grossa casa colonica che si trova sulla pendice destra della valle di Bacoli, nel territorio di San Miniato.

Storie sul muro mostra una parete esterna erosa e dilaniata dal tempo. Mattoni sistemati in apparente disordine, dalla diversa grandezza, natura e disposizione. Delle casce, alte e adesso spoglie, incorniciano. Tre finestre sul muro rossastro, due nere e l'altra coloro del cielo. E poi ombre, ed altre presenze.

Ortica è la natura che si riappropria della natura. E' la vita che nasce e si sviluppa sul nulla. Aridi, sgretolati mattoni. Argilla cotta che si lega ad altra argilla cotta con della malta. Ma la natura, la vita, è più forte. Sgretola l'intonaco che copre, s'infila nelle fessure e scoppia nella sua vitalità.

Un mattone, attraversa, pur nella sua innata immobilità, la vita degli uomini. Essi innanzi tutto lo creano, lo maneggiano per spostarlo a necessità, fino a collocarlo a loro uso. E ciascun mattone potrebbe raccontarla davvero la sua vita, perché ciascun mattone è diverso dagli altri. Sono i Colori dei mattoni a mostrare questa diversità.

Chiodo, conficcato nel muro, è un'altra storia. Un chiodo, vecchio ed arrugginito, di una forma perduta, creata dalle mani e dalla capacità dei vecchi fabbri, adesso è ancora conficcato nella facciata di Case Bruciate. E' lì, testimone e testimonianza. E' restato a sorvegliare la fine di quel luogo, ma anche ha testimoniarne la storia.

Arco e muffe. E' il retro del cascinale. Un arco racconta la presenza di un'apertura, poi chiusa. Sotto il segno dell'arco altri segni e altre presenze. Una estesa muffa, bianca e filante, fa da padrona in un luogo che non ha mai visto la luce diretta del sole. Ed anche qui, cresciuta da un'umidità palese, c'è una presenza rigogliosa, erba in fiore.

Lucertola sui mattoni è la natura che si riappropria della natura. E' l'elemento animale che percorre suoi sentieri per suoi fini. Quel muro è già in decadenza. La pietra, di tufo, che mescolata ai mattoni compone il muro, si sta velocemente trasformando. Quel tufo, gialla e leggera polvere, si muta presto in fertile terreno per la rigogliosa erba che vi cresce libera.

Fessura è una storia a sé. Racconta di un intervento, di una modifica allo stato preesistente. Ma è una modifica ibrida, quel buco, quel mattone rotto e mobile nasconde una mezza decisione. Sono mattoni ancora diversi tra loro, vengono da luoghi e mani diverse. E poi c'è ancora quell'oscurità che si cela dietro a tutto.

Ma i Mattoni di Case Bruciate sono soggetti ad un destino oramai inesorabile. Le casce che, selvaticamente, sono nate attorno al cascinale, lo stanno distruggendo. Le radici stanno sgretolando le fondamenta, mentre il fusto, estremamente vicino alle pareti, e i rami, che entrano anche dalle finestre all'interno, nel loro oscillare, sotto l'azione del vento, provocano il crollo dei muri. Ma questi mattoni, adagiati a terra dopo il crollo, mantegono una simpatica dignità per il loro ordine.

martedì 4 maggio 2010

ecco un'idea


Quasi 800 chilometri percorsi sotto un tempo infame, per andare a Manerbio, vicino Brescia, e vedere un impianto che toglie l'azoto dai reflui zootecnici.
Pioveva e faceva freddo, ma la realtà che ho conosciuto ne valeva la pena. Quando si vede realizzato qualcosa di nuovo credo sempre che ne vale la pena. Vedere chi si mette in gioco, chi si cimenta con i limiti delle cose, e con i propri limiti, insegna sempre qualcosa.

La visita si è conclusa in un ristorante molto particolare, nei pressi del PalaSturla,
dove nel dicembre del 2008 avevo accompagnato Agnese ai campionati italiani Pony. Ero venuto fin quassù con il mio furgone con sopra 4 cavallini, che avventura!

Il ristorante è all'interno di una vecchia cascina, completamente ristrutturata.
Mi hanno fatto mangiare delle costoline in umido, al vino rosso. Squisite, ma mi hanno fatto anche da cena...




Di ritorno, sotto una pioggia battente, attraversando l'Appennino, la mente, superata la digestione del pranzo, ha iniziato a vagare...
Mi è venuta un'idea...
La prima illuminazione era quella di fare un fotoFestival a Pierino. Poi, man mano il tiro si è assestato un po' meglio, pensando ad un'altra location, magari Bucciano.
Penso ad un festival costituito da una manifestazione magari di almeno due giorni. Strutturata come un festival cinematografico, costituito da vari momenti, dove il clou è uno spazio serale dove gli autori presentano le proprie opere proiettandole davanti ad una platea.
Volendo dare dei connotati ben precisi, il festival avrà un unico format, e dovrà essere sempre quello negli anni.
Penso al "diario fotografico", immagini e parole, non necessariamente un racconto, un reportage, delle didascalie, ma anche immagini e poesia, immagini e musica, purché sia un foto-racconto.


Vorrei che le immagini vengano presentate in un unico formato, il panoramico APS (rapporto: base/altezza=2,8), non importa che siano colore, b/n, od altro, purché l'opera sia di un numero fisso di immagini. Da 6 a 12, sarà da decidere.
Sarà necessario che le immagini siano realizzate in formato digitale. Questo per la presentazione in proiezione, e per consentire la possibilità di stampare le immagini durante il festival.
Si potrebbe pensare a diverse sezioni, per diversificare la valutazione dei diversi "diari".
Penso anche ad una sorta di workshop, o una sezione di "diario istantaneo". Si potrebbe organizzare un'escursione in zona, di un paio d'ore, ed al ritorno i partecipanti producono un diario di immagini e parole della passeggiata stessa. Ho la persona adatta per accompagnare l'escursione.
Ho già un'idea delle collaborazioni da cercare...
Comincerò a lavorarci da domani...

lunedì 3 maggio 2010

io a cavallo

Nei prossimi mesi mi aspetta un impegno che mi inquieta, molto.
Un anno e mezzo fa ho traslocato qui a Pierino con quello che avevo indosso. E' vero!
Doveva essere un cambio di vita, radicale. Per molti versi l'occasione di ricominciare, e anche di riparare un qualcosa che si era rotto.
Pochi mesi e il mio babbo è mancato, così rientrare in quella casa si è fatto ogni volta più difficile, ogni giorno più pesante.
Adesso è più di un anno che il mio babbo non c'è più, e dentro quella casa si sono accumulate troppe cose da mettere a posto. Adesso è venuto il tempo di farlo, anche perché, probabilmente, fra non molto dovrà essere liberata.
Mercoledì mi è caduto lo sguardo su di una piccola raccolta dei miei vecchi biglietti d'auguri. Il caso, chissà se solo quello, ha voluto che il primo di questi, conteneva "il racconto di un mio momento".

Il biglietto d'auguri era del natale 1996.


Piazza del Seminario, la sera del 26 gennaio scorso. Luogo dove si è svolto "il fatto raccontato", svoltosi alla fine del giugno del 1996, 14 anni fa.


Viva l'Imperatore!—, con quel grido ci salutammo sciogliendo le fila.
Serata magnifica di fine giugno, di un'estate calda e sensuale.
Cavalcata in abito d'epoca, contaminazione storica attraverso la rievocazione del passaggio di Napoleone Bonaparte, imperatore di Francia.
Fra le attenzioni per l'amata Cristina che a piedi mi doveva seguire nell'organizzare il ritorno a casa in piena notte, e la curiosità di continuare a vivere quella strana esperienza che correva sulla forte emozione della presenza in abito d'epoca all'interno di una rappresentazione che stava coinvolgendo un'intero paese attorno ad una piazza testimone due secoli prima di un evento storico, avevo perso contatti con la mia truppa, che di fretta si era dileguata tra la confusione della folla che si andava radunando.
Risalivo al galoppo la strada che conduceva da piazza dei polli a quella del Seminario, cercando di raggiungere i cavalieri miei compagni.
Ci riuscì proprio all'altezza della scalinata del Santissimo Crocifisso.
Ma come fummo tutti in piazza, in un attimo la compagnia si dileguò.
Ciascuno per la propria strada, di corsa a casa per lasciare il cavallo e tornare alla festa.
Io restai solo, ad aspettare che la mia Cristina mi raggiungesse.
La piazza del Seminario, con la sua supefacente quinta scenica curva e decorata, illuminata dalla tenera e intrigante luce gialla dei lampioni, era deserta.
Io, in sella al mio cavallo, vestito da ufficiale dell'esercito Napoleonico, ero l'unica presenza.
Dalla scalinata che conduce al duomo, scesero due giovani donne.
Due ragazze che come mi videro, in quella particolare situazione, mostrarono un evidentissimo stupore.
Dalla piazza dei polli salivano armoniose note di musica, soffuse e leggere.
Le due ragazze si avvicinarono, e una di loro cominciò ad accarezzare il cavallo, mentre l'altra, in inglese, cercava spiegazioni.
Chiedeva se si trattava di un sogno oppure di cos'altro.
Quando spiegai che io ero lì perché avevo da poco accompagnato Napoleone dal suo zio canonico, tutte e due trasecolarono.
Ammiravano la solitudine della piazza, ascoltavano le lontane note e si affascinavano della figura scura ed elegante del cavallo, immobile.
Erano due turiste tedesche, che si trovavano a vivere una situazione per loro emozionante per scenario e sorpresa di motivi.
Una continuava ad accarezzare il cavallo, mentre l'altra non smetteva di far domande e mostrare il proprio entusiasmo.
Poco dopo giunse, affannata dalla corsa per seguirmi, Cristina.
Per le due ragazze fu come tornare con i piedi per terra.
A quel punto mostrarono di credere alle mie parole, al mio invito a scende in piazza dei polli, ma quella sera più che mai piazza Bonaparte, ad assistere ai festeggiamenti per la visita dell'Imperatore.

domenica 2 maggio 2010

terza giornata a Campalto


Il tempo è una cosa strana. Così ci può stare anche il passare dalla giornata di sole di ieri, durante la quale ci siamo tutti bruciati viso e braccia, alla giornata di pioggia di oggi, durante la quale tutti ci siamo infradiciati.
La pioggia aveva già abbondantemente bagnato i campi di gara nella nottata.
Ma stamani, all'inizio delle gare sembrava aver dato un po' di tregua. Solo una leggera ed intermittente pioggerella.
Ma poi si sono susseguiti scrosci a schiarite, e i bimbi hanno gareggiato sotto la pioggia.


Magari infreddoliti, ma divertiti, per aver gareggiato in una condizione insolita.

Oggi ha piovuto anche a Pierino, dove la luce rendeva ancor più vivo il verde lavato dalla pioggia.


Pioggia che adesso, dopo che nei giorni scorsi si era rotto il telo di copertura, entra dentro alla serra, bagnando un po' di cose... Anche se per fortuna, non essendosi rotto del tutto, le cose più importanti sono ancora al coperto.

sabato 1 maggio 2010

seconda giornata a Campalto



Primo Maggio al sole di Pisa.






Stamani presto recupero della Ginkana.



Poi è stata la volta dei Pony Games




Quindi il concorso di BP70.